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	<title>sistema immunitario Archivi - La voce di Bolzano</title>
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	<description>Quotidiano online indipendente</description>
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	<title>sistema immunitario Archivi - La voce di Bolzano</title>
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		<title>Cos’è un&#8217;allergia crociata?</title>
		<link>https://www.lavocedibolzano.it/cose-unallergia-crociata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2020 10:50:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere e Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Tutela Consumatori Utenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/03/allergie-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/03/allergie-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/03/allergie-80x80.jpg 80w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />I pollini, gli acari della polvere, i peli di animali e gli alimenti sono spesso fattori scatenanti di reazioni allergiche. Entrano nel corpo attraverso le vie respiratorie o l’intestino e provocano nelle persone colpite disturbi di varia natura, come starnuti, asma, gonfiori, arrossamento degli occhi, eruzioni cutanee o disturbi gastro-intestinali. Alcune sostanze, come il lattice, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/03/allergie-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/03/allergie-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/03/allergie-80x80.jpg 80w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p style="text-align: justify;">I pollini, gli acari della polvere, i peli di animali e gli alimenti sono spesso fattori scatenanti di <strong>reazioni allergiche</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Entrano nel corpo attraverso le vie respiratorie o l’intestino e provocano nelle persone colpite disturbi di varia natura, come starnuti, asma, gonfiori, <strong>arrossamento degli occh</strong>i, eruzioni cutanee o disturbi gastro-intestinali. Alcune sostanze, come il lattice, causano reazioni quando entrano a contatto con la pelle.</p>
<p style="text-align: justify;">L’allergia è una reazione eccessiva del<strong> sistema immunitario</strong> del corpo a sostanze in realtà innocue. In risposta al primo contatto con queste sostanze, il corpo produce anticorpi chiamati immunoglobine E (IgE) che agiscono <strong>contro l’allergene</strong>, ossia la sostanza che determina la manifestazione allergica, come per esempio il <strong>polline di betulla</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli anticorpi restano nel tessuto connettivo e sulle membrane mucose, sulla superficie dei cosiddetti mastociti. A un nuovo contatto con l’allergene, le <strong>immunoglobine</strong> riconoscono l’“<em>intruso</em>”, lo marcano e danno così inizio alla reazione allergica.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando diverse sostanze che causano <strong>manifestazioni allergiche</strong> si assomigliano molto dal punto di vista biologico o chimico, si possono scatenare cosiddette reazioni crociate.</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>In questi casi il sistema immunitario identifica come allergeni anche i composti simili e reagisce anche ad essi</em>”, spiega Silke Raffeiner, nutrizionista presso il <strong>Centro Tutela Consumatori Utenti</strong>. “<em>Si potrebbe dire che, nel caso di un’allergia crociata, il sistema immunitario non riesce a distinguere i vari allergeni</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;allergia crociata può insorgere, ma non necessariamente. Un’allergia crociata molto frequente è quella al p<strong>olline di betulla</strong> e alle mele: si stima che il 60% delle persone affette da allergia al polline di betulla manifestano reazioni anche alle mele, alle noci, alla frutta cruda con semi o nocciolo o alle fragole.</p>
<p style="text-align: justify;">Altri esempi di allergia crociata sono, quella al<strong> polline di artemisia</strong>, quella al sedano (ai peperoni e alle carote crude), quella al <strong>lattice</strong> e quella alla banana. Sono state riscontrate altresì allergie crociate tra acari della polvere e crostacei.</p>
<p>Ad ogni modo, le persone colpite da questo tipo di allergie in genere non devono rinunciare completamente a tali alimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel caso delle mele e della frutta con nocciolo, gli<strong> allergeni</strong> vengono generalmente <strong>inattivati con il calor</strong>e, di modo che la frutta, ad esempio, può essere tranquillamente consumata cotta.</p>
