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Bolzano Provincia

 SVP stringe la presa: comunità comprensoriali sempre più blindate

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La Südtiroler Volkspartei si prepara a consolidare il proprio dominio nelle Comunità Comprensoriali, rafforzando la sua influenza a discapito di una rappresentanza politica più equa. La nuova legge omnibus, che il Consiglio provinciale approverà nella prima settimana di luglio, ridefinirà la composizione delle sette Comunità Comprensoriali. Le rispettive Giunte saranno allargate con un membro in più, ma la presenza della minoranza politica resta marginale, nonostante una sentenza del TAR che ne aveva sancito il diritto a una rappresentanza adeguata.

“La Giunta provinciale ignora la sentenza del tribunale amministrativo se nella sua proposta di legge continua a stabilire che la minoranza politica debba essere rappresentata da almeno una sola persona”, denuncia Felix von Wohlgemuth, consigliere comunale ad Appiano. Secondo la proposta attuale, un solo consigliere dovrebbe rappresentare l’intera opposizione in ciascuna Giunta Comprensoriale, un compito sproporzionato e inefficace, vista la complessità delle competenze affidate a questi organi, che spaziano dal sociale all’ambiente, passando per la mobilità.

Il contenzioso nasce da lontano. Nel 2022, il tribunale amministrativo di Bolzano aveva accolto il ricorso presentato da Wohlgemuth insieme a diversi consiglieri comunali ecosociali e civici di Appiano, Caldaro, Egna, Montagna e Laives. Il verdetto aveva imposto una revisione della composizione della Comunità Comprensoriale Oltradige-Bassa Atesina, stabilendo che le minoranze non possono essere ridotte a una semplice presenza simbolica.

Eppure, la nuova legge sembra ignorare il principio sancito dal tribunale. La definizione stessa di “minoranza politica” nella proposta appare ambigua: viene considerata tale solo la frazione consiliare non presente nella Giunta, ma il caso del comune di Lana dimostra i limiti di questa impostazione. “Come rappresentante della minoranza è stato designato un consigliere comunale che, allo stesso tempo, è stato incaricato dalla Giunta comunale della competenza esclusiva per scuola e cultura italiana”, raccontano i Verdi. Un paradosso che, di fatto, esclude l’opposizione reale dalla partecipazione.

“La partecipazione non è un fastidio, ma è urgentemente necessaria per rafforzare una democrazia che in Alto Adige mostra segni di debolezza”, ha dichiarato Madeleine Rohrer, consigliera provinciale dei Verdi e prima firmataria della proposta di modifica presentata in Consiglio. Il piano dei Verdi mira a introdurre criteri più equi nella designazione dei rappresentanti comunali nelle Comunità Comprensoriali, toccando tre punti chiave: rappresentanza proporzionale, elezione autonoma dei rappresentanti di maggioranza e minoranza, e una reale parità di genere.

Attualmente, la legge consente alla maggioranza – quasi sempre la SVP – di designare anche i rappresentanti della minoranza. Questo permette alla SVP di scegliere consiglieri d’opposizione a lei favorevoli, come accaduto a Merano, dove la Giunta comunale ha stabilito per delibera chi inviare nella Comunità Comprensoriale.

Sul fronte della parità di genere, i Verdi chiedono che la presenza femminile non sia relegata a un simbolico “uno per genere”, ma rispecchi la reale composizione dei Consigli comunali. Un principio già applicato a Giunte comunali e a quella provinciale, ma ignorato nelle Comunità Comprensoriali.

La legge attuale risale al 1991, un’epoca in cui lo scenario politico altoatesino era molto più uniforme. Oggi, sebbene la SVP continui a controllare in toto ben 29 Consigli comunali, la realtà politica è frammentata e in evoluzione.

“La nostra proposta di modifica non vuole solo applicare seriamente la sentenza del tribunale, ma anche rafforzare la partecipazione politica delle donne, di tutti i partiti politici e dei movimenti del nostro territorio”, concludono Rohrer, Brigitte Foppa e Zeno Oberkofler. Una sfida aperta a un sistema che, secondo i Verdi, rischia di soffocare il pluralismo e la partecipazione democratica.

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