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	<title>estrazione del porfido Archivi - La voce di Bolzano</title>
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	<description>Quotidiano online indipendente</description>
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		<title>Nuovo progetto di ricerca sull&#8217;estrazione del porfido in Bassa Atesina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Aug 2023 06:42:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2023/08/pareti-rocciose-sopra-San-Giacomo-Foto-Corrado-Morelli-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2023/08/pareti-rocciose-sopra-San-Giacomo-Foto-Corrado-Morelli-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2023/08/pareti-rocciose-sopra-San-Giacomo-Foto-Corrado-Morelli-80x80.jpg 80w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />Numerosi castelli, chiese, molte strade dell’impero austro-ungarico, monumenti e persino parti del Ministero delle Finanze di Vienna lo testimoniano: il porfido formatosi sotto il supervulcano tra Merano e Trento è stato un importante materiale da costruzione in Alto Adige a partire dal Medioevo. Se ne occupa un nuovo progetto di ricerca del Museo provinciale Miniere. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2023/08/pareti-rocciose-sopra-San-Giacomo-Foto-Corrado-Morelli-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2023/08/pareti-rocciose-sopra-San-Giacomo-Foto-Corrado-Morelli-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2023/08/pareti-rocciose-sopra-San-Giacomo-Foto-Corrado-Morelli-80x80.jpg 80w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p style="text-align: justify;">Numerosi castelli, chiese, molte strade dell’<strong>impero austro-ungarico</strong>, monumenti e persino parti del Ministero delle Finanze di Vienna lo testimoniano: il <strong>porfido</strong> formatosi sotto il supervulcano tra Merano e Trento è stato un <strong>importante materiale da costruzione</strong> in Alto Adige a partire dal Medioevo. Se ne occupa un nuovo progetto di ricerca del <strong>Museo provinciale Miniere</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Circa 280 milioni di anni fa, un <strong>supervulcano di oltre 2.000 chilometri quadrati</strong> dominava l&#8217;area tra Merano e Trento. In oltre 12 milioni di anni e in almeno nove fasi eruttive, ha formato una sequenza rocciosa spessa fino a 2.000 metri. L&#8217;imponente deposito porfirico testimonia ancora oggi la sua attività, mentre gli strati rocciosi intermedi raccontano di <strong>lunghe fasi di quiescenza in cui si sono insediati piante e animali.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questo porfido è molto duro e resistente all&#8217;usura</strong> e le lastre di porfido, per lo più stratificate, possono essere utilizzate per scopi tecnici. Questo vantaggio è stato riconosciuto molto presto, il porfido infatti è <strong>uno dei materiali da costruzione più antichi dell&#8217;area tra Merano e Trento</strong>: dal XII secolo d.C. è stato utilizzato quasi come unica pietra da costruzione per l&#8217;edificazione di castelli nella zona in esame, come i castelli e le rovine di Boymont, Postal, Casatsch, Castelfeder, Castel Salorno, Hocheppan, Mareccio, Roncolo e Treuenstein.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A partire dalla metà del XIX secolo, il suo uso è aumentato</strong>, anche grazie all&#8217;espansione della rete ferroviaria. In ogni caso, tra la fine del XIX e l&#8217;inizio del XX secolo vi era una fiorente industria del porfido, concentrata nell&#8217;area di Laives e Branzoll; ad esempio, molte strade delle città dell’Impero austro-ungarico erano pavimentate con questo materiale.</p>
<p style="text-align: justify;">A Vipiteno, gli scalpellini lavoravano il porfido per realizzare <strong>lapidi, iscrizioni e basamenti di monumenti</strong>, come il monumento di <strong>Andreas Hofer</strong> sul Monte Berg Isel o il monumento di <strong>Eduard von Grebner</strong> a Brunico. A loro volta, i blocchi per il monumento ad Andreas Hofer a Merano, per parti del Ministero delle Finanze a Vienna e per il campanile della chiesa di Terlano provengono da Andriano. Altri edifici tipici realizzati in e con il <em>&#8220;porfido quarzifero di Bolzano</em>&#8221; sono le<strong> chiese parrocchiali di Bronzolo, Terlano ed Avelengo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sebbene il porfido costituisca un’<strong>importante pietra da costruzione</strong>, si sa molto poco sulla sua estrazione, lavorazione e distribuzione. A questa lacuna intende porre rimedio il nuovo progetto di ricerca del Museo provinciale Miniere, &#8220;<em>L&#8217;estrazione industriale del porfido in Bassa Atesina&#8221;</em>, <strong>sostenuto dal fondo di ricerca dell’Azienda Musei provinciali con 98.000 euro</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;obiettivo del progetto è quello di <strong>far luce sugli inizi dell&#8217;estrazione industriale del porfido</strong> e di chiarire chi fossero le famiglie imprenditoriali trainanti, quali modelli economici e forme di impresa abbiano dato vita a questa forma di estrazione, quali ne fossero le condizioni amministrative e legali e come queste siano cambiate dal XIX al XX secolo, come procedesse tecnicamente l&#8217;estrazione del porfido e quali effetti avesse sull&#8217;economia locale, sulle strutture sociali e sulla migrazione della manodopera della Bassa Atesina.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Partecipano Armin Torggler</strong>, curatore scientifico del Museo provinciale Miniere e responsabile del progetto, <strong>Evelyn Kustatscher</strong>, paleontologa del Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige, <strong>Volkmar Mair e Ulrich Obojes</strong> dell’ufficio provinciale Geologia e prove materiali, <strong>Paolo Ferretti,</strong> geologo e mineralogista del MUSE e <strong>Georg Neuhauser,</strong> storico dell&#8217;Università di Innsbruck.</p>
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