<p style="text-align: justify;">Le vecchie varietà di mele contengono di solito una quantità inferiore di allergeni, rispetto alle varietà provenienti da nuove colture. Inoltre, può servire anche sbucciare le mele, perché in questo modo viene eliminata una parte dell’allergene.</p>
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		<title>Consigli del CTCTU: come coltivare i germogli in casa</title>
		<link>https://www.lavocedibolzano.it/consigli-del-ctctu-come-coltivare-i-germogli-in-casa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jan 2020 05:30:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Tutela Consumatori Utenti]]></category>
		<category><![CDATA[germinazione]]></category>
		<category><![CDATA[germogli]]></category>
		<category><![CDATA[germogliatore]]></category>
		<category><![CDATA[Nutrizionista]]></category>
		<category><![CDATA[prodotti biologici]]></category>
		<category><![CDATA[sistema immunitario]]></category>
		<category><![CDATA[sostanze nutritive]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/01/germogli-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/01/germogli-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/01/germogli-300x300.jpg 300w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/01/germogli-80x80.jpg 80w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />I germogli sono vere e proprie bombe di vitamine, inoltre contengono un prezioso apporto di proteine, fibre e sostanze minerali. Per germoglio si intende la piccola piantina germinata dal seme, che demolisce e ricompone le sostanze nutritive in esso contenute. “Specialmente d’inverno, quando l’offerta di prodotti freschi di stagione è più limitata, i germogli rappresentano [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/01/germogli-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/01/germogli-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/01/germogli-300x300.jpg 300w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2020/01/germogli-80x80.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p class="p1" style="text-align: justify;">I <strong>germogli</strong> sono vere e proprie bombe di vitamine, inoltre contengono un prezioso apporto di proteine, fibre e sostanze minerali. Per germoglio si intende la piccola piantina germinata dal seme, che demolisce e ricompone le<strong> sostanze nutritive</strong> in esso contenute.</p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">“<em>Specialmente d’inverno, quando l’offerta di <strong>prodotti freschi di stagione</strong> è più limitata, i germogli rappresentano un vero arricchimento per la nostra dieta</em>“, assicura Silke Raffeiner, <strong>nutrizionista</strong> presso il <strong>Centro Tutela Consumatori Utenti</strong>.</p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">Si addicono a essere fatti germogliare in casa sia i chicchi di cereali, come grano o segale, sia i legumi, come lenticchie o ceci, i semi di senape e ravanello, il sesamo e i semi di girasole. Nei negozi di <strong>prodotti biologici</strong> si trovano anche miscele di sementi.</p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">Per germogliare, i semi hanno bisogno di acqua, ossigeno e luce, mentre la temperatura ideale è compresa<strong> tra 18° e 22° C</strong>. Come recipienti si prestano bene allo scopo gli appositi vassoi o barattoli in vetro per la <strong>germinazione</strong>, ma anche normali barattoli con coperchio avvitabile o ciotole, da coprire con una garza in materiale sintetico che viene fissata con un elastico.</p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">“<em>Per ridurre al minimo il rischio di effetti nocivi alla salute generati da batteri e muffe, una buona igiene è importante</em>”, sottolinea l’esperta di alimentazione del CTCU. Prima di essere utilizzati, i <strong>germogliatori</strong> vanno lavati accuratamente con acqua calda. Si eliminano i semi scoloriti e i frammenti, poi si sciacquano abbondantemente i semi in un colino sotto l’acqua corrente e li si mette in ammollo per tutta la notte in una quantità d’acqua pari al doppio o al triplo del loro volume.</p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">Il mattino seguente i semi vanno scolati, eliminando quelli che non si sono gonfiati e le bucce vuote. I semi gonfi o germogliati vanno <strong>sciacquati abbondantemente ogni mattina</strong> e ogni sera sotto l’acqua corrente; i ceci e la soia possono essere sciacquati anche tre o quattro volte al giorno. Si scola bene l’acqua in eccesso e durante il giorno si pone il germogliatore in un posto ben illuminato.</p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">Affinché i semi non giacciano nell’acqua marcendo o ammuffendo, il germogliatore, ovvero il vaso per conserve, va messo inclinato su un piatto con l’apertura (coperta) verso il basso. Dopo tre o quattro giorni i germogli si possono mangiare, ma prima di essere consumati andrebbero <strong>lavati accuratamente</strong> un’ultima volta.</p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">Alle persone con <strong>sistema immunitario debole</strong> si consiglia di sbollentarli prima di mangiarli: si mettono i germogli in un colino e si immerge quest’ultimo in una pentola con acqua bollente per mezzo minuto. Anche i germogli dei legumi andrebbero sbollentati poiché contengono composti nocivi alla salute, che però vengono demoliti con il calore.</p>
