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	<title>Mamma&amp;Donna Archivi - La voce di Bolzano</title>
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	<description>Quotidiano online indipendente</description>
	<lastBuildDate>Sun, 07 Dec 2025 17:12:46 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Mamma&amp;Donna Archivi - La voce di Bolzano</title>
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		<title>Dal caos alla creazione: la rinascita di Chiara, la Graphic Designer che ha imparato a focalizzarsi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Dec 2025 17:05:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mamma&Donna]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="400" height="400" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2025/12/chiara-400x400.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2025/12/chiara-400x400.jpg 400w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2025/12/chiara-80x80.jpg 80w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" />Chiara ha 36 anni ed è una graphic designer di grande talento. Le sue giornate sono un caleidoscopio di idee, schizzi, progetti e collaborazioni occasionali. Ogni volta che una nuova intuizione prende forma, il suo entusiasmo esplode come un fuoco d’artificio. Ma, proprio come quei lampi di luce, la sua attenzione si dissolve presto, lasciando dietro [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="400" height="400" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2025/12/chiara-400x400.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2025/12/chiara-400x400.jpg 400w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2025/12/chiara-80x80.jpg 80w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /><header class="entry-header">
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<p style="text-align: justify;">Chiara ha 36 anni ed è una <strong>graphic designer di grande talento</strong>. Le sue giornate sono un caleidoscopio di idee, schizzi, progetti e collaborazioni occasionali. Ogni volta che una nuova intuizione prende forma, il suo entusiasmo esplode come un fuoco d’artificio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, proprio come quei lampi di luce, la sua attenzione si dissolve presto, lasciando dietro di sé una scia di iniziative incompiute.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiara non soffre di mancanza di ispirazione, anzi. Il suo problema è l’opposto: <strong>ha troppe idee e nessuna direzione chiara</strong>. Vive immersa in una continua <strong>tempesta creativa</strong> che la tiene attiva, ma non le permette di costruire qualcosa di concreto. <strong>Progetti abbozzati, collaborazioni lasciate a metà, opportunità intraviste e poi svanite</strong>. Tutto si accumula in una sorta di caos produttivo che la fa sentire costantemente inadeguata e frustrata.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni sera, davanti al computer ancora acceso, si chiede dove stia sbagliando. Ha talento, passione, curiosità – eppure qualcosa la blocca. Il risultato è una sensazione di <strong>insicurezza cronica</strong> che le impedisce di vedere con chiarezza la strada da percorrere.</p>
<h2 class="wp-block-heading" style="text-align: justify;"><strong>L’incontro che cambia la rotta: il supporto del coach</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Decisa a dare una direzione più concreta alla sua carriera, Chiara si rivolge a un <a href="https://fmzalaffi.it/">coach professionale</a>. Fin dalla prima seduta emerge un punto cruciale: non deve produrre di più, ma <strong>focalizzarsi meglio</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro insieme parte da domande semplici, ma profonde: <strong><em>“Cosa desideri davvero ottenere nei prossimi sei mesi?”</em> e <em>“Cosa devi smettere di fare per arrivarci?”</em>.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Queste riflessioni la costringono a guardarsi dentro, a riconoscere che dietro il suo continuo muoversi si nasconde la paura del fallimento. Produrre tante idee, senza portarne a termine nessuna, era per Chiara un modo inconsapevole di evitare il giudizio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il coach la aiuta a comprendere che <strong>la creatività non basta se non è orientata da una visione</strong>. Le propone un metodo concreto: ridurre le iniziative, stabilire priorità, definire obiettivi misurabili e smettere di accettare progetti che non rispecchiano il suo percorso.</p>
<h2 class="wp-block-heading" style="text-align: justify;"><strong>Il potere del “no”: imparare a proteggere la propria energia</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Seduta dopo seduta, Chiara scopre una lezione fondamentale: <strong>dire “no” può essere un atto di libertà</strong>.<br />
Ogni volta che rifiuta una collaborazione che non la rappresenta, sente di recuperare un pezzo della propria identità. Capisce che la disciplina non è un limite, ma la condizione necessaria per esprimere appieno il proprio potenziale creativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Diventa più attenta ai dettagli, più selettiva nelle scelte, più coerente nella comunicazione del suo stile personale. La sua routine cambia: pianifica, organizza, stabilisce obiettivi realistici e si lascia lo spazio per ispirarsi senza disperdersi.</p>
<h2 class="wp-block-heading" style="text-align: justify;"><strong>Dal disordine alla realizzazione: nasce il primo brand indipendente</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Dopo alcuni mesi di lavoro costante, qualcosa finalmente cambia. Con una strategia ormai messa a fuoco e una visione definita, Chiara lancia <strong>il suo primo brand indipendente</strong>. È un progetto che unisce design, sostenibilità e arte visiva. Per la prima volta sente che ogni elemento della sua vita professionale ha una direzione coerente.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel risultato tangibile non è solo un traguardo lavorativo, ma una trasformazione interiore. Chiara comprende che <strong>la libertà più autentica nasce dall’autodisciplina</strong>, e che la creatività, per fiorire, ha bisogno di confini chiari e scelte consapevoli.</p>
<h2 class="wp-block-heading" style="text-align: justify;"><strong>Una nuova forma di equilibrio</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Oggi Chiara lavora meno, ma crea meglio. I suoi progetti raccontano chi è davvero, e ogni nuovo passo nasce da una visione lucida del futuro.<br />
Non ha smesso di sognare, ma ha imparato a trasformare i sogni in <strong>azioni concrete</strong>, passo dopo passo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il percorso non è stato semplice, ma le ha insegnato una verità che vale per ogni creativo: non serve inseguire tutte le possibilità, basta scegliere quella giusta e portarla fino in fondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dalla confusione alla concretezza, Chiara ha scoperto che la disciplina può essere una delle forme più pure di libertà.</strong></p>
<h2 class="wp-block-heading" style="text-align: justify;"><strong>Trasforma anche tu le tue idee in realtà: inizia dal primo passo</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Se ti rivedi nella storia di Chiara — se anche tu hai <strong>tanto talento ma fatichi a dare forma concreta alle tue idee</strong> — sappi che non sei sola. Spesso ciò che blocca non è la mancanza di capacità, ma l’assenza di una direzione chiara, di una guida concreta e di uno <strong>spazio di ascolto autentico</strong> in cui poterti esprimere senza paura di essere giudicata.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul sito <a href="https://fmzalaffi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>fmzalaffi.it</strong></a> puoi trovare un punto di partenza reale per costruire il tuo cambiamento. Qui potrai prenotare <strong>un primo colloquio gratuito e senza alcun impegno</strong>, pensato per offrirti <strong>un momento di ascolto profondo e accogliente</strong>. Insieme potremo esplorare i tuoi obiettivi, comprendere cosa ostacola la tua crescita e individuare un percorso personalizzato per dare finalmente concretezza ai tuoi progetti.</p>
<h2 class="wp-block-heading" style="text-align: justify;"><strong>Un percorso su misura per la tua evoluzione personale e professionale</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Ogni persona ha un potenziale unico, ma non sempre riesce a riconoscerlo da sola. Per questo il percorso che propongo non è mai standard: nasce dall’ascolto, dall’empatia e dal rispetto dei tuoi tempi. L’obiettivo è aiutarti a <strong>ritrovare chiarezza, motivazione e direzione</strong>, affinché tu possa costruire una vita professionale e personale più coerente con i tuoi valori.</p>
<p style="text-align: justify;">Visita <a href="https://fmzalaffi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>fmzalaffi.it</strong></a> e concediti il tempo di capire cosa desideri davvero. Il <strong>primo colloquio gratuito</strong> è il tuo spazio: nessun giudizio, solo <strong>accoglienza, ascolto e orientamento verso ciò che ti fa stare bene</strong>. È da lì che inizia ogni vera trasformazione.</p>
</div>
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		<item>
		<title>Lui con poca intelligenza emotiva, lei che vuole certezze prima di pensare alla maternità: come una coppia trova equilibrio</title>
