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	<title>Nabucco Archivi - La voce di Bolzano</title>
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	<description>Quotidiano online indipendente</description>
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	<title>Nabucco Archivi - La voce di Bolzano</title>
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		<title>Nel Nabucco al Regio di Parma Vox Clamans in&#8230; deserto!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Conci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Oct 2019 07:44:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/10/1283_NabuccoFV2019_Parte-I_Amartuvshin-Enkhbat-Nabucco-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/10/1283_NabuccoFV2019_Parte-I_Amartuvshin-Enkhbat-Nabucco-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/10/1283_NabuccoFV2019_Parte-I_Amartuvshin-Enkhbat-Nabucco-300x300.jpg 300w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/10/1283_NabuccoFV2019_Parte-I_Amartuvshin-Enkhbat-Nabucco-80x80.jpg 80w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />A volte, il rischio di regie innovative sconfina nel forzoso. Due domande, al proposito, con relative risposte sul frequente fallimento delle regie non-filologiche. 1. Perché? La ricerca di sorprendere tenta di produrre elementi contemporanei, in modo magari fresco e giovanile, ma si scontra con la vera sostanza drammaturgica dell’opera: flessibile sì, variegata magari pure, spesso in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/10/1283_NabuccoFV2019_Parte-I_Amartuvshin-Enkhbat-Nabucco-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/10/1283_NabuccoFV2019_Parte-I_Amartuvshin-Enkhbat-Nabucco-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/10/1283_NabuccoFV2019_Parte-I_Amartuvshin-Enkhbat-Nabucco-300x300.jpg 300w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/10/1283_NabuccoFV2019_Parte-I_Amartuvshin-Enkhbat-Nabucco-80x80.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /><div class="page" title="Page 1">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p style="text-align: justify;">A volte, il rischio di <strong>regie innovative</strong> sconfina nel forzoso. Due domande, al proposito, con relative risposte sul frequente fallimento delle regie non-filologiche.</p>
<p style="text-align: justify;">1. Perché? La ricerca di sorprendere tenta di produrre <strong>elementi contemporanei</strong>, in modo magari fresco e giovanile, ma si scontra con la vera sostanza drammaturgica dell’opera: flessibile sì, variegata magari pure, spesso in Verdi addirittura balzana, ma così decantata e maturata nell’immaginario di milioni di fruitori del giorno d’oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Non dimentichiamo che l’opera è ripetizione accorata (non litania), che il melomane o anche il semplice fruitore, occasionale e avveduto, cerca nelle sfumature di differenza dello specifico spettacolo, lasciandosi guidare dall’udito (musica e canto) e dalla vista (teatro: la scenografia, i costumi, le luci). Mentre nell’udito vale il lavoro del direttore d’orchestra, che interpreta il pentagramma, nella vista vale il lavoro del regista, che interpreta il libretto.</p>
<p style="text-align: justify;">2. Come si riconosce nel <strong>teatro musicale</strong>, genere a cui si ascrive il più grande spettacolo artistico della storia umana, l’Opera Lirica, lo sconfinamento della drammaturgia? Conoscendo il libretto, nel nostro caso il testo metaforico del <strong>Nabucco</strong>, rivendicazione di libertà e vita dell’anima, l’esercizio è quello di guardare senza ascoltare: conoscendolo, ripeto, se agite su una scenografia tradizionale, avrete modo di trovare un filo logico.</p>
<p style="text-align: justify;">E anche su una scenografia innovativa, se è azzeccata, e se ne sono viste per fortuna molte (anche quest’anno, i due Foscari, con un <strong>Leo Muscato</strong> decisamente outstanding). Qui, se vi tappate le orecchie, con capite niente di niente.</p>