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		<title>&#8220;AppleCare&#8221;: curare l&#8217;allergia al polline di betulla mangiando mele</title>
		<link>https://www.lavocedibolzano.it/180614-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Dec 2019 06:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[allergia]]></category>
		<category><![CDATA[allergia crociata]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/12/imm-24-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/12/imm-24-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/12/imm-24-300x300.jpg 300w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/12/imm-24-80x80.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" />“Una mela al giorno toglie il medico di torno”: recita un detto popolare, che ora una volta di più ha trovato fondamento scientifico. Un team di ricerca interdisciplinare, guidato dal biologo molecolare del Centro di Sperimentazione Laimburg Thomas Letschka, ha sviluppato una terapia naturale per curare l’allergia al polline di betulla consumando mele. Al progetto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/12/imm-24-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/12/imm-24-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/12/imm-24-300x300.jpg 300w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/12/imm-24-80x80.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p style="text-align: justify;">“<em>Una mela al giorno toglie il medico di torno</em>”: recita un <strong>detto popolare</strong>, che ora una volta di più ha trovato <strong>fondamento scientifico</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un team di ricerca interdisciplinare, guidato dal <strong>biologo molecolare del Centro di Sperimentazione Laimburg Thomas Letschka</strong>, ha sviluppato una<strong> terapia naturale per curare l’allergia al polline di betulla</strong> consumando mele.</p>
<p style="text-align: justify;">Al progetto hanno partecipato anche il Reparto di Dermatologia dell’Azienda Sanitaria dell‘Alto Adige, l’Istituto di Chimica Organica dell’Università di Innsbruck, e il Reparto di Dermatologia, Venereologia e Allergologia dell’Università di Medicina Innsbruck.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 04.12.2019, presso il Centro Laimburg, è stata presentata per questa terapia al pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante l’evento una paziente, che da anni soffriva di allergia al polline di betulla, ha raccontato la sua esperienza con la terapia del <strong>progetto AppleCare</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno studio per <strong>evitare l’utilizzo di farmaci sintetici</strong> nella cura dell’allergia al polline di betulla &#8220;<em>L&#8217;allergia è una<strong> reazione infiammatoria</strong> del sistema immunitario a una sostanza specifica</em> — spiega Klaus Eisendle, primario del Reparto di Dermatologia all’ospedale di Bolzano — <em>Al primo contatto, il corpo forma anticorpi contro questa sostanza e a ogni ulteriore esposizione se ne formano sempre più, fino a quando non si arriva a una reazione eccessiva del corpo, che si manifesta in genere in sintomi come gonfiore, arrossamento, stanchezza cronica etc.&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;">In Alto Adige, dal 20 al <strong>25% della popolazione soffre di allergie</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">I principali fattori scatenanti sono pollini, animali domestici o acari.</p>
<p style="text-align: justify;">L’allergia al polline di betulla ha il suo picco tra marzo e aprile e colpisce una persona su cinque in Europa Centrale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni anno si registra un chiaro incremento di questa percentuale, anche nel Tirolo e in Alto Adige.</p>