		<link>https://www.lavocedibolzano.it/lui-con-poca-intelligenza-emotiva-lei-che-vuole-certezze-prima-di-pensare-alla-maternita-una-coppia-alla-ricerca-del-loro-equilibrio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Dec 2022 16:59:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mamma&Donna]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/03/Psicologa-Coppia-1288x724-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/03/Psicologa-Coppia-1288x724-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/03/Psicologa-Coppia-1288x724-300x300.jpg 300w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/03/Psicologa-Coppia-1288x724-80x80.jpg 80w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />A un passo dai quarant’anni, Laura vive una storia d’amore che alterna momenti di tenerezza a lunghi silenzi emotivi. È una donna sensibile, romantica, capace di cogliere i dettagli, di dare significato ai gesti più piccoli. Accanto a lei c’è Marco, un uomo razionale, preciso, sempre concentrato sulla logica delle cose. In apparenza sono una coppia solida: convivono [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/03/Psicologa-Coppia-1288x724-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/03/Psicologa-Coppia-1288x724-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/03/Psicologa-Coppia-1288x724-300x300.jpg 300w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/03/Psicologa-Coppia-1288x724-80x80.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /><header class="entry-header">
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<p style="text-align: justify;">A un passo dai quarant’anni, <strong>Laura</strong> vive una storia d’amore che alterna momenti di tenerezza a lunghi silenzi emotivi. È una donna sensibile, romantica, capace di cogliere i dettagli, di dare significato ai gesti più piccoli. Accanto a lei c’è <strong>Marco</strong>, un uomo razionale, preciso, sempre concentrato sulla logica delle cose. In apparenza sono una coppia solida: convivono da anni, lavorano entrambi, condividono obiettivi concreti. Ma dietro quella stabilità, Laura sente crescere lentamente <strong>una distanza invisibile, fatta di parole non dette e bisogni inascoltati</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che le manca non è la presenza fisica del suo compagno, ma <strong>la connessione emotiva</strong>. Marco la ama, glielo dice nei momenti giusti, ma lo fa con un tono piano, misurato, quasi formale. Ogni gesto affettuoso sembra programmato, mai davvero spontaneo. Una cena organizzata con precisione, un complimento durante un anniversario… ma poco o nulla nei giorni qualunque, quando lei avrebbe più bisogno di sentirsi vista e desiderata.</p>
<p style="text-align: justify;">Laura vorrebbe <strong>gesti imprevisti, parole autentiche, attenzioni che nascano dal cuore e non da una tabella mentale</strong>. Eppure, ogni volta che prova a parlare di ciò, Marco reagisce rifugiandosi nella razionalità o nel lavoro, come se l’emotività fosse un terreno che non sa abitare.</p>
<h2 class="wp-block-heading" style="text-align: justify;"><strong>L’amore tra emozione e logica: due linguaggi che non si incontrano</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Marco non è insensibile, ma manca di quella che Laura percepisce come <strong>intelligenza emotiva</strong>. Quando lei si apre, lui risponde con soluzioni, non con empatia. <strong>Davanti a un suo momento di tristezza, invece di abbracciarla e ascoltarla, analizza la situazione come se fosse un problema da risolvere.</strong> Per lui l’amore è qualcosa che si dimostra con la coerenza, con la stabilità, con la presenza costante.</p>
<p style="text-align: justify;">Per Laura invece l’amore è anche sorpresa, vulnerabilità, sguardi che comunicano più delle parole. Ogni volta che cerca di spiegarglielo, lui le dice: <em>“Ma io sono qui, cosa vuoi di più?”</em> Eppure, quella presenza non basta, perché <strong>l’assenza emotiva pesa quanto quella fisica</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La frattura tra i due cresce nel tempo, amplificata dal lavoro di Marco, sempre più assorbente. Le giornate scorrono uguali, tra email, riunioni e cene consumate velocemente. Laura si accorge che il suo desiderio di affetto spontaneo viene scambiato per una richiesta irrazionale. E inizia a chiedersi <strong>se può davvero costruire un futuro con qualcuno che non sa “sentire” come lei</strong>.</p>
<h2 class="wp-block-heading" style="text-align: justify;"><strong>Il desiderio sospeso: la maternità come prova d’amore</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Da tempo Laura accarezza l’idea di avere un figlio, ma dentro di sé sente una forte esitazione. Non è il timore del cambiamento, ma la mancanza di sicurezza nel legame con Marco. <strong>Prima di diventare madre, vorrebbe sentirsi compresa come donna, come compagna, come persona amata nella sua totalità.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ne parlano a volte, ma sempre con leggerezza, come se affrontare davvero il tema potesse aprire troppe crepe. Marco dice che ne discuteranno “quando sarà il momento giusto”, ma quel momento non sembra arrivare mai. Ogni rinvio diventa per Laura un segnale: forse lui non sente la stessa urgenza, forse teme ciò che non può controllare.</p>
<p style="text-align: justify;">Laura, invece, immagina un futuro carico di calore, di emozioni condivise, di piccoli gesti quotidiani che diano senso alla vita a due. Ma sa che, per arrivarci, <strong>serve prima ritrovare l’intimità perduta</strong>, quella che nasce dall’ascolto sincero, dalla capacità di accogliere l’altro senza giudicarlo o volerlo cambiare.</p>
<h2 class="wp-block-heading" style="text-align: justify;"><strong>Tra disillusione e speranza: la scelta di non rinunciare a se stessa</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Ci sono sere in cui Laura pensa di arrendersi, di accettare che Marco non potrà mai darle ciò che desidera davvero. Ma poi sente dentro di sé una voce che le sussurra che <strong>l’amore, se è autentico, può imparare a evolversi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Capisce che non può cambiare l’altro, ma può cambiare il modo in cui comunica i propri bisogni. Decide così di dare spazio al dialogo, di cercare strumenti nuovi per <strong>costruire un linguaggio comune tra emozione e razionalità</strong>. Inizia a immaginare un percorso di crescita, personale e di coppia, che le permetta di chiarire ciò che desidera senza paura di essere fraintesa.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia di Laura e Marco è quella di tante coppie che, pur amandosi, <strong>si scoprono lontane perché parlano linguaggi diversi</strong>. Ma il primo passo verso la riconciliazione parte sempre da lì: dal coraggio di riconoscere il proprio bisogno e di chiedere di essere ascoltate.</p>
<h2 class="wp-block-heading" style="text-align: justify;">Il potere del coaching: quando comunicare diventa la chiave per ritrovare l’intimità</h2>
<p style="text-align: justify;">Il <a href="https://fmzalaffi.it/"><strong>percorso di coaching</strong></a> è stato per Laura una svolta inattesa. Dopo mesi di tentativi di farsi capire, di dialoghi interrotti e di sensazioni represse, ha compreso che il vero cambiamento non poteva venire solo da Marco, ma anche da lei. Il coaching le ha offerto <strong>uno spazio neutro, accogliente e non giudicante</strong>, dove ha potuto esplorare i propri bisogni affettivi con chiarezza e imparare a esprimerli in modo diverso.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie alle sessioni, Laura ha iniziato a riconoscere i <strong>meccanismi comunicativi ripetitivi</strong> che bloccavano il confronto con il suo compagno: quel sentirsi inascoltata la portava a chiudersi o a reagire con frustrazione, mentre lui, sentendosi criticato, si difendeva rifugiandosi nella razionalità. Con il supporto del coach ha scoperto nuovi strumenti per comunicare <strong>con autenticità ma senza conflitto</strong>, trasformando le frasi accusatorie in richieste chiare e costruttive.</p>
<p style="text-align: justify;">Seduta dopo seduta, Laura ha imparato a utilizzare <strong>un linguaggio emotivo consapevole</strong>, capace di avvicinare invece che allontanare. Ha capito che la chiave non era cambiare Marco, ma fargli comprendere, attraverso il dialogo, cosa la faceva sentire amata davvero. Questo nuovo approccio ha portato <strong>un graduale riavvicinamento</strong>: Marco ha iniziato ad ascoltarla, non per risolvere, ma per comprendere.</p>
<p style="text-align: justify;">Il coaching le ha insegnato che <strong>comunicare non significa solo parlare</strong>, ma creare uno spazio condiviso in cui ogni emozione possa avere voce. Oggi Laura sente di avere gli strumenti per affrontare le differenze con maggiore serenità, trasformando la distanza in opportunità di crescita reciproca.</p>
<h2 class="wp-block-heading" style="text-align: justify;"><strong>Un invito al cambiamento: ritrova il dialogo e la connessione</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Se anche tu ti riconosci in questa storia, se vivi una relazione dove il sentimento c’è ma manca la comprensione emotiva, puoi scegliere di iniziare un percorso di consapevolezza. Sul sito <a href="https://fmzalaffi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>fmzalaffi.it</strong></a> trovi <strong>un primo colloquio gratuito e senza impegno</strong>, uno spazio protetto in cui essere accolta, ascoltata e compresa senza giudizio.</p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso il dialogo e il supporto giusto, puoi imparare a riconoscere i tuoi bisogni, a comunicarli in modo più efficace e a costruire relazioni più autentiche e appaganti. Ogni cambiamento inizia da un ascolto sincero: <strong>il tuo.</strong></p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>La violenza sulle donne è una piaga ancora attuale nella società: va contrastata</title>
		<link>https://www.lavocedibolzano.it/la-violenza-sulle-donne-e-una-piaga-ancora-attuale-nella-societa-va-contrastata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Conci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2022 06:27:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mamma&Donna]]></category>