<p style="text-align: justify;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-174597 alignleft" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/10/2234_NabuccoFV2019_Parte-IV.jpg" alt="" width="462" height="174" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/10/2234_NabuccoFV2019_Parte-IV.jpg 2300w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/10/2234_NabuccoFV2019_Parte-IV-300x113.jpg 300w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/10/2234_NabuccoFV2019_Parte-IV-768x290.jpg 768w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/10/2234_NabuccoFV2019_Parte-IV-1024x387.jpg 1024w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/10/2234_NabuccoFV2019_Parte-IV-500x189.jpg 500w" sizes="(max-width: 462px) 100vw, 462px" />Allora ricapitoliamo. Viene dato a una coppia di premiatissimi nel loro campo, Ricci e Forte, l’incarico d’interpretare il Nabucco. Questi pescano alcuni temi dalla cronaca (fin qui tutto bene, cioè non male la parte del progetto creativo): lo fanno tutti quando c’è da reinterpretare.</p>
<p style="text-align: justify;">Forte costruisce quindi semiologie per le diverse parti dell’opera. Queste semiologie dovrebbero seguire un filo logico, perché altrimenti Video fa soffrire Cerebrum. Il modo giusto è di creare armonia tra i segni e spirito di successione. Qui questa regia crolla. Non è assolutamente lascelta di contenuti (ben venga l’attualità!) ma la clamorosa <strong>assenza di riflessione sul fruitore</strong>. Regia sbagliata nei fondamenti elementari: il loro maestro <strong>Luca Ronconi</strong> si rivolta nella tomba, lui che eracosì attento&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non finisce qui, purtroppo, e tutti sanno quanto io voglia bene al Regio: sono almeno tre anni che condivido i rischi nelle regie innovative (ci vuole ma si deve far meglio) che la gestione della fulgida <strong>Anna Maria Meo</strong> (ce ne fossero, come lei!) produce, e sono tre anni che dico che i registi vanno guidati da bravi fantini dell’istituzione teatrale, tanto più se sono cavalli di razza.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class=" wp-image-174595 alignleft" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/10/fESTIVAL-19.png" alt="" width="150" height="263" />Posso capire le difficoltà, con mostri sacri come<strong> Graham Vick</strong> o come <strong>Bob Wilson</strong> (l’anno scorso, un Trovatore assiderato&#8230;), seppure il Regio di Parma sia a sua volta un mostro sacro della lirica, ma farsi mettere nel sacco da Ricci non ci sta. C’è qualcosa che non va. Lo ripeto. Non è gusto, l’errore è qui latecnica di regia del teatro musicale. Sono costernato, ma devo dirlo: se Ricci è bravo come dice il suocurriculum, stavolta s’è sbagliato. E&#8230; “Se sbaglio corrigetemi!”.</p>
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<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p style="text-align: justify;">Per fortuna c’è la musica. E ci sonole voci. <strong>Ivan Campa</strong> è in piena padronanza e trova, da grande musicista, la strada per salvare capra e cavoli, la musica verdiana el’interpretazione Ricciuta. Enkhbatdomina il Nabucco. Magrì, Amoretti ed Hernandez riempiono la scena con validissime intonazioni e piena condivisione di ciò che accade. Il coro è gigantesco, ed effettua un caloroso bis sul “Va pensiero”.</p>
<p style="text-align: justify;">A volte, la grande esperienza estetica emerge perché l’arte protesta e, se è arte (come è arte indiscutibile l’opera verdiana e il suo alfiere Nabucco), trova con orgoglio sofferenza e martirio la via dell’ascensione. La sera del 3 di ottobre ho capito che era il momento dell’esercizio che mio padre aveva insegnato a me bambino, da fare nei palchi della Scala e della Fenice e del Regio, e del Valli di Reggio Emilia allora Teatro Municipale: “<strong>Chiudi gli occhi e ascolta! Solo così capirai se la musica è grande</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-174596 alignleft" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/10/Assunzione-della-vergine-correggio.png" alt="" width="196" height="257" />Aveva dentro un bel pezzo di ‘800, papà, e con esso il vero modo di fruire l’opera: pomeridiano, non distratto ma libero, sociale sia nel commento che nel vedersi al foyer. Attenzione estrema alla<strong> parte sinfonica</strong>, alle romanze e un occhio alla messinscena.