<p style="text-align: justify;">I sintomi più ricorrenti sono rinite e congiuntivite, prurito e lacrimazione, congestione nasale, affaticamento e mal di testa e possono manifestarsi da lievi a molto invalidanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Numerosi pazienti sono costretti a ricorrere a <strong>soluzioni farmacologiche</strong> per arginare i fastidi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questa terapia di<strong> iposensibilizzazione</strong> all’allergia, i pazienti devono farsi iniettare l’allergene in forma di preparato sintetico per diversi anni al fine di abituare il proprio <strong>sistema immunitario</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla luce di questo scenario, l’obiettivo del progetto AppleCare era quello di <strong>sviluppare un’immunoterapia</strong> per la cura dell’allergia al polline di betulla.</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>In un&#8217;immunoterapia, viene somministrata al corpo la sostanza allergenica in piccole dosi, aumentandole gradualmente fino a quando il corpo non si è abituato e la sostanza non viene più riconosciuta come estranea</em>”, afferma Bettina Nothegger dell&#8217;Università di Medicina Innsbruck.</p>
<p style="text-align: justify;">Il punto di partenza del progetto è stato l&#8217;osservazione che coloro che soffrono di allergia al polline di betulla, presentano gli stessi sintomi anche mangiando mele.</p>
<p style="text-align: justify;">Cross-allergie tra mela e polline Come funziona la terapia in pratica?</p>
<p style="text-align: justify;">Per lo sviluppo dell&#8217;immunoterapia, il <strong>team di ricerca interdisciplinare</strong> ha sfruttato la somiglianza strutturale tra la proteina del polline di betulla che innesca la reazione allergica e una proteina correlata della mela.</p>
<p style="text-align: justify;">In alcuni frutti come mele, pesche, ciliegie, in alcune verdure, quali ad esempio carote, sedano e finocchio e frutta secca, sono presenti proteine molto simili all&#8217;allergene del polline di betulla e che possono quindi scatenare i classici sintomi allergici.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta in questo caso di un&#8217;<strong>allergia crociata</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, l&#8217;allergene alla mela (Mal d1) e l&#8217;allergene ai pollini di betulla (Bet v1) sono difficilmente distinguibili l&#8217;uno dall&#8217;altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa somiglianza è stata esaminata nel progetto AppleCare per sviluppare una<strong> terapia naturale per curare l&#8217;allergia al polline di betulla</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il principio di base della terapia è che con l&#8217;<strong>assunzione controllata di allergeni alle mele</strong> si può contrastare anche l&#8217;allergia al polline di betulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando un paziente ingerisce una piccola quantità di una certa varietà di mele, e quindi piccole quantità di allergene, il sistema immunitario viene &#8220;<em>iposensibilizzato</em>&#8220;, in altre parole, il corpo si abitua lentamente all&#8217;allergene e non risponde più in modo difensivo.</p>
<p style="text-align: justify;">La “<strong><em>terapia delle mele</em></strong>”.</p>
<p style="text-align: justify;">I ricercatori del progetto AppleCare hanno <strong>esaminato attentamente 23 varietà di mele</strong> per scoprire quali promettono i migliori risultati terapeutici.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra queste c&#8217;erano varietà disponibili in ogni supermercato, ma anche vecchie varietà locali che sono state dimenticate, e varietà a polpa rossa, l&#8217;ultima tendenza nel mondo delle mele.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo sperimentazioni sia in laboratorio che in test clinici, sono state selezionate tre varietà adatte ad essere incluse nel protocollo terapeutico: la varietà a polpa rossa RM-1, conosciuta con il marchio Red Moon®, la varietà Cripps Pink, nota anche come Pink Lady® e la Golden Delicious.</p>
<p style="text-align: justify;">La terapia naturale sviluppata nell’ambito del progetto prevede il consumo progressivo delle tre varietà in un ordine preciso, partendo dalla mela meno allergenica fino a quella più allergenica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il paziente dovrebbe iniziare a <strong>consumare delle piccole quantità della prima varietà</strong>, la RM1/Red Moon®, nel periodo da settembre a ottobre fino ad arrivare a mangiare una mela intera al giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Successivamente passa alla <strong>varietà Cripps Pink/Pink Lady®</strong>, da consumare via via fino una al giorno da novembre a dicembre.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, da gennaio in poi, per la durata di tutto il periodo dell’allergia e anche oltre, si consiglia di consumare una <strong>Golden Delicious</strong> al giorno, partendo anche in questo caso da piccole quantità dovessero insorgere sintomi o fastidi.</p>
