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	<title>resti di stambecco Archivi - La voce di Bolzano</title>
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	<title>resti di stambecco Archivi - La voce di Bolzano</title>
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		<title>Resti di stambecco ritrovati in Alto Adige: nuove analisi sui reperti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jan 2023 06:44:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alto Adige]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2023/01/bock2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2023/01/bock2-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2023/01/bock2-80x80.jpg 80w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />&#8220;Il passo più importante ora è quello di classificare il reperto&#8220;, afferma David Gruber, direttore del Museo di Scienze naturali dell’Alto Adige, che ha accompagnato il trasferimento dei resti animali del periodo neolitico. È già stato accertato che i resti dello stambecco sono vecchi di almeno 7000 anni, come confermato dall&#8217;analisi al radiocarbonio effettuata all&#8217;inizio di dicembre. Ora l&#8217;Ufficio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2023/01/bock2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2023/01/bock2-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2023/01/bock2-80x80.jpg 80w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p style="text-align: justify">&#8220;<em>Il passo più importante ora è quello di classificare il <strong>reperto</strong></em>&#8220;, afferma <strong>David Gruber</strong>, <strong>direttore del Museo di Scienze naturali dell’Alto Adige</strong>, che ha accompagnato il trasferimento dei resti animali del periodo neolitico.</p>
<p style="text-align: justify">È già stato accertato che i resti dello stambecco sono vecchi di <strong>almeno 7000 anni</strong>, come confermato dall&#8217;analisi al radiocarbonio effettuata all&#8217;inizio di dicembre. Ora l&#8217;<strong>Ufficio Archeologico</strong> incaricherà un esperto di esaminare ulteriormente i resti. <em>&#8220;Se si può dimostrare che l&#8217;uomo ha tenuto gli animali lì, a più di 3000 metri di altitudine, o che gli stambecchi sono morti per mano dell&#8217;uomo, possiamo considerare tali reperti di rilevanza archeologica</em>&#8220;, <strong>spiega Gruber</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Per il resto,<strong> si tratta di una scoperta di importanza zoologica</strong>. Gli esperti, nel frattempo, stanno seguendo con grande interesse anche i ritrovamenti di resti animali risalenti al periodo Neolitico.</p>
<p style="text-align: justify">&#8220;<em>In laboratorio possono essere rilevate soprattutto le influenze della caccia</em>&#8220;, afferma <strong>Herwig Prinoth</strong>, conservatore di paleontologia presso il Museo di Scienze naturali. Tuttavia non si può escludere che si trattasse di un luogo di culto: tracce di vernice, ad esempio, potrebbero fornire un indizio in tal senso. &#8220;<em>È anche importante compiere un&#8217;ispezione in loco, che andremo ad effettuare presto con il nostro personale, dell&#8217;Ufficio archeologico e forestale</em>&#8220;, <strong>dice Gruber. </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Si attendono ora ulteriori analisi genetiche</strong>. &#8220;<em>Lo stambecco è stato oggetto di una caccia massiccia nella regione alpina tra il XVI e il XIX secolo, e a metà dell&#8217;Ottocento era praticamente estinto; <strong>nel Gran Sasso</strong> c&#8217;era una colonia protetta da regio-decreto formata da circa 50 animali</em>&#8220;, spiega <strong>Petra Kranebitter</strong>, conservatrice zoologica al Museo di Scienze naturali.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Ci sono state reintroduzioni di alcune specie</strong> e alla fine del 2013 la popolazione segnalata in Alto Adige era formata da circa 1400 animali. &#8220;<em>In Svizzera esistevano confronti genetici. Il ritrovamento presso Cima Fiammante è il più orientale finora effettuato nell&#8217;epoca in cui le colonie di stambecchi erano numerose e distribuite omogeneamente: siamo curiosi di scoprire quali risultati porterà il confronto genetico dei reperti con quelli dell&#8217;attuale popolazione di ungulati&#8221;</em>, <strong>evidenzia Kranebitter</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il ritrovamento, le prime scoperte, il trasferimento: ora tocca alla scienza</strong></p>
<p style="text-align: justify">All&#8217;inizio dello scorso mese di luglio,<strong> Stefan Pirpamer</strong>, <strong>Tobias Brunner</strong>, <strong>Arno Ebnicher</strong> e <strong>Luca Mercuri</strong> hanno trovato resti di almeno <a href="https://news.provincia.bz.it/it/news/il-laboratorio-conferma-i-resti-di-stambecco-hanno-7-000-anni" target="_blank" rel="noopener">15 stambecchi sull&#8217;altopiano sommitale</a> di <strong>Cima Fiammante</strong>, a quota 3.228 metri, nel Parco Naturale del Gruppo di Tessa, segnalando il ritrovamento alla stazione forestale di San Leonardo in Passiria. Il vice capostazione <strong>Andreas Hofer</strong> ha atteso ieri David Gruber e il suo staff, che hanno raccolto i resti trasportandoli fino a Bolzano. Imballati in alcune scatole, i reperti sono stati trasferiti in un deposito del Museo di Scienze naturali.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>In un prossimo futuro, essi verranno inseriti in un database e poi consegnati agli esperti scientifici</strong>. &#8220;<em>L&#8217;Ufficio Archeologico incaricherà nei prossimi giorni un esperto di effettuare ulteriori indagini. Non appena sarà disponibile un risultato, un gruppo di lavoro deciderà quali ulteriori accertamenti condurre sui resti degli ungulati e dove, eventualmente, esporli</em>&#8220;,<strong> sottolinea Gruber</strong>. Forse è una coincidenza che questo trasferimento avvenga quasi esattamente 25 anni dopo quello più celebre, da Innsbruck a Bolzano, della mummia venuta dal ghiaccio Ötzi. Quel che è certo è che<strong> i resti dello stambecco, con un&#8217;età di 7000 anni, risultano essere circa 1700 anni più vecchi di quelli della mummia del Similaun</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Appello ai cacciatori di reperti: consegnarli o lasciarli in loco</strong></p>
