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Trentino

Trento scavata a metà: il bypass parte in ritardo, tra massi imprevisti e cantieri sotto sequestro

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Il grande sogno del bypass ferroviario di Trento, sbandierato come la svolta infrastrutturale del secolo, si muove con la lentezza di un treno guasto. A sud si parla finalmente di scavi concreti — ma solo dal marzo 2026 — mentre a nord si naviga ancora tra problemi, sequestri e incertezze. Un’opera che doveva essere simbolo di efficienza e modernità si sta trasformando, giorno dopo giorno, in un romanzo burocratico dal sapore tragicomico.

Il coordinatore dell’Osservatorio ambientale e per la sicurezza sul lavoro, Stefano Robol, prova a rassicurare i cittadini: “Rispetto al ritardo di un anno e mezzo dichiarato dal titolare dell’impresa Tridentum al Consiglio comunale lo scorso 27 febbraio, non ci sono stati ulteriori intoppi o ritardi”. Tradotto: siamo ancora in ritardo, ma almeno non peggiora. Una magra consolazione per una città in attesa da anni.

Il ritardo, dicono, è colpa dei massi. Letteralmente. “Gran parte del ritardo – spiega Robol – è derivato dalla situazione idrogeologica, e in particolare geologica, con la presenza di massi rilevanti superiori nella diffusione rispetto a quanto l’analisi preventiva aveva individuato”. Insomma, i sondaggi geologici erano ottimisti: la montagna, però, non ha letto i report.

E se al sud le cose sembrano lentamente sbloccarsi, il versante nord è ancora avvolto nella nebbia burocratica e giudiziaria. Qui i problemi si sovrappongono come i binari di uno scalo ferroviario. “Uno è il problema dello scalo Filzi, dove si stanno facendo le opere di preparazione per le frese. L’altro è quello che riguarda la zona un po’ più a nord, intorno al ponte di Nassiriya, che come sapete è sotto sequestro”, ricorda Robol. Già, perché in questa storia non mancano nemmeno i sigilli della magistratura.

Nel frattempo, l’Osservatorio si dà un gran da fare. O almeno così pare: ben nove sopralluoghi al cantiere, un numero che sembra più utile a riempire i verbali che a far avanzare i lavori. Eppure, secondo l’ingegner Massimo Negriolli, presidente del Comitato tecnico-scientifico dell’Osservatorio, qualcosa si muove: “L’impronta dell’opera comincia ad essere definita e visibile, perché sono in corso di realizzazione i cordoli guida”.

Ma il vero nodo resta quello economico. Nessuno, oggi, è in grado di dire quanto costerà davvero l’opera. “Nel momento in cui sarà validato il progetto delle opere di parte B, che riguardano il lavoro delle frese e che in questo momento è in fase conclusiva, avremo anche ulteriori dettagli sui tempi e sui costi dell’opera, qualora dovessero esserci variazioni significative”, ammette Negriolli.

Tradotto: non sappiamo quanto spenderemo, né quando finirà. Ma intanto scaviamo. Forse. Tra un masso e un sequestro.

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