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Sinner, cuore e classe: piega Auger-Aliassime e vola in finale con Alcaraz per il trono del tennis
Jannik Sinner soffre, lotta, resiste e alla fine trionfa. A New York conquista la finale degli US Open per il secondo anno consecutivo, battendo un Felix Auger-Aliassime in stato di grazia con il punteggio di 6-1, 3-6, 6-3, 6-4 dopo 3 ore e 21 minuti di battaglia serrata. Un successo che vale ben più di una semplice finale: domenica, contro Carlos Alcaraz, in palio ci sarà il titolo e anche il numero uno del mondo.
La partita contro il canadese, numero 27 del ranking ma destinato a risalire fino alla tredicesima posizione da lunedì, è stata tutt’altro che una passeggiata. Anzi, Auger-Aliassime ha probabilmente giocato la miglior partita della sua carriera. Ma non è bastato. Perché Sinner è su un altro pianeta: quando serve il colpo da campione, lui lo trova.
L’inizio è travolgente. Sinner parte a razzo, vince sette degli otto punti iniziali e piazza subito un break, poi raddoppia. Il primo set è un monologo: 6-1 in 43 minuti, con 10 vincenti e solo 4 errori gratuiti, contro gli 11 del suo avversario. Sembra il preludio a un’altra cavalcata trionfale, come contro Bublik e Musetti. Ma non sarà così.
Nel secondo set, il match cambia volto. Auger-Aliassime entra in campo con un’intensità nuova, vince i primi sette punti e si procura tre palle break di fila. Sinner, da fuoriclasse, le annulla quasi tutte, ma inizia a faticare. La prima di servizio non entra, e il canadese, sempre più centrato, sfrutta l’occasione nell’ottavo game, chiudendo poi 6-3. Sinner rientra negli spogliatoi con un fastidio agli addominali, ma non si lascia andare.
Al ritorno in campo, l’azzurro alza i giri. Torna a colpire con la solita intensità e trova il break nel sesto gioco grazie anche a un pallonetto fortunoso ma voluto. “Se sta soffrendo, non lo dà a vedere”, si potrebbe dire. Sinner chiude il terzo set con numeri impressionanti: 11 vincenti e solo 4 errori.
Nel quarto, la tensione è alle stelle. I primi quattro giochi sono una maratona di nervi e scambi ai vantaggi. Sinner salva cinque palle break nei primi due turni di servizio, tra cui una con uno straordinario rovescio incrociato da posizione difensiva che pizzica la riga. Le occasioni mancate pesano per il canadese, che poi cede il servizio nel quinto gioco con un dritto lungo: è la svolta definitiva.
Con questa vittoria, Sinner raggiunge un traguardo storico: è il quarto giocatore nell’Era Open a raggiungere tutte e quattro le finali Slam nella stessa stagione, dopo Rod Laver, Roger Federer e Novak Djokovic. Non solo: con 27 vittorie consecutive sul cemento negli Slam, e 300 successi in carriera, entra in un club d’élite.
Domenica, nella finale contro Alcaraz – la terza in uno Slam quest’anno dopo Parigi e Wimbledon – si scriverà un nuovo capitolo di una rivalità che sta riscrivendo la storia del tennis. Un evento simile non si vedeva dal 1964, quando Emerson e Stolle si affrontarono in tre finali major nello stesso anno.
Se Sinner dovesse vincere, diventerebbe il primo a difendere il titolo a New York dopo Federer, che ne conquistò cinque consecutivi tra il 2004 e il 2008. Ma al di là dei numeri, resta la certezza: Jannik non è solo il futuro, è già il presente del tennis mondiale.
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