<p style="text-align: justify">Non si può escludere al momento che sulla sommità della Cima Fiammante si trovino ancora reperti, non riconoscibili soprattutto agli occhi dei profani. Non è da escludere, inoltre, che qualche escursionista possa avere già prelevato ossa o altri reperti.</p>
<p style="text-align: justify">“<em>Faccio un appello affinché tutti i reperti individuati rimangano sul posto e invito coloro che hanno scoperto qualcosa di</em> <a href="https://www.natura.museum/it/" target="_blank" rel="noopener">inviarci una foto o contattarci</a> <em>in modo che gli esperti possano recuperare i resti sul posto. Chiediamo a questi alpinisti di consegnare i reperti al Museo di Scienze naturali, in modo che la scienza possa ricostruire un quadro il più possibile esaustivo</em>&#8220;, <strong>conclude David Gruber</strong>.</p>
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		<title>Il laboratorio conferma: i resti di stambecco hanno 7.000 anni</title>
		<link>https://www.lavocedibolzano.it/il-laboratorio-conferma-i-resti-di-stambecco-hanno-7-000-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Dec 2022 07:41:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[hanno 7.000 anni]]></category>
		<category><![CDATA[laboratorio conferma]]></category>
		<category><![CDATA[resti di stambecco]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2022/12/Steinbocke-Lodner-2022-12-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2022/12/Steinbocke-Lodner-2022-12-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2022/12/Steinbocke-Lodner-2022-12-80x80.jpg 80w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />Quattro alpinisti,  Stefan Pirpamer, Tobias Brunner, Arno Ebnicher e Luca Mercuri, nel luglio scorso hanno trovato i resti di almeno 15 stambecchi sull&#8217;altopiano sommitale di Cima Fiammante a 3.228 metri di quota nel Gruppo di Tessa. Hanno segnalato il ritrovamento alla stazione forestale di San Leonardo in Passiria ed i forestali hanno effettuato un sopralluogo e recuperato i resti. Parti di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2022/12/Steinbocke-Lodner-2022-12-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2022/12/Steinbocke-Lodner-2022-12-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2022/12/Steinbocke-Lodner-2022-12-80x80.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p style="text-align: justify;">Quattro alpinisti,  <strong>Stefan Pirpamer, Tobias Brunner, Arno Ebnicher </strong>e<strong> Luca Mercuri</strong>, nel luglio scorso hanno trovato i resti di almeno <strong>15 stambecchi</strong> sull&#8217;altopiano sommitale di <strong>Cima Fiammante a 3.228 metri di quota </strong>nel Gruppo di Tessa.</p>
<p style="text-align: justify;">Hanno segnalato il ritrovamento alla stazione forestale di San Leonardo in Passiria ed i forestali hanno effettuato un sopralluogo e recuperato i resti. Parti di ossa, crani e resti di pellicce sono stati consegnati alla <strong>Fondazione Edmund Mach di San Michele</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Essendo già stati effettuati ritrovamenti paleontologici in aree limitrofe, si è ipotizzato che tale ritrovamento potesse essere anche di interesse archeologico. Sotto la direzione di <strong>Heidi Christine Hauffe</strong> e <strong>Matteo Girardi</strong>, le indagini sono state condotte nello speciale laboratorio genetico di San Michele all’Adige e infine la documentazione è stata consegnata al laboratorio speciale per la datazione al radiocarbonio della <strong>Queens University di Belfast </strong>(Irlanda).</p>
<p style="text-align: justify;">In base ai risultati emersi dalle indagini i resti degli stambecchi dovrebbero avere <strong>circa 7.018 anni </strong>con un margine in più o in meno di circa 37 anni. In sostanza gli stambecchi risalgono al <strong>Neolitico</strong>, ed <strong>hanno quindi circa 1.700 anni più di Ötzi</strong>, che è stato trovato nel 1991 sull&#8217;Hauslabjoch al confine tra la Val Senales e la Val Venosta.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Questi ritrovamenti sono una buona notizia. Ora lasceremo che la scienza faccia il suo lavoro e poi daremo ai reperti il ​​posto che meritano</em>&#8220;, afferma il presidente della Provincia, <strong>Arno Kompatscher</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">I resti degli stambecchi sono attualmente conservati al sicuro nella stazione forestale di San Leonardo in Passiria  e saranno presto consegnati all&#8217;<strong>Ufficio Beni archeologici</strong>. È già stato costituito un gruppo di lavoro guidato dal <strong>Museo di scienze naturali</strong> che deciderà sui prossimi passi da compiere, ad esempio, quali ulteriori indagini devono essere condotte, chi deve svolgerle, dove e come devono essere conservati i resti. Solo in un secondo momento si deciderà se e dove esporre i resti risalenti al Neolitico.</p>
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