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, il mondo era diverso, nell’800 e fino al 1950. I teatri eranomolti, le repliche infinite, il biglietto molto meno costoso in rapporto,non essendoci all’epoca “<strong>pressione globale</strong>” di stranieri (La Fenice eLa Scala docunt, ma ormai anche il Regio) su quanto di più italianoesista nell’arte, l’Opera Lirica.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed ecco che, dalla desertificazione teatrale dovuta alla povera regìa,le voci e il coro e l’orchestra e il direttore spiccano come la Vergine Maria nella cupola del Correggio in Duomo a Parma, forse la seconda ascensione più bella della storia dell’arte, dopo quella tizianescaai Frari di Venezia. Vedete? Non mancano i riferimenti! Imparassero le regie dalle Assunzioni: quante, e quanto belle, col rispetto sacrale che meritano! E che merita la nostra fruizione.</p>
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		<title>Mozart, Rossini, Beethoven, Verdi, Wagner e Musorgskij.  Cortocircuiti Verdiani verso il Festival 2019</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Conci]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Mar 2019 09:43:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/02/FESTIVAL-VERDI-2019-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/02/FESTIVAL-VERDI-2019-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/02/FESTIVAL-VERDI-2019-300x300.jpg 300w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/02/FESTIVAL-VERDI-2019-80x80.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" />Mentre l’Associazione Mozart Italia festeggia a Rovereto il 250° dell’importante viaggio in Italia del grande Wolfgang Amadeus, scorrono più a sud eventi di grande musica. Alla domanda su chi fosse il più grande compositore a suo (avveduto!) avviso, Gioachino Rossini rispose senza esitazioni: “Ludwig Van Beethoven, naturalmente!” L’intervistatore allora decise di provocarlo e gli chiese [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/02/FESTIVAL-VERDI-2019-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/02/FESTIVAL-VERDI-2019-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/02/FESTIVAL-VERDI-2019-300x300.jpg 300w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/02/FESTIVAL-VERDI-2019-80x80.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p align="justify">Mentre l’<strong>Associazione Mozart</strong> Italia festeggia a<strong> Rovereto</strong> il 250° dell’importante viaggio in Italia del grande <strong>Wolfgang Amadeus,</strong> scorrono più a sud eventi di grande musica.</p>
<p align="justify">Alla domanda su chi fosse il più grande compositore a suo (avveduto!) avviso, <strong>Gioachino Rossini</strong> rispose senza esitazioni: <em>“Ludwig Van Beethoven, naturalmente!</em>” L’intervistatore allora decise di provocarlo e gli chiese nuovamente: “<em>E Mozart?</em>” Lui sorrise e confermò: “No, no… Il miglior compositore è Beethoven. Mozart è… La Musica!”</p>
<p align="justify">Magia della melodia mozartiana, incantesimo del contrasto beethoveniano, nobiltà formale e suggestione in Rossini, documentazione magistrale del momento storico e musicale in Verdi e Wagner, grande ispirazione nordorientale di Musorgskij…</p>
<p align="justify">Giuseppe Verdi conosceva a memoria la quinta sinfonia di Ludwig Van Beethoven, “<em>del Destino”</em> e, se nel grande tedesco <i>il destino</i> bussa alla porta, in Verdi, sempre cosi organico e popolare, si trova invece la bella declinazione della sua forza sulla vita umana. “<em>La forza del destino”</em>, infatti (in teatro a Reggio, Modena e Piacenza, con cast differenti, ma sempre almeno adeguati) non porta echi roboanti e delicati di abbandono filosofico, non l’uomo di fronte al tutto, come nel mai superato maestro del contrasto, ma l’uomo corrente e vigoroso, l’uomo verdiano, di fronte ai problemi della vita, di una vita, di più vite, di una società umana alla ricerca di nuovi equilibri e di nuove soluzioni.</p>
