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Bolzano

Caso Schwazer, la CEDU apre il procedimento: “Un passo verso la verità”

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Nella lunga battaglia giudiziaria di Alex Schwazer, nelle scorse ore, è stato compiuto un passo importante.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha deciso di aprire un procedimento sul caso del marciatore altoatesino, sospeso per otto anni per doping.

“Siamo già contenti di aver superato l’udienza filtro. Il fatto che sia stato aperto il procedimento significa che l’esposizione appare fondata. Ora bisognerà valutare se esistono i presupposti per riaprire la revisione del lodo del TAS” le caute parole di soddisfazione di Gerhard Brandstätter, legale dell’atleta, nel commentare la decisione.

Il riferimento è alla sentenza del Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna, che nel 2016 aveva condannato Schwazer alla lunga squalifica, poi confermata nonostante una successiva archiviazione da parte della Procura di Bolzano.

Secondo il legale, uno dei punti centrali del ricorso riguarda proprio la “mancata considerazione del procedimento di archiviazione in Italia”, avendo stabilito che “il fatto non sussisteva.”

Una scelta, quella delle autorità sportive svizzere, che secondo la difesa di Schwazer rappresenta un grave vulnus procedurale.

Brandstätter si è detto scettico sull’ipotesi di un accordo extragiudiziale, i cui termini scadono a metà novembre.

“L’ingiustizia sportiva è stata fatta e non si può tornare indietro, ma si potrebbe arrivare almeno a una riabilitazione anche a livello sportivo e a un risarcimento per i danni subiti” la sottolineatura riguardo l’importanza della decisione di Strasburgo.

Infine, il legale ha voluto rimarcare come l’apertura del procedimento dimostri che il ricorso presentato “non è campato per aria” e che le istanze della difesa, adesso, meritano un’attenta valutazione nel merito.

Per Schwazer, fermato alla vigilia delle Olimpiadi di Rio 2016 e mai pienamente riabilitato, si apre dunque una nuova possibilità per ottenere giustizia, almeno sul piano formale.

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