		<category><![CDATA[violenza sulle donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2022/11/sydney-sims-3zgllN5P7Mc-unsplash-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2022/11/sydney-sims-3zgllN5P7Mc-unsplash-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2022/11/sydney-sims-3zgllN5P7Mc-unsplash-80x80.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" />La violenza sulle donne è da tempi immemori un grave problema della nostra società, e più in generale dell’umanità. Proprio per questo il 17 dicembre 1999 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito una data per ricordarci quello che dovrebbe essere un obbiettivo di tutti. Quella data è il 25 novembre, ed oggi a pochi giorni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2022/11/sydney-sims-3zgllN5P7Mc-unsplash-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2022/11/sydney-sims-3zgllN5P7Mc-unsplash-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2022/11/sydney-sims-3zgllN5P7Mc-unsplash-80x80.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p style="text-align: justify">La violenza sulle donne è da tempi immemori un <strong>grave</strong> <strong>problema</strong> della nostra società, e più in generale dell’umanità.</p>
<p style="text-align: justify">Proprio per questo<strong> il 17 dicembre 1999 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito una data per ricordarci quello che dovrebbe essere un obbiettivo di tutti. Quella data è il 25 novembre</strong>, ed oggi a pochi giorni di distanza dalla “ricorrenza” è doveroso (come sempre dovrebbe esserlo) puntare il faro su questa tematica che è quanto mai attuale e chiederci “<strong>oltre alle parole è stato fatto davvero qualcosa per risolvere questo problema?</strong>”</p>
<p style="text-align: justify">Su due piedi sarebbe difficile dare una risposta, ma oggi si dispone di dati e segnalazioni che possono aiutarci a ricostruire una panoramica di come si sia sviluppato e mutato questo fenomeno nel tempo.</p>
<p style="text-align: justify">L’Istat ci porta dati sconvolgenti sull’andamento in Italia (e l’Alto Adige è in linea con la media nazionale),<strong> quasi una donna su tre è stata vittima di violenza fisica, una su cinque vittima di stalking mentre tre su cento almeno una volta nella vita hanno subito un tentativo di stupro.</strong></p>
<p style="text-align: justify">I dati, suddivisi per le varie categorie di soprusi, dimostrano come fortunatamente in numeri totali le donne vittime di violenza siano in calo rispetto al 2006 (data del penultimo rilevamento), ma purtroppo questo discorso non vale in toto. <strong>Difatti nel periodo del Covid e del post-Covid, la violenza fra le mura domestiche è aumentata a dismisura.</strong></p>
<p style="text-align: justify">La violenza non ha mai in nessun caso giustificazioni, chiunque la commetta, quale che sia la situazione. Ma è opportuno andare ad indagare su quali siano i motivi alla base che spingono una persona ad aggredire il coniuge, o più in generale la vittima presa di mira.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>E forse ci sarebbe da dire che la causa scatenante della violenza sulle donne è il degrado culturale e morale, ancor più di quello economico.</strong> Bisogna stare attenti però a non chiudere il ragionamento in compartimenti stagni o in vaghe generalizzazioni; per contrastare il problema della violenza bisogna educare sé e gli altri al rispetto del prossimo, si deve saper dominare l’egoismo e le pulsazioni che ci portano ad anteporre il nostro interesse a quello del partner, perché in un rapporto umano genuino tutto ciò che diamo ci ritorna.</p>
<p style="text-align: justify">Non possiamo farci paladini il 25 novembre e voltarci dall’altro lato quando tutti i giorni a milioni di persone, specialmente giovanissimi, <strong>viene propinato attraverso film, social e musica un modello culturale che fra le tante rende la donna un oggetto di mercificazione o di effimero piacere sessuale.</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Per contrastare la violenza sulle donna bisogna quindi ripartire dalle colonne portanti della nostra società, prima di tutto la famiglia e poi la scuola.</strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Tanti auguri a tutti i papà. Idee per festeggiare in tempo di quarantena</title>
		<link>https://www.lavocedibolzano.it/tanti-auguri-a-tutti-i-papa-idee-per-festeggiare-in-tempo-di-quarantena/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Mar 2021 06:46:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mamma&Donna]]></category>
		<category><![CDATA[abbonamento virtuale]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[festa del papà]]></category>
		<category><![CDATA[isolamento forzato]]></category>
		<category><![CDATA[messaggio social]]></category>
		<category><![CDATA[quarantena]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/03/papa-1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/03/papa-1-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/03/papa-1-80x80.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" />Anche se si è costretti in casa a causa dell&#8217;emergenza legata al coronavirus, la giornata di oggi è dedicata alla festa del papà. La situazione che si sta vivendo non ci mette nello spirito giusto per festeggiare e non lo s può fare nel modo in cui siamo abituati, ma un pensierino non può che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/03/papa-1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/03/papa-1-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/03/papa-1-80x80.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p style="text-align: justify;">Anche se si è costretti in casa a causa dell&#8217;<strong>emergenza legata al coronavirus</strong>, la giornata di oggi è dedicata alla <strong>festa del papà</strong>. La situazione che si sta vivendo non ci mette nello spirito giusto per festeggiare e non lo s può fare nel modo in cui siamo abituati, ma <strong>un pensierino</strong> non può che rallegrare gli animi.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;<strong>isolamento forzato</strong> ha diviso molte famiglie e tanti padri si sono ritrovati lontani dai loro figli: alcuni perchè bloccati in altre città per motivi di lavoro altri perchè ammalati in un&#8217;altra città e altri ancora lontani a causa di un divorzio o di una separazione.</p>
<p style="text-align: justify;">La Festa del Papà è una<strong> ricorrenza che risale al ‘900</strong> e coincide con la fine dell’inverno e l’inizio della primavera. Nasce complementare alla festa della mamma per festeggiare la paternità e i padri in generale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1871 la Chiesa Cattolica aveva proclamato <strong>San Giuseppe</strong> (che si festeggia oggi) come protettore dei padri di famiglia e patrono della Chiesa universale. Per questo, da Nord a Sud  il papà viene <strong>festeggiato con le zeppole o i bignè</strong> di San Giuseppe,  con un regalino a tema o con i lavoretti che solitamente i bambini portano da scuola.</p>
<p style="text-align: justify;">Quest&#8217;anno le cose sono molto diverse e un pensierino lo possiamo preparare a casa, insieme ai nostri figli. Di seguito tre proposte trovate in rete:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; <strong>Videochiamiamoci<br />
</strong><br />
Organizzare un bel pranzetto virtuale in compagnia del proprio papà è una super idea. Prepariamo tutto il necessario sul tavolo e poi via, ci si da appuntamento su Skype, WhatsApp, Messenger o qualsiasi piattaforma che consenta di effettuare una videochiamata. Un modo alternativo e più che mai attuale, per sentirsi un po’ più vicini in questo giorno speciale.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; <strong>Papà ti regalo un abbonamento virtuale<br />
</strong><br />
Con una semplice<strong> ricerca su Google</strong> si possono trovare tantissime idee per regalare un servizio online: per vedere in streaming film e serie tv, per ascoltare musica, leggere libri, o avere accesso illimitato agli articoli del proprio giornale preferito. Le offerte sono davvero tantissime.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; <strong>Messaggio social per papino<br />
</strong><br />
Sembra banale, ma vista la situazione, lasciare un messaggino è un’idea carina per far arrivare un&#8217;emozione a chi ci è lontano. Sopratutto se si hanno <strong>figli piccolini</strong> che ancora non parlano. Sul web si possono trovare molte<strong> frasi e immagini e a tema</strong>. Un <strong>semplice tag</strong> e via, la rete recapita subito al cuoricino del papà.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche per i padri che hanno la <strong>fortuna di tornare a casa</strong>, le idee non mancano: Youtube e Pinterest propongono tante idee per realizzare in casa un bigliettino speciale, un cuoricino o l&#8217;<strong>impronta della manina con la pasta di sale</strong>, un portapenne con delle vecchie mollette o una saponetta profumata con gli avanzi del sapone solido.</p>
<p style="text-align: justify;">In entrambi i casi, che <strong>papà sia vicino o lontano</strong>, ricordiamoci che sono le piccole cose e i gesti semplici, soprattutto in un momento come questo, <strong>a scaldare il cuore</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qualsiasi sia la situazione in cui siamo costretti, tanti auguri a tutti i papà del mondo, a quelli che stasera baceranno sulla fronte i propri figli e a quelli che sono lontani e non potranno farlo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tuo figlio non mangia la verdura? Proponila in modo divertente</title>
		<link>https://www.lavocedibolzano.it/tuo-figlio-non-mangia-la-verdura-proponila-in-modo-divertente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2020 04:30:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mamma&Donna]]></category>
		<category><![CDATA[bimbi non mangiano verdura]]></category>
		<category><![CDATA[proporre verdura bambini]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuto verdura bimbi]]></category>