<p style="text-align: justify;">La Golden Delicious si è dimostrata essere una varietà <strong>altamente allergenica</strong> ma, una volta iposensibilizzato il corpo con le prime due fasi della terapia, anche i pazienti più sensibili dovrebbero tollerarla.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>È importante continuare a mangiare mele quotidianamente anche a terapia terminata, in modo da mantenerne l&#8217;effetto</em>&#8220;, sottolinea Bettina Nothegger dell&#8217;Università di Medicina Innsbruck.</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Il nostro studio ha dimostrato che la terapia con le mele può portare a numerosi vantaggi per i pazienti allergici</em> — dichiara Thomas Letschka, responsabile del settore Genomica Applicata e Biologia Molecolare del Centro di Sperimentazione Laimburg, nonché coordinatore del progetto AppleCare — <em>Finalmente possono mangiare mele fresche, tollerano anche frutta e verdura che prima non potevano mangiare e, non ultimo, finalmente respirano liberamente in primavera</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">A confermare ciò, una paziente che per anni ha sofferto di allergia al polline di betulla, nonché a mele e altre verdure e, partecipando agli studi clinici della terapia a base di mele sviluppata del<strong> team di ricercatori</strong>, ha potuto notare sensibili miglioramenti.</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>È meraviglioso poter mordere di nuovo una mela dopo 15 anni senza provare alcun fastidio</em>&#8220;, ha detto. &#8220;<em>Inoltre, ho resistito molto meglio alla stagione dei pollini quest&#8217;anno e ho avuto molti meno problemi con la l’allergia da fieno. Sono contenta di questo successo terapeutico, raggiunto semplicemente mangiando mele.</em>”</p>
<p style="text-align: justify;">La terapia non va intesa come sostituta di una <strong>dieta variata ed equilibrata</strong> e di uno stile di vita sano.</p>
<p style="text-align: justify;">Si consiglia in ogni caso di sentire il parere del medico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto AppleCare è stato finanziato dal Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale e da Interreg V-A Italia-Austria 2014–2020.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>Centro di Sperimentazione Laimburg</strong>  è l’istituto di ricerca nel settore agroalimentare in Alto Adige e si occupa soprattutto di ricerca applicata diretta ad aumentare la competitività e la sostenibilità dell’agricoltura altoatesina per garantire la qualità dei prodotti agricoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni anno, i 150 collaboratori del centro lavorano a 350 progetti e attività in tutti campi dell’agricoltura altoatesina, dalla frutticoltura e viticoltura fino all’agricoltura montana e alle <strong>tecnologie alimentari</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Centro di Sperimentazione Laimburg è stato fondato nel 1975 a Vadena nella Bassa Atesina.</p>
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		<title>Davvero lo yogurt probiotico rafforza il sistema immunitario?</title>
		<link>https://www.lavocedibolzano.it/davvero-lo-yogurt-probiotico-rafforza-il-sistema-immunitario/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jun 2019 07:26:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere e Salute]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[benessere e salute]]></category>
		<category><![CDATA[ctcu bolzano]]></category>
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		<category><![CDATA[sistema immunitario]]></category>
		<category><![CDATA[yogurt pro-biotico]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/06/bifidus-a-cosa-serve-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/06/bifidus-a-cosa-serve-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/06/bifidus-a-cosa-serve-300x300.jpg 300w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/06/bifidus-a-cosa-serve-80x80.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" />Per anni la pubblicità ci ha promesso che lo yogurt pro-biotico rafforzerebbe il sistema immunitario e regolerebbe l&#8217;attività intestinale. Il termine “pro-biotico&#8221; viene utilizzato per descrivere speciali ceppi batterici come, ad esempio, il Lactobacillus Casei Shirota o il Bifidobacterium Animalis DN 173 010. Tali ceppi sono resistenti ai succhi digestivi e raggiungono quindi il colon [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/06/bifidus-a-cosa-serve-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/06/bifidus-a-cosa-serve-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/06/bifidus-a-cosa-serve-300x300.jpg 300w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2019/06/bifidus-a-cosa-serve-80x80.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p style="text-align: justify;">Per anni la pubblicità ci ha promesso che lo <strong>yogurt pro-biotico</strong> rafforzerebbe il sistema immunitario e regolerebbe l&#8217;attività intestinale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il termine “pro-biotico&#8221; viene utilizzato per descrivere <strong>speciali ceppi batterici</strong> come, ad esempio, il Lactobacillus Casei Shirota o il Bifidobacterium Animalis DN 173 010.</p>
