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Global Peace Index 2025: Islanda al top, Russia fanalino di coda

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Se le tensioni internazionali dovessero ampliarsi ulteriormente, quali sarebbero i Paesi più sicuri in cui pensare ipoteticamente di andare?

A offrire una fotografia aggiornata però al 2025 è il Global Peace Index 2025, il rapporto annuale pubblicato dall’Institute for Economics & Peace che analizza 163 Stati sulla base di indicatori come conflitti interni ed esterni, grado di militarizzazione, sicurezza pubblica e stabilità politica.

Certo, valutando l’attuale situazione geopolitica internazionale al 4 marzo 2026, alcune modifiche sarebbero da fare già ad oggi…

In cima alla graduatoria del 2025, comunque, si conferma l’Islanda, che mantiene il primo posto con un punteggio di 1.095, consolidando una leadership solida. Alle sue spalle resta l’Irlanda, mentre al terzo posto sale la Nuova Zelanda, che supera l’Austria, ora quarta a pari merito con la Svizzera.

Completano la Top 10 Singapore, Portogallo, Danimarca, Slovenia e Finlandia. L’Europa si conferma l’area più rappresentata ai vertici, in particolare con i Paesi del Nord e dell’area alpina, mentre il Giappone esce dalle prime dieci posizioni scivolando al dodicesimo posto.

L’Italia si colloca al 33° posto con un punteggio di 1.662, in una fascia medio-alta della classifica ma distante dalle nazioni considerate più sicure.

Davanti al nostro Paese figurano, tra gli altri, Germania, Spagna e Regno Unito. Il dato restituisce un quadro di stabilità complessiva, pur con margini di miglioramento sul fronte della sicurezza interna e della gestione delle tensioni sociali.

In fondo alla graduatoria si concentrano gli Stati segnati da guerre aperte o da crisi strutturali profonde. All’ultimo posto, il 163°, si trova la Russia, preceduta da Ucraina e Sudan.

Subito sopra compaiono la Repubblica Democratica del Congo, lo Yemen e l’Afghanistan, realtà da anni attraversate da conflitti, instabilità politica e gravi emergenze umanitarie. Significativo anche il 155° posto di Israele, in peggioramento rispetto al passato e non passa inosservato il 128° posto degli Stati Uniti con 2.443.

Il quadro complessivo restituisce l’immagine di un mondo sempre più fragile. E per come si è aperto il 2026, tra nuove tensioni geopolitiche, escalation regionali e riassetti strategici, è probabile che la prossima edizione dell’indice registri ulteriori variazioni.

La mappa della pace, insomma, è tutt’altro che immutabile e riflette in tempo reale gli equilibri – spesso precari – della scena internazionale.

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