		<category><![CDATA[verdura bimbi]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/08/bambini-e-verdure-come-fargliele-mangiare-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/08/bambini-e-verdure-come-fargliele-mangiare-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/08/bambini-e-verdure-come-fargliele-mangiare-80x80.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" />Le problematiche come ipertensione, sovrappeso, obesità, colesterolo alto, diabete che un tempo insorgevano con l&#8217;avanzare dell’età ora cominciano a colpire molto prima. Una delle cause è da associare alla dieta moderna: prodotti industriali, junk food, bibite dolcificate, cereali raffinati, hanno un ruolo negativo sul benessere di tutti noi. Ricerche scientifiche affermano che per una dieta più sana [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/08/bambini-e-verdure-come-fargliele-mangiare-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/08/bambini-e-verdure-come-fargliele-mangiare-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/08/bambini-e-verdure-come-fargliele-mangiare-80x80.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p class="p1" style="text-align: justify;">Le problematiche come ipertensione, sovrappeso, obesità, <span class="s1">colesterolo alto</span>, <span class="s1"><b>diabete</b></span> che un tempo insorgevano con l&#8217;avanzare dell’età ora cominciano a colpire molto prima. Una delle cause è da associare alla <strong>dieta moderna</strong>: prodotti industriali, junk food, bibite dolcificate, cereali raffinati, hanno un ruolo negativo sul benessere di tutti noi.</p>
<p class="p1" style="text-align: justify;"><strong>Ricerche scientifiche</strong> affermano che per una dieta più sana è importante non saltare mai colazione, pranzo, cena e merenda includendo carboidrati, fibre, proteine, grassi, vitamine e sali minerali in percentuale diversa a seconda dei momenti della giornata. Inoltre, è fondamentale far mangiare ai bambini più frutta e verdura. Ma proporre broccoli, spinaci o cavolfiori non è così semplice.</p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">A partire dal secondo-terzo anno di vita, spesso iniziano a restringere le loro<strong> scelte alimentari</strong>, preferendo il consumo ripetuto di pochi cibi, rifiutando l’assaggio di cibi nuovi o di alimenti che prima venivano gustati con piacere.</p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">Il motivo per cui i bambini non amano le verdure, rimane imperscrutabile ma, se a volte dinanzi a un piatto di ortaggi quello che inscenano un semplice capriccio, in altre si innesca un meccanismo di autentica fobia e di rifiuto disperato.</p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">Visto che l’appetito passa anche dagli occhi, si può scegliere di <b>rendere più “accattivanti” le pietanze</b> che si portano a tavola magari facendosi aiutare a scegliere, tagliuzzare, cucinare.</p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">Insomma, si sa, una carota non ha lo stesso appeal di una patatina fritta. Quindi, come fare per proporre la <strong>verdura poco apprezzata</strong>? Una proposta arriva da un team di ricercatori della <strong>facoltà di psicologia della Maastricht University</strong> (Olanda), qualche anno fa ha condotto un esperimento su cento bambini tra i 4 e i 7 anni offrendo loro mele, fragole, carote e ravanelli in due modi diversi:</p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">a) su un piatto tagliate al naturale</p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">b) su un piatto tagliate in forme particolari, a riccio o infilate su uno spiedino</p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">Nonostante in entrambi i piatti ci fossero le stesse pietanze, i i bambini hanno preferito quelle sagomate, arrivando a mangiare addirittura una quantità doppia.</p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">Per i palatini difficili, non fermiamoci qui. Ecco altri cinque suggerimenti per evitare i capricci a tavola:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; si può provare a coinvolgerli nella preparazione. Per esempio insegnando loro a condire i pomodori, Date loro una postazione, un grembiule personalizzato e fatevi aiutare mentre sbucciate, tagliuzzate o sbollentate. Impareranno anche a dosare il sale o usare con consapevolezza coltelli e fornelli</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; Un&#8217;idea può essere quella di nascondere le verdure con altri alimenti. Ad esempio, nel <b>purè</b> di patate che piace tanto ai bambini</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; La verdura può anche assumere forme divertenti ed essere trasformata in una barchetta, una casetta, una macchinina</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; La <span class="s1"><b>pizza</b></span> può essere arricchita con tanti pezzetti di <b>verdure diverse</b>, mentre nella salsa per la pasta si possono infilare carote e sedano frullati fini</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; Usa la “magia”. Non è necessario presentare verdure e frutta ed altre pietanze in &#8220;forma pura&#8221;: si possono lavorare in modo da renderli “invisibili nel piatto”<br />
&#8211; Siate voi il primo esempio. Se il bambino vi vede mangiare frutta e verdura sarà spinto a imitarvi, al contrario se vede che ingoiate patate fritte e carne rossa vorrà gli stessi cibi.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>&#8211; Mangiare assieme</b> è un altro elemento di grande importanza psicologica e sociale, sopratutto per i bambini: non è buono lasciarli soli a tavola. Al contrario, stare assieme, parlare, scherzare, anche <b>stimolarli a prendere il cibo direttamente dal nostro piatto</b>, sicuramente è il modo migliore per rassicurarli e far compiere loro qualche passo in più, magari assaggiare e mangiare pietanze nuove.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>&#8211; Il genitore è lo specchio del bambino”</b> ricorda la dietista per sottolineare quando l’esempio che mamma e papà danno ai figli può essere fondamentale anche in ambito alimentare. Un po’ di fantasia e il gioco è fatto.</p>
<p class="p1" style="text-align: justify;"><b>Giocate con il piatto, tagliando e disponendo le verdure con creatività.</b> Sicuramente all’inizio è faticoso, ma piano piano non mancheranno le soddisfazioni.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La dolce storia di mamma Francesca e di sua figlia Chiara. L&#8217;autismo non deve fare paura</title>
		<link>https://www.lavocedibolzano.it/la-dolce-storia-di-mamma-francesca-e-di-sua-figlia-chiara-lautismo-non-deve-fare-paura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2020 13:45:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mamma&Donna]]></category>
		<category><![CDATA[autismo]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[figli disabili]]></category>
		<category><![CDATA[genitori di figli disabili]]></category>
		<category><![CDATA[neuropsichiatria infantile]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/07/Schermata-2020-07-09-alle-15.15.38-150x150.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/07/Schermata-2020-07-09-alle-15.15.38-150x150.png 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/07/Schermata-2020-07-09-alle-15.15.38-80x80.png 80w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" />Si chiama Francesca ed è la mamma di Chiara, una ragazza autistica di 17 anni e di altre due splendide figlie. Ci racconta la sua storia, a partire dal 2005 quando a Chiara viene diagnosticato l&#8217;autismo. &#8220;La parola autismo ha suscitato in me una sensazione di terrore fin dall’inizio perché come la maggior parte delle [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/07/Schermata-2020-07-09-alle-15.15.38-150x150.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/07/Schermata-2020-07-09-alle-15.15.38-150x150.png 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/07/Schermata-2020-07-09-alle-15.15.38-80x80.png 80w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p style="text-align: justify;">Si chiama <strong>Francesca</strong> ed è la mamma di <strong>Chiara</strong>, una <strong>ragazza autistica di 17 anni</strong> e di altre due splendide figlie. Ci racconta la sua storia, a partire dal 2005 quando a Chiara viene diagnosticato l&#8217;autismo.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>La parola autismo ha suscitato in me una sensazione di terrore fin dall’inizio perché come la maggior parte delle persone non ne sapevo nulla, né sul cosa significasse né sul come affrontare il tutto. Mi sono ritrovata spaesata e piena di dubbi e domande che purtroppo non avevano risposte</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, nonostante i periodi difficili passati, mi reputo ancora una mosca bianca, fortunata perché sia alla scuola materna che dalla quarta elementare ho potuto ricevere un supporto scolastico degno di rispetto. Cosa non scontata per tutti, purtroppo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come ti sei accorta che qualcosa non andava?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ebbe inizio con una visita al distretto sanitario, i controlli che normalmente si fanno per la crescita. Chiesi alla logopedista se la bambina fosse sorda, visto che ogni volta che la chiamavo non si girava e rimaneva sempre per i fatti suoi. In quella occasione lei fece una prima osservazione e mi disse che c’era qualcosa che non andava ma non quello che pensavamo noi. Non era sorda.</p>