<p align="justify">Sì, perché l’<strong>uomo verdiano</strong> si nutre della consapevolezza filosofica dell’uomo beethoveniano e la usa come concime, come seme, come consiglio, e rischia, rischia nel dare una soluzione ai suoi problemi, nelle trame così intricate delle sue opere: intricate come la società umana della seconda metà del XIX secolo.</p>
<p align="justify"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-163472 alignleft" src="https://www.lavocedeltrentino.it/wp-content/uploads/2019/02/Beethoven-1-236x300.jpg" sizes="auto, (max-width: 236px) 100vw, 236px" srcset="https://www.lavocedeltrentino.it/wp-content/uploads/2019/02/Beethoven-1-236x300.jpg 236w, https://www.lavocedeltrentino.it/wp-content/uploads/2019/02/Beethoven-1.jpg 466w" alt="" width="236" height="300" /></p>
<p align="justify">Certo, il <strong>1806</strong> della quinta sinfonia non è il 1862 de “<em>La forza del destino</em>”. Le chiarezze hegeliane e il furore romantico stanno barcollando di fronte all’incedere della rivoluzione industriale, rivoluzione di nuovi pesi e misure, dove l’ironia e la volontà verdiana trova un equilibrio ansioso e straordinariamente efficace.</p>
<p align="justify">Lui non lo sa, ma lo dimostrano i successi delle sue opere, anche quando intessute su trame improbabili, pretesto per quelle grandi composizioni (e piccole, le sue mille arie di successo) con cui Verdi definisce il vero senso di un’epoca.</p>
<p align="justify">Una storia di debiti e crediti, quella de “<em>La forza del destino”</em>. Se Verdi è in debito con Beethoven, è in credito con Musorgskij, il cui “<em>Boris Godunov”</em> non avrebbe mai potuto essere tale, per enunciato dello stesso maestro russo, se non ci fosse stata la ispirazione del Cigno, dovuta alla<strong> committenza pietroburghese.</strong></p>
<p align="justify">Bella dialettica, questa, di grande musica europea… E anche la vittoria sulla stanchezza e forse anche sul limite di interpretazione storica quando, conoscendo Wagner, Verdi pensa che la strada del futuro passi da Bayreuth e non da Busseto. È l’inerzia della mentalità post-illuminista che gli fa pensare ciò, mentre il mondo è confuso…</p>
<p align="justify">Ma è proprio quel mondo spaesato, <i>unheimlich</i>, che lo cerca, perché anche Verdi è, in quegli anni, confuso come il mondo e sempre grande, grandissimo musicista. Infatti, “La forza del destino” è proprio grande musica, prima di ogni altro aspetto della <strong>sinestesia operistica</strong>.</p>
<p align="justify">Si nota una crisi di fede cristiana, giustificata dalle temperie incipienti: il palleggio tra il bene e il male è lì quasi irrisolto, infatti, e ben diverso dal solito, con un male che vince malgrado tutto con malvagia evidenza, o di un bene che sbaraglia il suo antagonista.<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-163467 alignright" src="https://www.lavocedeltrentino.it/wp-content/uploads/2019/02/S.-Francesco-del-prato-Parma-1-300x225.jpg" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" srcset="https://www.lavocedeltrentino.it/wp-content/uploads/2019/02/S.-Francesco-del-prato-Parma-1-300x225.jpg 300w, https://www.lavocedeltrentino.it/wp-content/uploads/2019/02/S.-Francesco-del-prato-Parma-1.jpg 500w" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p align="justify">Proprio qui, nel continuo ricorso alla maledizione, <strong>Verdi</strong> si mostra fragile, ed escono dalle sue righe melodie e sfondi musicali di grandissimo effetto e profondità. Ma anche sinistre grida e coincidenze perturbanti. Opera della sfortuna, confermata anche a <strong>Reggio Emilia,</strong> col decesso pochi giorni prima della messinscena al teatro Valli, di un importante costumista.</p>
<p align="justify">Peccato non aver avuto al Teatro Valli di Reggio (pur in un cast perfettamente adeguato, va detto, senza dilungarsi in valutazioni sempre almeno passabili dei cantanti) l’<strong>Anna Pirozzi</strong> nella smagliante forma del Comunale di Modena. Lì ha fatto il bis del celebre “<em>Pace, mio dio…”</em>. Peccato, ripeto, perché di pace… non ce n’è mai abbastanza!</p>
<p align="justify">Ma veniamo all’altro Verdi di questi giorni, quello del Festival Verdi 2019, in attesa di <strong>Parma Capitale italiana della cultura</strong>, per il 2020.</p>
