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Bressanone

Lo «Stabat Mater» di Dvořák incanta il pubblico Altoatesino e Trentino: tra le lacrime e la speranza

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Due serate cariche di emozione e spiritualità attendono il pubblico del Festival regionale di Musica Sacra, che vedrà protagonista lo Stabat Mater di Antonín Dvořák, capolavoro del romanticismo sacro, affidato all’Orchestra Haydn e a un cast d’eccezione guidato dalla bacchetta del maestro tedesco Christian Jeub, interprete raffinato e profondo conoscitore del repertorio liturgico. L’appuntamento è fissato per mercoledì 4 giugno al Duomo di Bressanone e giovedì 5 giugno al Teatro Sociale di Trento, con inizio rispettivamente alle ore 20.00 e 20.30.

Lo Stabat Mater, composto tra il 1876 e il 1877, è una delle opere più intime e toccanti di Dvořák, frutto di un periodo segnato da una devastante tragedia personale: la perdita, in rapida successione, dei suoi tre figli. “Un dolore che avrebbe potuto distruggere, ma che Dvořák ha trasformato in un atto di fede e redenzione musicale”. Ispirandosi alla celebre sequenza medievale attribuita a Jacopone da Todi, il compositore ceco ha saputo fondere pathos e spiritualità, affidando al linguaggio sinfonico e corale il compito di esprimere l’angoscia e la speranza della Vergine ai piedi della croce.

La struttura dell’opera si dipana in dieci movimenti, alternando momenti solistici e corali, in un continuo dialogo tra dolore e consolazione. A dar voce a questa narrazione sacra saranno il soprano Stefanie Steger, il contralto Anna Lucia Nardi, il tenore Roman Pichler e il basso Michael Feichter, tutti artisti di consolidata esperienza nel repertorio vocale da camera e sacro.

Steger, formatasi tra Innsbruck, Salisburgo e Basilea, è apprezzata per la sua versatilità e competenza nella musica antica. “Ha lavorato con direttori del calibro di René Jacobs e Roger Norrington, ed è stata premiata in prestigiosi concorsi internazionali”. Nardi, contralto dalla voce profonda e intensa, ha ricevuto riconoscimenti a Vercelli e Biella, e vanta interpretazioni di riferimento nei principali capolavori sacri di Bach, Händel e Beethoven. Il tenore Pichler, originario di Bressanone, spicca per la sua attività operistica e concertistica, con ruoli che spaziano da Mozart a Britten. Feichter, basso-baritono con solide basi accademiche tra Tirolo e Salisburgo, è noto per le sue interpretazioni di Lieder e oratori, nonché per ruoli drammatici in produzioni operistiche alpine.

A sostenere i solisti e l’orchestra saranno due cori di grande tradizione: il Gürzenich Chor di Colonia, fondato nel 1827 e dal 2011 sotto la direzione di Jeub, e il Südtiroler Vokalensemble, apprezzato per l’intensità delle sue esecuzioni in tutto l’Alto Adige.

Christian Jeub, dal canto suo, porta nel progetto una visione artistica maturata in anni di esperienza tra Germania e Austria. “Ha diretto opere al Festival di Bayreuth, ha preparato grandi produzioni sinfonico-corali come il War Requiem di Britten e il Requiem di Verdi, e da anni guida con successo la Universitätsmusik di Coblenza”. Il suo lavoro con il Gürzenich Chor ha dato vita a interpretazioni memorabili di Bach, Händel e Mozart, sempre con un approccio rispettoso della tradizione ma aperto all’intensità espressiva.

Con questa produzione, la Fondazione Haydn, in collaborazione con Musik & Kirche, offre al pubblico non solo un’esperienza musicale di altissimo livello, ma anche un viaggio interiore attraverso le pieghe più profonde dell’animo umano, dove la sofferenza si trasfigura in preghiera e la musica diventa ponte tra terra e cielo.

Per ulteriori informazioni e per l’acquisto dei biglietti, è possibile visitare il sito ufficiale della Fondazione Haydn: www.haydn.it.

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