<p style="text-align: justify;">Tali ceppi sono resistenti ai succhi digestivi e raggiungono quindi il colon ancora vivi. Idealmente, possono stabilirsi lì e influenzare positivamente la flora intestinale.</p>
<p style="text-align: justify;">Finora, tuttavia, i produttori non sono stati in grado di dimostrare in modo sufficientemente esaustivo e scientifico il fondamento delle <strong>promesse che vengono fatte negli spot pubblicitari</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>L&#8217;Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha pertanto vietato tali indicazioni generali sulla salute relative ai ceppi di batteri aggiunti &#8211; </em>ci spiega Silke Raffeiner, esperta di nutrizione presso il Centro Tutela Consumatori Utenti &#8211; . <em>Da fine 2012, all&#8217;interno dell&#8217;Unione Europea, le indicazioni nutrizionali e sulla salute possono essere utilizzate solo ed esclusivamente per prodotti alimentari che siano prima stati testati scientificamente</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">I produttori utilizzano tuttavia degli <strong>escamotages per aggirare la normativa europea</strong> aggiungendo, ad esempio, a questi prodotti vitamine come la D e la B6. La dicitura “<em>contribuisce al normale funzionamento del sistema immunitario</em>&#8221; è, infatti, consentita per queste tipo di vitamine.</p>
<p style="text-align: justify;">Per una dieta equilibrata non sono necessari prodotti lattiero-caseari contenenti pro-biotici che, anzi, <strong>contengono anche molti zuccheri</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I fermenti lattici di qualità che fanno bene alla nostra salute li troviamo anche nello yogurt convenzionale e spendendo meno soldi.</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Non ti ammali? Ringrazia i Neanderthal</title>
		<link>https://www.lavocedibolzano.it/non-ti-ammali-ringrazia-i-neanderthal/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Oct 2018 14:48:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere e Salute]]></category>
		<category><![CDATA[EpatiteC]]></category>
		<category><![CDATA[epidemie]]></category>
		<category><![CDATA[geni]]></category>
		<category><![CDATA[hiv]]></category>
		<category><![CDATA[Homo Sapiens]]></category>
		<category><![CDATA[immune]]></category>
		<category><![CDATA[influenza]]></category>
		<category><![CDATA[Neanderthal]]></category>
		<category><![CDATA[sistema immunitario]]></category>
		<category><![CDATA[virus]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2018/10/nature-forest-walking-animal-wildlife-fur-771078-pxhere.com_-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2018/10/nature-forest-walking-animal-wildlife-fur-771078-pxhere.com_-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2018/10/nature-forest-walking-animal-wildlife-fur-771078-pxhere.com_-80x80.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" />Siamo alle soglie delle usuali epidemie influenzali. Qualcuno le subisce, qualcuno no. Pare ci sia un segreto alla base di questa capacità di essere immuni. Una recente scoperta ci costringerà a cambiare alcuni modi di dire popolari. Forse si dovrà dire “Sano come un Neanderthal!”  e sarà il nuovo motto per chi gode di eccellente [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2018/10/nature-forest-walking-animal-wildlife-fur-771078-pxhere.com_-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2018/10/nature-forest-walking-animal-wildlife-fur-771078-pxhere.com_-150x150.jpg 150w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2018/10/nature-forest-walking-animal-wildlife-fur-771078-pxhere.com_-80x80.jpg 80w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p style="text-align: justify">Siamo alle soglie delle usuali <strong>epidemie influenzali</strong>. Qualcuno le subisce, qualcuno no. Pare ci sia un <strong>segreto</strong> alla base di questa capacità di essere immuni. Una recente scoperta ci costringerà a cambiare alcuni modi di dire popolari. Forse si dovrà dire “<em>Sano come un Neanderthal!</em>”  e sarà il nuovo motto per chi gode di eccellente salute, relegando il tradizionale pesce nel frigorifero.</p>
<p style="text-align: justify">Infatti, il segreto di chi <strong>non si ammala</strong> di <strong>EpatiteC</strong>, <strong>AIDS</strong> o solo della solita <strong>influenza stagionale</strong>, sta tutto nei geni che ha ereditato dagli avi della specie Neanderthal. Il loro <strong>sistema immunitario</strong> ha subito trasformazioni e si è reso immune a quel tipo di patologie ed epidemie attraverso i millenni, per arrivare fino a noi.</p>