<p style="text-align: justify;">Le mie emozioni non riesco a descriverle in questo momento ma <strong>oscillavano tra la paura, lo sconforto</strong> e pregavo non ci fosse niente di grave, che fosse solo una fase che i bambini passano e che, essendo la mia prima figlia, non ero a conoscenza. Nel frattempo ero rimasta incinta della seconda e a novembre di quell’anno ho partorito. Non nascondo che ho vissuto con poca serenità quella gravidanza e quella nascita. Ne ero spaventata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-197681 alignleft" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/07/6070e229-0304-4d95-91bc-8c6c93badac9.jpg" alt="" width="304" height="405" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/07/6070e229-0304-4d95-91bc-8c6c93badac9.jpg 768w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/07/6070e229-0304-4d95-91bc-8c6c93badac9-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 304px) 100vw, 304px" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come si è evoluta la situazione?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Iniziammo tutto l’iter che ci aveva illustrato la <strong>neuropsichiatria</strong> ma eravamo ancora frastornati e all’epoca non c’era né il parent training (cioè la presa in carico della famiglia) né un aiuto psicologico che ci aiutasse ad affrontare questo mostro di cui non sapevamo niente.  Se c’era a noi nessuno lo aveva detto.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima valutazione vera e propria la fece la neuropsichiatra e le prime cure proposte furono psicomotricità e ergoterapia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come rispondeva Chiara alle terapie?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;inizio una tragedia. Sentire la tua bambina di tre anni, dentro a quella stanza che piangeva o si lamentava non è stato per niente piacevole, anche se si fa <strong>per il suo bene</strong>. Che poi non ero sicura neanche di quello in quel momento ma così si doveva fare. Chiara rifiutava le terapie, non voleva entrare, non voleva collaborare poi, piano piano le cose iniziarono a cambiare.</p>
<p style="text-align: justify;">Era palese che le mancava qualcosa: non parlava e non capiva le immagini. Continuammo le terapie per un po&#8217; di mesi e la forza di affrontare il tutto arrivava dal fatto che ero convinta che con costanza, prima o poi, avrebbe imparato, che qualcosa sarebbe cambiato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come hai gestito la situazione?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Durante tutto questo l’altra bambina cresceva mentre io cercavo di dividermi in tre tra casa, figlie e lavoro. Con il passare del tempo però, mi sono resa conto che per seguire in modo coretto Chiara, avrei dovuto <strong>lasciare il lavoro</strong>. E così feci.  Grazie all’impegno di un gruppo insegnanti della scuola materna, che decise di mettersi in gioco nonostante la poca formazione (che manca tutt’ora) il periodo dai tre ai sei anni posso dire di averlo trascorso in modo tranquillo.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiara ha appreso molte abilità come quella di stare il più possibile con gli altri aspettando il suo turno e particolare attenzione è stata data allo sviluppo della motricità fine.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa credi ti sia mancato, per aiutare Chiara al meglio?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E’ molto importante formare le insegnanti dell’asilo e delle elementari riguardo i bambini con autismo. Il periodo che va dai tre anni ai dieci anni è fondamentale per l’apprendimento dei normodotati, figuriamoci per chi ha questa sindrome. Per quello che riguarda la mia situazione il periodo più nero è iniziato proprio alle elementari.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiara cominciò sempre di più ad avere l’esigenza di <strong>comunicare</strong>. L’ergoterapista alla quale era abituata andò in pensione e le terapie vennero sospese. Non sapevo cosa fare. Divenne aggressiva con gli altri e con se stessa a partire dalla seconda elementare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordo che una volta a inizio anno scolastico della terza classe, quando stavamo andando a conoscere la nuova collaboratrice, pur di non entrare in aula le venne una crisi aggressiva dove si provocò una ferita sul braccio grattandolo sul muro della scuola. E prese a calci gli insegnanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Era insofferente, si vedeva. Lo dimostrava in ogni modo possibile. Un giorno sì e uno no dovevo andare a riprenderla da scuola. L’unica opzione era darle un <strong>farmaco</strong> che l’avrebbe sedata o rinchiuderla in un centro. Così mi dissero. E così feci.</p>
<p style="text-align: justify;">Premetto che Chiara soffre di crisi epilettiche fin da piccola e quando abbiamo provato a somministrarle il farmaco le crisi peggioravano e aumentavano. Per questo motivo il medico decise, dopo qualche mese di prova, di sospendere il trattamento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Poi arrivò un&#8217;altra bambina, la terza figlia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ma non solo, arrivò anche la notizia che pure la seconda aveva qualcosa che non andava e per completare il quadro arrivò anche una <strong>crisi post parto</strong>. Causata dal troppo stress, secondo la psicologa.</p>
<p style="text-align: justify;">Data la situazione avevo capito che dovevo fare qualcosa e che avrei dovuto agire immediatamente. Chiesi alla neuropsichiatra un centro specializzato dove poter andare con chiara, per aiutarla e mi venne consigliato l’ODFLAB di Rovereto.</p>
<p>A Bolzano non c&#8217;era nulla.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa propongono all&#8217;ODFLAB di Rovereto?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La decisione di portare lì Chiara fu la più faticosa e più importante della nostra vita. Iniziai un percorso di parent training con la psicologa che mi fece capire che la prima cosa da fare era imparare ad accettare tutto quello che stava accadendo. Chiara iniziò le terapie per la comunicazione aumentativa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa ti disse?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mi ricordo ancora le sue parole: signora, <strong>è disposta a cambiare a mettersi in gioco?</strong> Il percorso è lungo e cambierà completamente tutte le sue abitudini. Scherzando con mio marito gli dicevo sempre che ero diventata una fotografa perché imprimevo nella mente ogni oggetto, ogni persona che aveva a che fare con Chiara, ogni cosa che le serviva dall’acqua ai vestiti per poi passare ad associare il reale all’astratto.</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-197677 alignright" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/07/d0723ca1-76a7-4059-9e47-cd12dc35cdd8.jpg" alt="" width="301" height="401" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/07/d0723ca1-76a7-4059-9e47-cd12dc35cdd8.jpg 1200w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/07/d0723ca1-76a7-4059-9e47-cd12dc35cdd8-225x300.jpg 225w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/07/d0723ca1-76a7-4059-9e47-cd12dc35cdd8-768x1024.jpg 768w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/07/d0723ca1-76a7-4059-9e47-cd12dc35cdd8-1152x1536.jpg 1152w" sizes="auto, (max-width: 301px) 100vw, 301px" />Feci anche <strong>terapie di gruppo</strong> che mi aiutarono a capire che non ero la sola ad affrontare tutto questo e ascoltai tanti consigli di altri genitori nella mia situazione e che mi permisero anche di far fare a Chiara la comunione senza troppi pensieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalla quarta elementare in poi mi assegnarono <strong>due collaboratori</strong> una donna e un uomo che ancora oggi ringrazio perchè erano formati, avevano esperienza, sapevano cosa stavano facendo. Ogni azione era ben definita, nulla era lasciato al caso. Con Renata imparò a scrivere, ricordo ancora le lacrime di gioia, mentre con Salvatore girava tranquillamente e nessuno aveva più paura di lei. Era finalmente più serena e le era anche venuta voglia di andare a scuola.</p>
<p style="text-align: justify;">Non mi chiamavano più per andarla a prendere a scuola e a me non sembrava vero.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le sorelle come hanno affrontato questa situazione?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le due sorelle, come spesso accade, hanno dovuto subire tutto questo, i momenti belli e momenti brutti ma, io lo dico sempre, i fratelli di ragazzini con disabilità hanno una marcia in più , sono umili e non vedono nei fratelli la diversità come la vedono gli altri. Hanno un bagaglio di emozioni e di esperienze che li fa crescere prima del tempo e li fa diventare persone migliori. Ok, non è facile, ma le difficoltà si superano insieme.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chi ti ha dato supporto morale durante questo percorso?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ho trovato un grande supporto nell’<strong>amicizia di un angelo</strong>, una mia amica, che non ha mai smesso di credere in me e non ha mai smesso di dirmi che sono forte e che ce l’avrei fatta.</p>
<p style="text-align: justify;">Insieme a mia figlia in tutto questo sono cresciuta anch&#8217;io. Ho imparato come devo comportarmi con lei e quella che prima sembrava una montagna insormontabile adesso è una collina da scalare, più semplice sicuramente perchè ho a disposizione l&#8217;attrezzatura giusta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali cambiamenti hai notato in Chiara nel tempo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Chiara migliorò tanto e nel 2013 iniziò a parlare. Mi ricordo come fosse ieri quell’estate a Sottomarina al mare dove sono partita da sola proprio per trovare un mio equilibrio con tutte e tre, come mi era stato consigliato dalla mia migliore amica che è più di una sorella. Ricordo perfettamente quando per la prima volta Chiara chiese l’acqua al barista al chiosco e <strong>quando disse per la prima volta mamma</strong>. Un&#8217;emozione che tengo custodita nel mio cuore.</p>
<p style="text-align: justify;">Tanti danno per scontate le piccole cose che invece per noi genitori con ragazzini autistici sono grandi traguardi. Una loro parola o un&#8217;espressione felice per noi è come vincere la schedina al super enalotto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Poi come hai continuato?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lasciai Rovereto e continuai il percorso presso l&#8217;associazione &#8220;<strong>Il Cerchio</strong>&#8221; che ai tempi era una struttura privata. Lo feci anche per poter seguire meglio le altre due figlie che, data la situazione, avevo un po&#8217; trascurato.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiara nel frattempo continuò a migliorare, a non essere più selettiva con il mangiare e ad usare sempre di più il quaderno delle comunicazioni, con cui ora comunica perfettamente e di cui non po&#8217; più fare a meno.</p>
