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Hans Kammerlander contro lo “show” dell’Everest: “Così si rovina l’alpinismo”

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Una dura critica, ma forse con giusta ragione, è stata avanzata dall’alpinista altoatesino Hans Kammerlander nei confronti della recente discesa con gli sci dal Monte Everest compiuta dal polacco Andrzej Bargiel, celebrata dallo sponsor Red Bull come “la prima discesa sugli sci” dalla vetta più alta del mondo.

In un’intervista dei giorni scorsi, raccolta anche dall’Ansa, il 68enne Kammerlander rivendica per sé quell’impresa già compiuta nel 1996 lungo la parete nord-orientale dell’Everest fino al campo base avanzato.

Pur ammettendo d’aver tolto gli sci in alcuni tratti, per via dell’assenza di neve, sostiene fermamente che la sua è da considerare a tutti gli effetti una discesa con gli sci. “Ero da solo, senza ossigeno e senza sherpa. Avevo solo un litro di tè con me” ha ricordato.

Ad infastidirlo, però, è soprattutto la spettacolarizzazione data all’impresa compiuta da Bargiel, documentata da un drone ed accompagnata da un imponente apparato mediatico.

“Semplicemente non è giusto, mi ha deluso. Quando si mette in scena qualcosa che non è nemmeno paragonabile, si rovina l’alpinismo” ha commentato, senza risparmiare delle critiche al grande sforzo logistico messo in campo per quell’evento. “Non ha nulla a che vedere con l’alpinismo estremo.”

Nel riconoscere “una prestazione eccezionale” nella prima discesa compiuta da Bargiel nel 2018 con gli sci dal K2, Kammerlander si è detto sorpreso che lo stesso abbia accettato di “farsi coinvolgere in un’operazione di marketing del genere.”

“È alpinismo da carnevale. Se continua così, presto uno sherpa porterà su persino un neonato” sono i toni altrettanto duri usati dall’altoatesino nel descrivere e nel denunciare la situazione attuale sull’Everest.

“Oggi è un affare enorme – la critica conclusiva nei confronti della gestione delle spedizioni commerciali –. Anche con la metà delle persone sarebbe comunque tre volte troppo. Una volta, per ogni via, c’era un’unica autorizzazione. Quella sì che era una spedizione.”

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