<p style="text-align: justify">L’homo Sapiens, proveniente dall’Africa, ha <strong>incontrato e si è mescolato</strong> coi cugini Neanderthal, ed ha assimilato la <strong>capacità di resistere</strong> agli attacchi di quei particolari virus. La singolare scoperta è stata messa a punto dall’Università dell’Arizona. Il biologo David Enard a capo del progetto, ha pubblicato il suo studio sulla rivista Cell.</p>
<p style="text-align: justify">Con un sofisticato programma di bioinformatica i ricercatori hanno catalogato oltre <strong>4.000 geni del Dna umano</strong>, noti per interagire con i virus e altri microrganismi in grado di portare malattie. Tra tutti i geni analizzati, si è notato che 152 di essi (pari a circa il 2% del Dna che l&#8217;uomo moderno ha ereditato dai Neanderthal)  <strong>interagiscono con i virus</strong> dell&#8217;influenza del tipo A, con l&#8217;epatite C e con il virus Hiv responsabile dell&#8217;Aids.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-145971 size-full" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2018/10/black-and-white-white-photography-old-wall-religion-634713-pxhere.com_.jpg" alt="" width="1280" height="560" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2018/10/black-and-white-white-photography-old-wall-religion-634713-pxhere.com_.jpg 1280w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2018/10/black-and-white-white-photography-old-wall-religion-634713-pxhere.com_-300x131.jpg 300w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2018/10/black-and-white-white-photography-old-wall-religion-634713-pxhere.com_-768x336.jpg 768w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2018/10/black-and-white-white-photography-old-wall-religion-634713-pxhere.com_-1024x448.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p style="text-align: justify">Recenti analisi del Dna estratto da resti fossili hanno dimostrato, infatti, che ci sono stati <strong>numerosi incontri</strong> fra i nostri diretti antenati, i Sapiens, e i loro cugini Neanderthal, che improvvisamente si estinsero, misteriosamente, circa 40.000 anni fa. Il segreto della loro scomparsa &#8211; c’è chi ha parlato di antropofagia &#8211;  purtroppo non è ancora stato rivelato, ma la prova che le due genie si sono frequentate, è proprio <strong>scritto nei geni</strong> che conserviamo nel DNA.</p>
<p style="text-align: justify">Il Sapiens, il cosiddetto uomo moderno, è approdato nella vecchia Europa provenendo <strong>dall’Africa</strong> solo 70.000 anni fa, <strong>attraversando</strong> o <strong>circumnavigando il Mediterraneo</strong>, o passando per il <strong>Caucaso</strong>, mentre i Neanderthal, erano stanziali in Europa e in Asia, già da centinaia di migliaia di anni. L&#8217;area eurasiatica aveva contribuito a modellare l&#8217;evoluzione dei Neanderthal, modificando il loro sistema immunitario, adattandolo all’ambiente e selezionando i soggetti in grado di essere <strong>immuni ai virus</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Capire come questi processi evolutivi si siano svolti potrebbe fornire nuovi importanti strumenti per trattare <strong>future epidemie</strong>. La scoperta di David Ernard si sviluppa in quella direzione, ed è stata svolta in collaborazione con l’Università di Stanford. Restiamo in attesa delle evoluzioni di questa o altre ricerche, mentre immaginiamo che il nostro albero genealogico riuscirà a sorprenderci ancora, ed a stupirci rivelandoci altri segreti che non abbiamo ancora immaginati. Magari scopriremo anche come i nostri tris-tris-tris-tris-tris-avoli, siano riusciti come per magia, a far scomparire i Neanderthal.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-145970 size-full" src="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2018/10/hand-people-tool-equipment-biology-machine-1192475-pxhere.com_.jpg" alt="" width="1280" height="853" srcset="https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2018/10/hand-people-tool-equipment-biology-machine-1192475-pxhere.com_.jpg 1280w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2018/10/hand-people-tool-equipment-biology-machine-1192475-pxhere.com_-300x200.jpg 300w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2018/10/hand-people-tool-equipment-biology-machine-1192475-pxhere.com_-768x512.jpg 768w, https://www.lavocedibolzano.it/wp-content/uploads/2018/10/hand-people-tool-equipment-biology-machine-1192475-pxhere.com_-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
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