<p style="text-align: justify;">Ha imparato nuove parole e anche se c&#8217;è ancora molta strada da fare, non ho intenzione di mollare perché <strong>so di poter puntare in alto</strong>. Tutto quello che ho fatto fino ad ora mi è costato tanta fatica e denaro ma sono stati i soldi e il tempo miglior spesi della mia vita. Il sorriso di mia figlia vale più dell&#8217;oro.</p>
<p style="text-align: justify;">L’autismo è come quando si ha una macchina che non funziona come vorresti o come un ospite che ti entra in casa senza permesso e con cui tuo malgrado devi imparare in poco tempo a <strong>convivere</strong>. Ti cambia la vita ma anche te la migliora. Sicuramente te la fa vedere con occhi diversi.</p>
<p style="text-align: justify;">Vedi cose che gli altri non vedono, ti accontenti delle piccole cose. La disabilità ti arricchisce come persona.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-197676 alignleft" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/07/542f12a1-c1fb-4645-a1f6-84e981624f14.jpg" alt="" width="397" height="223" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/07/542f12a1-c1fb-4645-a1f6-84e981624f14.jpg 1280w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/07/542f12a1-c1fb-4645-a1f6-84e981624f14-300x169.jpg 300w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/07/542f12a1-c1fb-4645-a1f6-84e981624f14-1024x576.jpg 1024w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/07/542f12a1-c1fb-4645-a1f6-84e981624f14-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 397px) 100vw, 397px" />E con tuo marito, come coppia, come è cambiato?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;autismo, come altre disabilità, ti mette alla prova ma se si è insieme ad una persona intelligente le difficoltà si superano insieme tenendosi per mano. E io posso dire di essere fortunata, di avere un marito bravo, che ha capito e che alla fine non mi lascia sola.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quale cosa ti chiedi ora che Chiara sta crescendo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ora come ora mi rimane una sola domanda: dopo la scuola, con tutti i sacrifici che ha fatto lei e che abbiamo fatto noi, che succederà? Quale futuro le posso offrire? Purtroppo a questa domanda non posso ancora rispondere perché come opzione mi vengono proposti <strong>solo laboratori produttivi protetti senza nessuno sbocco lavorativo</strong>. In pratica senza di me ancora non può stare. E non voglio vederla persa a guardare un muro sotto farmaco. nessun genitore vuole questo per il futuro del proprio figlio.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ogni genitore per lei vorrei il meglio, una casa e un lavoro. Basterebbe ci fosse un centro che prende in carico a 360 gradi tutta la famiglia e che da consigli riguardo ciò  che offre il territorio e da consigli sul cosa fare per poterne usufruire.</p>
<p style="text-align: justify;">Spesso chi è al potere o chi ha in mano le carte del gioco, si dimentica che dietro a dei figli disabili ci sono genitori di figli disabili. Che hanno lo stesso diritto di vivere di chiunque altro. Avere uno sportello che dà indicazioni sarebbe utile per poter affrontare il tutto con più serenità, senza sentirsi come pesci fuori dall’acqua, <strong>sempre alla ricerca di soluzioni</strong>. Che non sempre si trovano lasciandoli soli con loro stessi, isolati dal resto del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo non tutti hanno la forza di affrontare questa sindrome e molti mollano il colpo, non ce la fanno. La stanchezza è tanta. <strong>Serve aiuto psicologico e un centro socio riabilitativo con sbocco lavorativo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora oggi ricordare queste cose mi commuove. Sembra sia passata una vita e non mi sembra vero di aver passato tutto questo e che Chiara sia diventata cosi abile e brava. Ripeto, la strada è lunga e in salita, ma vedere <strong>i piccoli passi e i suoi piccoli cambiamenti</strong> mi da fiducia in un futuro migliore.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi ragazzi hanno un potenziale enorme che, se scoperto in tempo e valorizzato, può permettere loro di avere tutto ciò vogliono nella vita. O per lo meno può permettere loro di viverla nel modo più sereno possibile.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-197682" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/07/4cedd3f6-7b08-420c-b3a6-5038bc8fe0da.jpg" alt="" width="1280" height="720" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/07/4cedd3f6-7b08-420c-b3a6-5038bc8fe0da.jpg 1280w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/07/4cedd3f6-7b08-420c-b3a6-5038bc8fe0da-300x169.jpg 300w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/07/4cedd3f6-7b08-420c-b3a6-5038bc8fe0da-1024x576.jpg 1024w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/07/4cedd3f6-7b08-420c-b3a6-5038bc8fe0da-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-197675" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/07/b4d73885-7805-4bf5-8b10-d3beb79f649b.jpg" alt="" width="900" height="1600" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/07/b4d73885-7805-4bf5-8b10-d3beb79f649b.jpg 900w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/07/b4d73885-7805-4bf5-8b10-d3beb79f649b-169x300.jpg 169w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/07/b4d73885-7805-4bf5-8b10-d3beb79f649b-576x1024.jpg 576w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/07/b4d73885-7805-4bf5-8b10-d3beb79f649b-768x1365.jpg 768w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/07/b4d73885-7805-4bf5-8b10-d3beb79f649b-864x1536.jpg 864w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></p>
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		<item>
		<title>Gua Sha e Jade roller, il botox naturale del futuro</title>
		<link>https://www.lavocedibolzano.it/gua-sha-e-jade-roller-il-botox-naturale-del-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 May 2020 16:33:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mamma&Donna]]></category>
		<category><![CDATA[botox naturale]]></category>
		<category><![CDATA[rituale di bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[trattamento Gua Sha]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/05/guasha-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/05/guasha-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/05/guasha-80x80.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" />Già da qualche mese spopola su Instagram un rituale di bellezza chiamato Gua Sha, una tecnica di massaggio in uso da secoli nella medicina tradizionale cinese che utilizza pietre piatte di giada o quarzo per stimolare la circolazione sanguigna e il sistema linfatico del viso. Quale scegliere? Le pietre Gua Sha si possono trovare in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/05/guasha-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/05/guasha-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/05/guasha-80x80.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p style="text-align: justify;">Già da qualche mese spopola su Instagram un <strong>rituale di bellezza</strong> chiamato Gua Sha, una tecnica di massaggio in uso da secoli nella medicina tradizionale cinese che utilizza pietre piatte di giada o quarzo per stimolare la circolazione sanguigna e il sistema linfatico del viso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quale scegliere?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le pietre Gua Sha si possono trovare in forme, piatta, a farfalla, a cuore, a pesciolino, lunga a cucchiaio, ciascuna adatta per una migliore aderenza dei punti del viso da liftare e rassodare, modellandone i contorni e ossigenando la pelle. Le più richieste dai vip di tutto il mondo sono giada e quarzo rosa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La giada </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Pietra dura che può avere diverse colorazioni, ma<strong> generalmente è verde</strong>, è considerata simbolo di prosperità e salute. Il cristallo di giada è conosciuto anche come <strong>pietra dell’eterna giovinezza</strong> ed è infatti tra quelli più impiegati per ridurre la tensione muscolare e le rughe del viso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quarzo rosa</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il quarzo rosa è <strong>conosciuto come pietra</strong> <strong>dell’amore</strong>. Gli antichi Egizi credevano che questa pietra fosse in grado di <strong>rallentare l’invecchiamento</strong> ed è usata soprattutto per trattare il cuore e la circolazione sanguigna.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta scelta la nostra pietra, per capire se è vera bisogna sentire se è fredda, anche durante il massaggio. Se non lo è significa che è fatta di resine, e quindi non va bene.</p>
<p style="text-align: justify;">Gua Sha è l&#8217;insieme di due parole: gua, “strofinare” e sha “calore”. Di fatto la prima reazione a seguito del trattamento, è una sensazione di calore attorno a  tutta l’area massaggiata.</p>
<p style="text-align: justify;">Trattamento molto amato daI VIP, tanto da essersi guadagnato il soprannome di <strong>Botox Naturale</strong>, nasce come massaggio sulla schiena con l’obiettivo di <strong>portare in superficie dolori e infiammazioni</strong>, rimuovendoli dagli organi più interni.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti sul dorso ci sono collegamenti con tutto il corpo e quando viene fuori lo Sha, cioè il calore, sotto forma di puntini rossi vuol dire che in quell’area c’era un’infiammazione e <strong>l&#8217;organismo comincia ad auto-rigenerarsi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Di solito il<strong> trattamento Gua Sha</strong> viene fatto presso le Spa con estetisti esperti che sanno come e dove agire praticando i giusti livelli di pressione sull’epidermide del viso ma, con i giusti accorgimenti, si può fare anche a casa da soli.</p>
