Bolzano
Bolzano, dopo la fuga di un detenuto, il sindacato Sappe chiede che sia rivista la modalità d’assistenza sanitaria nelle carceri ed il rimpatrio dei detenuti stranieri
In merito alla fuga di un detenuto kosovaro dall’ospedale di Bolzano è da registrare il duro intervento de sindacato del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria dopo l’evasione.
«Tutto lascia pensare ad una simulazione di malessere finalizzata ad ottenere il trasferimento fuori dal carcere», denunciano il Segretario Generale del SAPPE Donato Capece e il Segretario nazionale per il Triveneto Giovanni Vona.
«Sono in corso gli accertamenti del caso, ma l’episodio appare emblematico dei rischi derivanti dai cosiddetti ricoveri a vista e dalle frequenti traduzioni di detenuti presso strutture sanitarie esterne».
Secondo quanto ricostruito, il detenuto è riuscito ad allontanarsi dall’ospedale intorno alle tre del mattino, facendo perdere le proprie tracce.
«Ora la priorità assoluta è la cattura dell’evaso e confidiamo nel massimo impegno di tutte le Forze dell’ordine per assicurarlo nuovamente alla giustizia», proseguono i sindacalisti.
Il SAPPE rimarca come l’episodio riproponga il tema delle gravissime difficoltà operative che la Polizia Penitenziaria affronta quotidianamente negli istituti italiani.
«Continua infatti il ricorso sistematico a visite mediche, ricoveri e accertamenti sanitari presso ospedali e strutture esterne al carcere, con il conseguente massiccio impiego di personale di scorta. Personale che viene sottratto ai servizi ordinari degli istituti, già alle prese con organici insufficienti, carichi di lavoro insostenibili e una situazione detentiva sempre più complessa.»
Secondo il sindacato l’accaduto conferma la necessità di una profonda riflessione sull’organizzazione dell’assistenza sanitaria ai detenuti.
«Ribadiamo una posizione che sosteniamo da anni: è stato un errore abolire la sanità penitenziaria e delegare integralmente la gestione sanitaria alle Aziende Sanitarie Locali.
Occorrono soluzioni nuove che garantiscano contemporaneamente il diritto alla salute dei detenuti e adeguati livelli di sicurezza, evitando di sottrarre ogni giorno preziose risorse operative al sistema penitenziario.»
Capece e Vona tornano a sollecitare l’espulsione dei detenuti stranieri presenti nelle carceri italiane, soprattutto quando ricorrono i presupposti di legge.
«La questione assume oggi una rilevanza ancora maggiore alla luce dell’approvazione, da parte del Parlamento europeo nella seduta plenaria del 17 giugno scorso a Strasburgo, del nuovo regolamento europeo sui rimpatri dei cittadini di Paesi terzi privi del diritto di soggiorno nell’Unione Europea.»
Il sindacato sottolinea che il nuovo quadro normativo introduce strumenti più incisivi per rendere effettive le espulsioni, rafforzando la cooperazione tra gli Stati membri, prevedendo il riconoscimento reciproco delle decisioni di rimpatrio e imponendo specifici obblighi di collaborazione ai destinatari dei provvedimenti di allontanamento.
In caso di mancata collaborazione, il periodo massimo di trattenimento potrà arrivare fino a 24 mesi, con ulteriori proroghe in presenza di circostanze eccezionali.
«Si tratta di una svolta importante che va nella direzione auspicata dal SAPPE», concludono Capece e Vona. «Occorre utilizzare tutti gli strumenti giuridici disponibili per alleggerire la pressione sul sistema penitenziario italiano, incrementare i livelli di sicurezza e assicurare che i detenuti stranieri possano scontare la pena nei Paesi di origine o essere rimpatriati quando ne ricorrono le condizioni. L’evasione di Bolzano rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme che non può essere ignorato».
a cura di Daniele Peretti
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