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Oltradige e Bassa Atesina

Maso in fiamme: in campo centoventi vigili del fuoco. Salvato il bestiame e nessun ferito

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L’azzurro e limpido cielo sopra località Lerch a Aldino, ad un certo punto è stato in parte annebbiato da una densa colonna di fumo nero, notata anche a distanze considerevoli. Poi dal tetto del maso Thalerhof si sono mostrate le furenti fiamme, che hanno trasformato in apprensione la tranquillità del candido e primissimo pomeriggio di ieri.

A dare l’allarme e al contempo intervenire, soprattutto per portare in salvo gli animali tenuti nella stalla, la cui gran parte del tetto era già una torcia, sono stati il proprietario e alcuni vicini. Un’operazione decisiva, visto il rapido propagarsi di quel piccolo inferno. Questa volta la sorte ha voluto che nessuna persona e nessun animale sia rimasto ferito.

Dalle prime squadre di Vigili del fuoco Volontari arrivate sul posto, si apprende che una parte consistente della copertura era già completamente avvolta da quel rogo rabbioso. L’intervento, comunque, è stato immediato e assai massiccio, nell’obiettivo di domare e soprattutto impedire di raggiungere il fienile confinante e quindi alimentarsi ancor di più.

Sul posto, oltre ai pompieri di Aldino, sono confluiti quelli di Monte San Pietro, Olmi, Trodena, Redagno, Montagna ed Egna, insieme ai Permanenti di Bolzano. Circa 120 gli operatori intervenuti e coordinati dall’ispettore distrettuale competente. Sul posto è stata chiamata anche la Croce Bianca.

I soccorritori hanno spiegato che quelle ore di lavoro hanno portato a contenere l’incendio e, pian piano, riportare la situazione sotto controllo, evitando l’estendersi alle strutture vicine. Spento il fronte principale, gli stessi affermano di una lunga e impegnativa fase di bonifica, utile ad eliminare ogni possibile focolaio residuo e mettere definitivamente in sicurezza l’area.

A distanza di diverse ore dal ritorno della quiete, le cause che hanno provocato quell’incendio sono ancora da chiarire. A questo proposito, i Carabinieri sono impegnati negli accertamenti necessari a ricostruirne l’origine e valutare i danni provocati a quell’edificio agricolo immerso nella natura della parte meridionale dell’altopiano del Monte Regolo.

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