<p style="text-align: justify;">Se lo si pratica tutti i giorni <strong>i benefici sono molteplici</strong>: una pelle più elastica, attenuazione delle rughe e meno tensione muscolare, anche se viene effettuata solamente per 5-10 minuti al giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Un<strong> rituale distensivo e rilassante</strong>, capace di apportare diversi benefici sia per la bellezza sia per il benessere di corpo e mente. Ma è importante imparare i movimenti corretti e la loro sequenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come si fa?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Online ci sono molti tutorial che insegnano come trattare il nostro viso con il Gua Sha. L&#8217;importante è<strong> preparare la pelle</strong> lavando prima di tutto il viso con un buon detergente, asciugando poi con un panno pulito e applicando 4-5 gocce di acido ialuronico o olio di mandorle sul viso e sul collo. Per attivare la pietra Gua Sha basta riscaldarla strofinandola con le mani.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; importante creare una continuità e nel giro di due-tre settimane si possoo vedere i primi risultati: muscoli del viso, zigomi e palpebre più tonici e scolpiti.</p>
<p>E il Jade Roller?</p>
<p>Altro non è che un rullo con incastonata una pietra di giada (o quarzo rosa). Il principio dietro ai promessi benefici anti-age del Jade roller è che la giada naturale è un minerale che si mantiene a basse temperature a lungo, anche a contatto con il calore corporeo. In questo modo, strofinando il rullo lungo il viso, si può sfruttare la terapia del freddo a vantaggio della propria bellezza.</p>
<p>Provatelo! Lo trovate su Amazon.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Le misure non contano. Il cetriolo va bene come natura lo ha fatto</title>
		<link>https://www.lavocedibolzano.it/le-misure-non-contano-il-cetriolo-va-bene-come-natura-lo-ha-fatto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2020 09:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mamma&Donna]]></category>
		<category><![CDATA[adempimenti burocratici]]></category>
		<category><![CDATA[autorizzare la vendita]]></category>
		<category><![CDATA[COMMISSIONE EUROPEA]]></category>
		<category><![CDATA[curvatura massima]]></category>
		<category><![CDATA[prodotti alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[regolamento]]></category>
		<category><![CDATA[Tutela dei Consumatori]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/04/cetriolo-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/04/cetriolo-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/04/cetriolo-80x80.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" />E&#8217; un momento di grande apprensione a causa del coronavirus e la maggior parte delle notizie riguardano ciò che stiamo vivendo. Perchè non distrarsi un po&#8217; con notizie più leggere? Così, per passare il tempo mentre siamo costretti a restare in casa, tra una pulizia e l&#8217;altra, mentre i figli dormono o al ritorno dal [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/04/cetriolo-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/04/cetriolo-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/04/cetriolo-80x80.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p style="text-align: justify;">E&#8217; un momento di grande apprensione a causa del coronavirus e la maggior parte delle notizie riguardano ciò che stiamo vivendo. Perchè non distrarsi un po&#8217; con <strong>notizie più leggere</strong>? Così, per passare il tempo mentre siamo <strong>costretti a restare in casa</strong>, tra una pulizia e l&#8217;altra, mentre i figli dormono o al ritorno dal lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Per esempio, sapevate che l&#8217;<strong>ordinanza numero 1677 della Commissione Europea</strong> stabiliva che un cetriolo, per essere commercializzato, doveva avere una<strong> curvatura massima</strong> di 10 millimetri su una lunghezza di 10 centimetri?</p>
<p style="text-align: justify;">Che dire, le misure contano anche a tavola. O meglio dire, contavano. Perchè l&#8217;<strong>assurda regola</strong> riguardante la grandezza dei piselli e la curvatura dei cetrioli, è stata <strong>cancellata nel 2008</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>È un’iniziativa esemplare per <strong>eliminare adempimenti burocratici</strong> inutili. Non abbiamo certo bisogno di legiferare su questo tipo di questioni a livello europeo: è molto meglio lasciare quest’incombenza agli operatori del mercato. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>E nella congiuntura attuale, caratterizzata da prezzi elevati dei <strong>prodotti alimentari</strong> e da difficoltà economiche generalizzate, è opportuno permettere ai consumatori di scegliere fra la più vasta gamma possibile di prodotti. È assurdo buttar via prodotti<strong> perfettamente commestibili</strong> semplicemente perché non hanno una forma perfetta</em>» ha dichiarato Mariann Fischer Boel, Commissario all’agricoltura e allo sviluppo rurale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, se cetrioli e piselli l&#8217;hanno scampata e possono restare come natura li ha fatti, i limiti sono rimasti invariati per mele, peperoni, pomodori e altri prodotti che rappresentano  il 75% del valore degli scambi nell’Unione Europea.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche se è stata riconosciuta agli Stati membri la facoltà di <strong>autorizzare la vendita</strong> di pezzature al di sotto degli standard, purché sull’etichetta sia apposta la dicitura <strong>prodotto destinato alla trasformazione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Limiti stabiliti dal Regolamento 543 del 2011</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Il calibro è determinato dal diametro massimo della <strong>sezione equatoriale all’asse del frutto</strong>, in funzione del peso oppure del numero di frutti”, si legge nel <strong>Regolamento</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Le mele di categoria “<em><strong>extra</strong></em>” devono avere 3/4 della superficie totale di colorazione rossa per le mele del gruppo di colorazione A, 1/2 per le B e 1/3 per le C. Dimensioni: minimo 60 mm di diametro o 90 di peso. E non dimentichiamoci della “variabilità”: basta una <strong>macchia sulla buccia</strong> e quella mela non è più una mela &#8220;extra&#8221;.</p>
<p>Ad esempio, limoni e mandarini, 45 mm di diametro,  clementine 35 mm, arance 53 mm, pesche e pesche noci 56 mm, pere 60 mm, fragole 25 mm, uva da tavola 75 g a grappolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Molte normative hanno come obiettivo la<strong> tutela dei consumatori </strong> ma buttare in discarica tonnellate di cibo perfettamente commestibile solo perchè presenta qualche difetto, è  una cosa senza senso, per non parlare dell&#8217;etichettatura, destinata a produrre sempre più imballaggi da smaltire.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo quindi dire che le misure sono importanti, ma è la qualità quella che conta, no?</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mio figlio morde! Come farlo smettere?</title>
		<link>https://www.lavocedibolzano.it/mio-figlio-morde-come-farlo-smettere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2020 08:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mamma&Donna]]></category>
		<category><![CDATA[aggressività]]></category>
		<category><![CDATA[allattamento]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[campanello di allarme]]></category>
		<category><![CDATA[disagio]]></category>
		<category><![CDATA[mordere]]></category>
		<category><![CDATA[regole]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo psicologico infantile]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/12/imm-45-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/12/imm-45-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/12/imm-45-300x300.jpg 300w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/12/imm-45-80x80.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" />Di punto in bianco le maestre ci avvisano che nostro figlio ha iniziato a mordere i compagni. Un modo di fare frequente che utilizzano alcuni bambini per esprimere ciò che li sta opprimendo in quel momento. Infatti, scalciare, picchiare, colpire, mordere sono modalità naturali che il bambino usa per esprimere le emozioni del momento, come [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/12/imm-45-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/12/imm-45-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/12/imm-45-300x300.jpg 300w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/12/imm-45-80x80.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p style="text-align: justify;">Di punto in bianco le maestre ci avvisano che nostro figlio ha iniziato a <strong>mordere i compagni</strong>. Un modo di fare frequente che utilizzano alcuni bambini per esprimere ciò che li sta opprimendo in quel momento.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, scalciare, picchiare, colpire, mordere sono <strong>modalità naturali</strong> che il bambino usa per esprimere le emozioni del momento, come ad esempio, <strong>l&#8217;aggressività.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perchè morde?</strong><br />
Partiamo dal presupposto che la <strong>fase orale</strong> è la prima tappa dello <strong>sviluppo psicologico infantile.<br />
