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Addio a Francesco, il Papa profeta che ha scosso il mondo

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Un’ultima preghiera per un uomo che ha cambiato il volto della Chiesa. Giovedì 24 aprile, nella cattedrale di Bressanone gremita di fedeli e alla presenza delle autorità civili, il vescovo Ivo Muser ha celebrato il requiem in suffragio di papa Francesco, definendolo con emozione “un profeta del nostro tempo”. Un pontefice che, con gesti semplici ma potenti, ha ridato voce al Vangelo in un’epoca dominata dalle immagini.

Nel corso dell’omelia, monsignor Muser ha intrecciato ricordi personali con i momenti più iconici del pontificato di Jorge Mario Bergoglio. Il primo incontro risale al 18 aprile 2013, a pochi mesi dall’elezione: “Mi rimase impressa una convinzione: questo è un uomo interiormente libero! È l’impressione più forte rimasta fino ad oggi.” Secondo Muser, Francesco è stato un uomo e un pastore con la statura dei profeti biblici: radicato nella Parola di Dio, diretto, provocatorio, senza paure. Un papa che non lasciava mai indifferenti.

Tra i tratti distintivi del suo pontificato, il vescovo ha sottolineato il primato della misericordia, non solo come parola, ma come stile di vita: “Volle essere un pastore e un sacerdote che vedeva anzitutto l’essere umano. La persona è più importante di qualsiasi programma, di qualsiasi struttura e di qualsiasi ideologia.” L’attenzione agli ultimi, ai poveri, a chi vive ai margini della società resterà uno dei lasciti più profondi del suo magistero.

Un’eredità che si riflette anche nei suoi testi: “Laudato si’” e “Fratelli tutti” restano pietre miliari, secondo Muser, “provocatori e incisivi, fondamentali per il cammino della Chiesa. Non avremo altrimenti un buon futuro davanti a noi.”

Ma più delle parole, saranno i gesti a sopravvivere nella memoria collettiva. Il Papa che ha gettato una corona di fiori nel mare di Lampedusa per i migranti annegati. Il Papa che ha abbracciato un uomo gravemente disabile. Il Papa solo sotto la pioggia, in una Piazza San Pietro deserta durante il lockdown. “In un’epoca in cui le immagini valgono più di lunghi discorsi, questo pontefice ha scosso il mondo, mostrando il volto di una Chiesa che si china sull’umano e rimane fedele al messaggio evangelico.”

Muser ha poi condiviso un ricordo personale dell’incontro con Francesco nel 2024, quando il Papa parlò con dolore della proliferazione delle armi: “Mi disse: sono molti che desiderano il conflitto al posto della pace, ma non dobbiamo perdere la speranza. Siamo cristiani, dunque, avanti, sempre avanti. Questo è il Vangelo.”

Nel suo testamento, l’ultima frase è un invito alla pace e alla fraternità tra i popoli, temi centrali della sua missione. Nell’addio finale, il vescovo ha rivolto un pensiero diretto al pontefice scomparso: “Ci hai chiesto così spesso di pregare per te, adesso siamo noi a chiedere: non dimenticarti di pregare per noi, per la Chiesa e per il mondo.”

Sabato 26 aprile, alle ore 12, tutte le campane delle chiese della diocesi suoneranno a distesa in memoria del papa profeta. Il vescovo Muser e il vicario generale Eugen Runggaldier parteciperanno alle esequie solenni in piazza San Pietro, dove il mondo intero renderà l’ultimo omaggio a Francesco, il papa che ha fatto della misericordia la sua rivoluzione.

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