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Haydn’s Summer, a Dobbiaco il concerto inaugurale con Michele Mariotti e Hasmik Torosyan

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Prenderà il via domani, martedì 21 luglio, alle ore 18.00, nella Sala Gustav Mahler di Dobbiaco (Toblach), il cartellone della Haydn’s Summer, rassegna inserita nel programma delle Gustav Mahler Musikwochen. L’appuntamento, intitolato “Mahler a Dobbiaco”, vedrà protagonista l’Orchestra Haydn diretta da Michele Mariotti, affiancata dal soprano Hasmik Torosyan.

Il concerto propone un programma dedicato a due capolavori del repertorio sinfonico e vocale del Novecento: la Sinfonia n. 4 di Gustav Mahler e i Vier letzte Lieder di Richard Strauss. La scelta del luogo assume un particolare significato storico: tra il 1908 e il 1910 Mahler trascorse le estati a Dobbiaco, dove compose le sue ultime tre opere orchestrali. Dal 1981, la località ospita ogni anno le Settimane Musicali Gustav Mahler, dedicate al compositore.

A proposito della lettura interpretativa della Quarta Sinfonia, Michele Mariotti, che nel 2026 celebra il decimo anno di collaborazione con la Fondazione Haydn, osserva: «Dal punto di vista interpretativo, le Sinfonie di Mahler non avranno mai un punto di arrivo, non ci sarà mai un’interpretazione che valga per sempre. Essendo capolavori, sono inclassificabili, e quindi cambiano insieme a noi, con il cambiare del mondo. Ogni volta che eseguo la Quarta Sinfonia di Mahler, provo sensazioni diverse. Si trovano significati molteplici nel dualismo tra terra e paradiso, tra orrori umani e gioie celestiali. È importante mantenere la freschezza – che non vuol dire ottimismo, non vuol dire dimenticare gli orrori della vita – come prospettiva con cui dovremmo guardare il mondo, attraverso gli occhi dei bambini che, con purezza, si confrontano con esso. I bambini vedono cose che gli adulti non riescono più a vedere. La grande forza di questa Sinfonia risiede nel fatto che dovremmo filtrare tutto attraverso l’ingenuità, la purezza, la freschezza di un bambino».

Sul dialogo musicale tra la Quarta Sinfonia di Mahler e i Vier letzte Lieder di Strauss, il direttore aggiunge: «I quattro ultimi Lieder di Strauss sono il testamento del compositore. Rappresentano la serena accettazione della morte: amara, terribile, ma comunque una serena accettazione del fatto che è meglio lasciare questa vita segnata da orrori, tragedie e ingiustizie. La morte suona alata, dolce e sinuosa come il solo del violino del terzo Lied. È desiderata, è l’unica via di uscita per sopravvivere. È l’eterno paradosso: quanta vita c’è nella morte!».

L’esecuzione si inserisce in un progetto pluriennale promosso dalla Fondazione Haydn in collaborazione con i Conservatori di Musica di Bolzano e Trento, volto a coinvolgere gli studenti nell’attività orchestrale accanto ai professori dell’Orchestra Haydn.

Sul significato dell’iniziativa, Mariotti afferma: «La presenza di giovani è importantissima, loro sono già il nostro futuro. Da giovane ho avuto persone che mi hanno dato fiducia, rischiando, e rimarrò loro sempre grato. È nostro dovere dare ai giovani l’opportunità di sedersi accanto a professionisti che li hanno preparati. Sedersi accanto a loro in questi viaggi bellissimi rappresenta un arricchimento, per loro ma anche per noi, poiché il giovane porta entusiasmo, freschezza e attenzione. Grazie a operazioni di questo tipo, noi adulti ci investiamo di una responsabilizzazione ulteriore perché ancora di più dobbiamo rendere conto della qualità del nostro lavoro».

L’appuntamento coincide inoltre con il decimo anniversario della collaborazione tra Michele Mariotti e l’Orchestra Haydn. Il direttore, recentemente nominato Accademico effettivo di Santa Cecilia a Roma, ricorda il percorso condiviso con l’ensemble: «Ogni concerto rappresenta l’occasione di rinnovare l’ammirazione per quest’orchestra e una crescita personale e collettiva, data la possibilità di arricchimento da entrambe le parti. Avendo diretto tanti programmi, sempre diversi, ultimamente anche con la possibilità di avere i ragazzi dei Conservatori, possiamo proporre programmi con organici più grandi, per esempio Strauss, Mahler, o ancora Wagner. In questi dieci intensi anni, faccio fatica a individuare un momento sugli altri: ogni volta si rinnova il piacere della prima volta».

I Vier letzte Lieder rappresentano l’ultima grande pagina orchestrale di Richard Strauss. Composti subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, furono eseguiti per la prima volta il 22 maggio 1950 alla Royal Albert Hall di Londra da Kirsten Flagstad con la direzione di Wilhelm Furtwängler, dopo la morte del compositore. Nei quattro Lieder Strauss torna alla forma del canto con orchestra, coniugando la profondità dei testi poetici con una scrittura orchestrale di grande raffinatezza.

La Quarta Sinfonia di Gustav Mahler, composta tra le estati del 1899 e del 1900, conclude il ciclo delle cosiddette Wunderhorn-Symphonien e segna al tempo stesso l’avvio di una nuova fase del linguaggio sinfonico del compositore, caratterizzata da una scrittura più essenziale. Il finale è costruito sul Lied “Das himmlische Leben”, nel quale la voce del soprano descrive la “vita celeste” attraverso una linea vocale dal carattere popolare e infantile.

Michele Mariotti, Direttore Musicale del Teatro dell’Opera di Roma dal 2022 e vincitore del 36° Premio Abbiati come miglior direttore d’orchestra, svolge un’intensa attività internazionale. Nel corso della sua carriera ha diretto, tra le altre, l’Orchestra del Gewandhaus di Lipsia, l’Orchestre National de France, la Filarmonica della Scala, l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, la Royal Philharmonic Orchestra, i Bamberger Symphoniker e numerose altre istituzioni sinfoniche europee. Ha inoltre collaborato con registi quali Mario Martone, David McVicar, Emma Dante, Davide Livermore, Damiano Michieletto e Robert Carsen, ricoprendo in passato anche il ruolo di direttore principale e musicale del Teatro Comunale di Bologna.

Il soprano armeno Hasmik Torosyan si è affermato in numerosi concorsi internazionali, ottenendo riconoscimenti in Armenia, Russia e Italia. Dal 2011 è solista principale del Teatro Accademico Nazionale Armeno dell’Opera e del Balletto A. Spendiaryan. Nel corso della carriera si è esibita in Europa, Sud America, Corea del Sud, Russia, Libano e Turchia, affrontando un repertorio che comprende i principali ruoli del teatro musicale classico e romantico.

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