</strong>Durante<strong> l&#8217;allattamento</strong> il neonato usa la bocca per nutrirsi poi, per scoprire il mondo assaggiando tutto ciò che trova sul suo cammino.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra il terzo e l&#8217;ottavo mese iniziano ad uscire i denti da latte che provocano un fastidio alle gengive, spingendo il bambino a stringerle sugli oggetti per alleviare il dolore.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio durante questa fase può capitare che il piccolo inizi a dare morsetti a mamma e papà. Importante non farsi vedere troppo divertiti da questi &#8220;<strong>morsetti da coccola</strong>&#8221; per evitare che il bambino si senta incoraggiato dai genitori.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo i 2-3 anni mordere diventa un modo per <strong>esprimere</strong> deliberatamente le <strong>proprie emozioni</strong> come la rabbia e può capitare che lo utilizzi per intimidire i coetanei.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo capita sopratutto alla scuola materna, dove il bambino ha  contatto diretto con altri suoi simili e quindi, più occasioni di scontro.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma cosa è giusto fare e cosa non lo è?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>COSA NON FARE:</strong></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Sgridare</strong> il bambino usando un tono severo non serve a molto in quanto non possiamo sapere quello che passa per la sua testa mentre si sta relazionando  all’altro. Meglio assumere un atteggiamento critico nei confronti del gesto spiegando che è una cosa che non si deve fare;</li>
<li>Capita che alcuni genitori <strong>restituiscano il morso</strong> al bambino per fargli provare il dolore che provoca agli altri. Attenzione! Potrebbe vederlo come un gioco che anche mamma e papà fanno;</li>
<li>Le cosciotte cicciose ci fanno venire il desiderio di <strong>mordicchiare il nostro bambino</strong> ma questi <strong>&#8220;morsetti d&#8217;amore&#8221;</strong> possono diventare una modalità di relazione che il bambino può apprendere e poi utilizzare nei confronti di altre persone;</li>
<li><strong>Mettere in castigo</strong> un bambino perché ha dato un morso non è un castigo di grande effetto se lo si fa in prima e seconda infanzia. Non vi è la possibilità di capire ma suscita esclusivamente sensi di colpa che sarebbe bene evitare.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><strong>COSA FARE:</strong></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Assicurarsi che i messaggi dati che arrivano al bambino siano il più possibile coerenti ed uguali fra gli adulti che lo circondano;</li>
<li>Interrompere il morso con un netto “<em>no</em>”: eventualmente porre dolcemente una mano davanti alla bocca.<br />
Il bambino percepisce molto di più il come diciamo le cose piuttosto che il che cosa diciamo;</li>
<li>Intervenire, ma solo se si vede che la cosa crea difficoltà al bambino, senza lasciare agire l’ansia preventiva;</li>
<li>Proporre giochi<strong> “mordicchiosi&#8221;</strong> piuttosto che negargli questo suo modo di scoprire e conoscere le cose;</li>
<li>Con i bambini un po’ più grandi, dall&#8217;anno in poi, si può iniziare a <strong>stabilire delle regole</strong> spiegando che mordere fa male agli altri e che le maestre non usano i morsi per comunicare!</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><strong>Preoccupazione solo se&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Come abbiamo scritto, mordere è un’attività fisiologica del bambino, ma ci sono alcuni casi in cui il bambino esprime un <strong>forte disagio</strong> che va tenuto in considerazione.</p>
<p>Se dopo l&#8217;anno di età <strong>morde frequentemente</strong> e senza motivo, può esserci qualcosa che non va.</p>
<p>Il morso diventa quindi <strong>un campanello di allarme</strong> usato come segnale di un disagio: si sente messo da parte perchè sta nascendo o è nato un fratellino? Ci sono cambiamenti in arrivo a casa? Un trasloco? Un divorzio?</p>
<p style="text-align: justify;">Il morso potrebbe anche essere dettato da un comportamento genitoriale eccessivamente rigido, eccessivamente autoritario!</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;importante è <strong>osservare il bambino a 360° </strong>e capire se c’è il bisogno di qualche attenzione speciale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente è assolutamente necessario il confronto con i genitori ed eventualmente rivolgersi a una figura di supporto.</p>
<p class="p1" style="text-align: justify;"><b>Il contenuto è puramente a carattere informativo.<br />
Non sostituisce in nessun modo il parere del medico e degli esperti. </b></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Coronavirus, attenzione ai detergenti a portata di bambino. Pericolo intossicazione</title>
		<link>https://www.lavocedibolzano.it/coronavirus-attenzione-ai-detergenti-a-portata-di-bambino-pericolo-intossicazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2020 13:54:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mamma&Donna]]></category>
		<category><![CDATA[avvelenamento]]></category>
		<category><![CDATA[detersivi]]></category>
		<category><![CDATA[disinfezione dell'ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[igiene domestica]]></category>
		<category><![CDATA[incidenti domestici]]></category>
		<category><![CDATA[intossicazione]]></category>
		<category><![CDATA[intossicazione accidentale]]></category>
		<category><![CDATA[richieste di aiuto]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/03/bambini-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/03/bambini-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/03/bambini-80x80.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" />I bambini hanno un’innata curiosità che li porta a toccare con mano tutto ciò che hanno intorno. Le statistiche riguardanti gli incidenti domestici mostrano numeri impressionanti: ogni anno all’ospedale  arrivano tantissime richieste di aiuto per intossicazione accidentale di prodotti per l’igiene domestica. Un&#8217;attenzione che va seguita sempre quando si hanno bambini piccoli ma ancora di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/03/bambini-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/03/bambini-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/03/bambini-80x80.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p style="text-align: justify;">I bambini hanno un’i<strong>nnata curiosità</strong> che li porta a toccare con mano tutto ciò che hanno intorno. Le statistiche riguardanti gli i<strong>ncidenti domestici</strong> mostrano numeri impressionanti: ogni anno all’ospedale  arrivano<strong> tantissime richieste di aiuto</strong> per <strong>intossicazione accidentale</strong> di prodotti per l’<strong>igiene domestica</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;attenzione che va seguita sempre quando si hanno bambini piccoli ma ancora di più adesso, durante questo <strong>periodo di emergenza da Coronavirus</strong>, dove alcol e disinfettanti sono da utilizzare in modo continuativo per una buona <strong>disinfezione dell&#8217;ambiente</strong> e degli oggetti.</p>
<p style="text-align: justify;">I prodotti per la pulizia della casa contengono <strong>sostanze tossiche</strong> che se inalate o ingerite, possono causare danni molto seri all’organismo. Quando il piccolo inizia a gattonare le sue manine arrivano a toccare tutto ciò che è alla sua portata e l&#8217;istinto potrebbe spingerlo ad assaggiare i liquidi contenuti nelle bottiglie colorate ed invitanti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ATTENZIONE!!</strong><br />
La soda caustica usata per sgorgare un lavandino intasato o l’acido muriatico di un anticalcare possono causare <strong>seri danni alle mucose della bocca</strong> e del sistema gastroenterico! Pericoloso anche il solo contatto della pelle e delle mucose con il prodotto. Un <strong>dito nella candeggina</strong> e una strofinata agli occhi potrebbero causare <strong>danni permanenti alla vista</strong>!</p>
<p style="text-align: justify;">Per garantire la <strong>sicurezza dei nostri bimbi in casa</strong> è fondamentale seguire alcuni <strong>semplici accorgimenti</strong> come:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; tenere le confezioni di detersivi o altri prodotti di igiene nel piano più alto dell’armadietto del bagno oppure utilizzare dei fermi per bloccare l’apertura delle ante e dei cassetti;</p>
<p>&#8211; non lasciare mai i flaconi senza il tappo! Anzi, dovremmo assicurarci che siano sempre ben chiusi;</p>
<p>&#8211; eliminare scale o sgabelli sui quali il piccolo potrebbe salire e raggiungere i ripiani più alti;</p>
<p>&#8211; parlare con i figli più grandi spiegando loro la pericolosità del lasciare una bottiglietta di shampoo a portata di mano del fratellino spiegando anche le conseguenze dell’assunzione accidentale di certe sostanze</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se succede, cosa fare?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se il nostro piccolo ha ingerito una sostanza tossica la cosa fondamentale suggerita dagli esperti è <strong>evitare di andare in panico</strong> e agire con lucidità. Più facile a dirsi che a farsi, vero?</p>
<p>Fondamentale è <strong>non provocare il vomito o far bere del latte</strong> perché queste azioni invece di migliorare potrebbero aggravare la situazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima cosa da fare è <strong>contattare il Centro Anti Veleni</strong> chiamando il 118, se non si conosce il numero (a Bolzano, per esempio, non si trova un numero a cui rivolgersi per questa emergenza).</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di telefonare controllare e <strong>annotare il nome del prodotto</strong> che ha causato l’intossicazione (meglio se portate con voi la confezione), cercare di capire la quantità assunta e scoprire come è stata assunta: ingestione, inalazione, contatto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il contenuto sopra scritto è a carattere informativo. Non sostituisce in nessun modo il parere del medico.</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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