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Eccellenze in bilico: il calo dei DOP e IGP del Trentino-Alto Adige nel quadro di una Dop Economy in crescita

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La Dop Economy italiana nel 2024 raggiunge un valore stimato di circa 20,7 miliardi di euro, con una crescita complessiva del 3,5% rispetto al 2023. Questo quadro nazionale, tuttavia, nasconde dinamiche territoriali differenti: alcune province evidenziano segnali di rallentamento che richiedono attenzione da parte di istituzioni e operatori.

Nel Trentino-Alto Adige, e in particolare nella provincia di Trento, si registra una flessione significativa: Trento segna un calo del 4,7% rispetto all’anno precedente. Si tratta di un dato che contrasta con il generale aumento del valore dei prodotti a denominazione e rimette al centro il tema della sostenibilità delle filiere locali e della capacità di reazione alle pressioni esterne.

Nonostante questi segnali locali, l’export dei prodotti DOP e IGP italiani continua a dare forza al comparto: nel 2024 le esportazioni toccano i 12,3 miliardi di euro, con un aumento dell’8,2%. A trainare la performance sono regioni del Nord-Ovest e realtà come Lombardia e Friuli Venezia Giulia, ma la crescita non è omogenea e anche il Trentino-Alto Adige mostra andamenti diversificati a seconda dei settori produttivi.

Nel panorama regionale, i formaggi DOP rappresentano un elemento distintivo della produzione casearia: nomi come Trentingrana, Puzzone di Moena DOP, Casolet della Val di Sole e Vezzena di Lavarone sono simboli di una tradizione montana che continua a rappresentare valore economico e identità territoriale. Il settore lattiero-caseario rimane centrale per le valli trentine, ma è esposto a vulnerabilità legate alle condizioni ambientali e ai costi di produzione.

Il comparto vitivinicolo regionale, pur segnando alcune contrazioni complessive, mostra segnali di vitalità sul fronte estero: le esportazioni dei vini bianchi DOP del Trentino-Alto Adige crescono di circa il 10%, contribuendo positivamente alla reputazione enologica della regione e al fatturato delle imprese vinicole.

Tra i fattori che complicano il quadro economico troviamo la crisi climatica, che incide sulla resa agricola e sulla qualità delle produzioni, e le tensioni commerciali internazionali, con possibili effetti su dazi e prezzi. Queste variabili esterne possono amplificare le differenze tra territori e mettere sotto pressione le filiere DOP e IGP, rendendo necessarie strategie di resilienza e diversificazione dei mercati.

Nel complesso, le filiere delle denominazioni coinvolgono a livello nazionale centinaia di migliaia di operatori — produttori, trasformatori e distributori — e anche il Trentino-Alto Adige è parte di questa rete produttiva articolata. La sfida per il territorio è quindi duplice: valorizzare le eccellenze tipiche e aumentare la capacità di adattamento a shock climatici e politici, puntando su qualità, tracciabilità e apertura all’export.

Guardando alle prospettive, gli scenari possibili passano per un rafforzamento delle politiche di tutela e promozione dei marchi DOP e IGP, investimenti in innovazione e logistica e iniziative coordinate per sostenere i produttori locali nella penetrazione dei mercati esteri. Solo con interventi mirati sulla filiera e con una strategia che coniughi protezione del territorio e sviluppo commerciale sarà possibile trasformare i segnali di criticità in opportunità di crescita.

Per cittadini, operatori e istituzioni resta aperto il tema di come preservare le denominazioni storiche del Trentino-Alto Adige — dai formaggi ai vini DOP — e al contempo rispondere con efficacia alle sfide globali, mantenendo il valore economico e culturale di prodotti che sono parte integrante dell’identità regionale.

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