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	<title>artigiani dell’agroalimentare Archivi - La voce di Bolzano</title>
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	<description>Quotidiano online indipendente</description>
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		<title>Vincoli, divieti e controlli: gli artigiani dell’agroalimentare soffocati dalla burocrazia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Nov 2019 07:51:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Alto Adige economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/11/Artigianato-alimentare-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/11/Artigianato-alimentare-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/11/Artigianato-alimentare-300x300.jpg 300w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/11/Artigianato-alimentare-80x80.jpg 80w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />La burocrazia penalizza uno dei simboli del Made in Italy: le eccellenze artigiane del settore agroalimentare, una delle rare realtà che continua a crescere a dispetto della stagnazione dei consumi. Il 74% dei Comuni non ha una regolamentazione organizza in tema di consumo sul posto, il 25% ha una regolamentazione ad hoc per gli artigiani. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/11/Artigianato-alimentare-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/11/Artigianato-alimentare-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/11/Artigianato-alimentare-300x300.jpg 300w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/11/Artigianato-alimentare-80x80.jpg 80w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p style="text-align: justify;">La burocrazia penalizza uno dei simboli del Made in Italy: le eccellenze artigiane del<strong> settore agroalimentare</strong>, una delle rare realtà che continua a crescere a dispetto della stagnazione dei consumi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 74% dei Comuni non ha una regolamentazione organizza in tema di consumo sul posto, il 25% ha una regolamentazione ad hoc per gli artigiani. Per ottenere il titolo di esercizio di vicinato servono fino a 20 adempimenti. Il corso di somministrazione alimenti e bevande dura tra le 80 e le 140 ore. I titoli abilitativi per utilizzare gli spazi esterni variano da comune a comune.</p>
<p style="text-align: justify;">Le circolari del <strong>Mise</strong> che si aggiungono alla normativa esistente sono 33. E quando finalmente si riesce ad avviare l’attività di vendita per il consumo sul posto, l’artigiano è sottoposto ad accertamenti e controlli da parte di 21 soggetti, dal medico veterinario fino alle guardie ecologiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo rivela l’Osservatorio “<strong>Comune che vai burocrazia che trovi</strong>” di CNA, presentato oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli italiani spendono in un anno <strong>85 miliardi di euro per mangiare fuori casa</strong>, circa 1.500 euro pro capite secondo l’indagine condotta da CNA Agroalimentare e CNA Turismo e commercio. Un business dai numeri impressionanti che riflettono un profondo cambiamento negli stili di vita degli italiani negli ultimi anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono oltre 120mila le imprese del settore di cui il 60,5% artigiane. Quest’ultime mostrano una flessione dello 0,9% dal 2016 mentre quelle non artigiane crescono del 2,5% a conferma di norme discriminanti.</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Gli artigiani anche in Trentino Alto Adige</em> – commenta <strong>Claudio Corrarati</strong>, presidente della CNA regionale &#8211; <em>hanno accettato la sfida dell’evoluzione dei consumi alimentari. E qui inizia l’autentica via crucis, provocata da una mancanza di attenzione da parte del legislatore, della macchina amministrativa centrale e periferica. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Leggi, circolari, normative non hanno tenuto conto della riduzione di tempo libero di lavoratori autonomi e dipendenti, né della necessità di contenere i costi della pausa pranzo. Il conto è altissimo per gli artigiani</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-178249 alignleft" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/11/Infografica-Osservatorio-CNA.jpg" alt="" width="447" height="620" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/11/Infografica-Osservatorio-CNA.jpg 627w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/11/Infografica-Osservatorio-CNA-216x300.jpg 216w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/11/Infografica-Osservatorio-CNA-500x694.jpg 500w" sizes="(max-width: 447px) 100vw, 447px" />Per scongiurare l’<strong>accusa di abusivismo</strong>, l’artigiano che sforna pizze in teglia è costretto in genere a ottenere il titolo di esercizio di vicinato, uno strumento giuridico del commercio, per il quale possono essere indispensabili fino a venti adempimenti e 140 ore di corso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma è solo l’inizio di un percorso impervio per l’artigiano che, molto semplicemente, vuole offrire ai propri clienti di consumare sul posto, senza servizio assistito, le bontà del suo laboratorio. C’è una <strong>giungla di divieti e prescrizioni incomprensibili</strong>: non può mettere a disposizione della clientela sedie e tavoli, ma deve ricorrere a panche, sgabelli, mensole e piani d’appoggio, così come deve fornire solo posate e bicchieri in plastica usa-e-getta. Insomma, l’artigiano è obbligato a rendere scomoda la consumazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Un agricoltore che vende al pubblico i propri prodotti, viceversa, può fornire ai clienti perfino posate di metallo, bicchieri di cristallo e tovaglioli di cotone.</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Una disparità non secondaria</em> &#8211; sottolinea il presidente di CNA Trentino Alto Adige commentando i dati dell’Osservatorio CNA sulla Burocrazia &#8211; <em>che penalizza non solo le imprese ma anche, se non soprattutto, i loro clienti. Mentre le burocrazie territoriali rincaravano la dose</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;"> “<em>Occorre offrire <strong>una definizione di attività prevalente dell’impresa artigiana</strong></em> – aggiunge Corrarati &#8211; <em>che, come nel caso dell’impresa agricola, non lasci spazio ad interpretazioni arbitrarie. Attualmente, all’impresa artigiana che opera nel settore alimentare è consentita la sola vendita dei beni propri, mentre anche per poter vedere beni altrui, connotati da accessorietà, nonché consentirne il consumo sul posto, è necessario ottenere il titolo di esercizio di vicinato. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il criterio di prevalenza dell’attività artigiana su quella commerciale andrebbe strutturato sulla base di oggettivi parametri temporali e quantitativi, quali il maggior tempo impiegato nella produzione e preparazione degli alimenti rispetto alla fase di vendita; il maggior ricavo derivante dalla vendita di prodotti di produzione propria rispetto alla vendita di beni accessori. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Infine <strong>aggiornare la legge quadro per l’artigianato</strong>, all’interno di un percorso comune con le Regioni, appare un passaggio ineludibile per dare nuovo impulso e rinvigorire una cornice normativa nazionale confinata nel limbo delle leggi inattuate</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
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