<p align="justify">Il Festival lascia il <strong>Farnese,</strong> dopo averlo reso contemporaneo con la suite Greenway – Vick – Wilson, ovvero “<em>come il torero gira le spalle al toro”</em>, ma il gusto della corrida, non sia mai detto, non si perda! Ed ecco, con l’aiuto della Diocesi, profilarsi la stupenda iniziativa di ristrutturazione del grande gotico di S. Francesco al Prato.</p>
<p align="justify"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-163469 alignleft" src="https://www.lavocedeltrentino.it/wp-content/uploads/2019/02/Locandina-della-prima-alla-Scala-di-Milano-del-Boris-Godunov-di-Musorgskij-1-209x300.jpg" sizes="auto, (max-width: 209px) 100vw, 209px" srcset="https://www.lavocedeltrentino.it/wp-content/uploads/2019/02/Locandina-della-prima-alla-Scala-di-Milano-del-Boris-Godunov-di-Musorgskij-1-209x300.jpg 209w, https://www.lavocedeltrentino.it/wp-content/uploads/2019/02/Locandina-della-prima-alla-Scala-di-Milano-del-Boris-Godunov-di-Musorgskij-1.jpg 418w" alt="" width="209" height="300" />Cosa posso dire, se non che in questi anni la direzione del Regio e del Festival Verdi ha seguito il mio stesso criterio di buon senso, fino a farmi profetizzare le scelte di direzione artistica? Avevo detto nostalgia di Zeffirelli, ed eccolo quest’anno nel suo allestimento del 2002 di “Aida” in scena al Verdi di Busseto; avevo detto <em>“Non è il momento di studiare il rapporto tra Verdi e il Pop o la musica leggera?”</em>, ed ecco un capitolo del <strong>Verdi Off</strong>dedicato; avevo detto che bisognava lasciare maggior spazio all’elemento cristiano, come importante fattore d’imprinting culturale del brand Verdi, ed ecco arrivare l’importante collaborazione con la Curia per S. Francesco del Prato con la messinscena d<em>i “Luisa Miller</em>”; mi è amico e stimato tenore Stefan Pop, ed eccolo ne “I due Foscari”, che apre il Festival…</p>
<p align="justify">Sono solo alcuni casi di una sintonia davvero simpatica. Chissà se anche il <strong>Nabucco</strong> di quei due matti di Ricci/Forte contribuirà a rafforzare quest’amicizia?</p>
<p align="justify"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-163471 aligncenter" src="https://www.lavocedeltrentino.it/wp-content/uploads/2019/02/Copertina-del-libretto-di-Alexandre-Charles-Lecocq-di-Giuseppe-Verdi-La-forza-del-destino-1-708x1024.jpg" sizes="auto, (max-width: 708px) 100vw, 708px" srcset="https://www.lavocedeltrentino.it/wp-content/uploads/2019/02/Copertina-del-libretto-di-Alexandre-Charles-Lecocq-di-Giuseppe-Verdi-La-forza-del-destino-1-708x1024.jpg 708w, https://www.lavocedeltrentino.it/wp-content/uploads/2019/02/Copertina-del-libretto-di-Alexandre-Charles-Lecocq-di-Giuseppe-Verdi-La-forza-del-destino-1-208x300.jpg 208w, https://www.lavocedeltrentino.it/wp-content/uploads/2019/02/Copertina-del-libretto-di-Alexandre-Charles-Lecocq-di-Giuseppe-Verdi-La-forza-del-destino-1-768x1110.jpg 768w, https://www.lavocedeltrentino.it/wp-content/uploads/2019/02/Copertina-del-libretto-di-Alexandre-Charles-Lecocq-di-Giuseppe-Verdi-La-forza-del-destino-1-1320x1908.jpg 1320w" alt="" width="944" height="1365" /></p>
<div class="g-single a-135"></div>
<div><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone  wp-image-157934" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/02/Arnaldo-Volani-presidente-dellAssociazione-Mozart-Italia.jpg" alt="" width="943" height="1178" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/02/Arnaldo-Volani-presidente-dellAssociazione-Mozart-Italia.jpg 871w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/02/Arnaldo-Volani-presidente-dellAssociazione-Mozart-Italia-240x300.jpg 240w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/02/Arnaldo-Volani-presidente-dellAssociazione-Mozart-Italia-768x959.jpg 768w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/02/Arnaldo-Volani-presidente-dellAssociazione-Mozart-Italia-820x1024.jpg 820w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/02/Arnaldo-Volani-presidente-dellAssociazione-Mozart-Italia-500x625.jpg 500w" sizes="auto, (max-width: 943px) 100vw, 943px" /></div>
<div>Arnaldo Volani</div>
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