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La Frecciarossa Bolzano – Sibari sarà soppressa. Raccolte 3.175 firme, i sindacati chiedono la convocazione di un tavolo urgente

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Dal 13 dicembre al 31 gennaio la Frecciarossa Sibari – Bolzano sarà sospesa, dal primo febbraio tornerà attiva da Sibari, ma non proseguirà più verso Bolzano ma sarà dirottata verso Milano e Torino. Una variazione che porterà alla diminuzione dei collegamenti diretti tra Calabria e Nord-Est, ma anche ad aumento dei tempi di viaggio con la necessità di effettuare cambi e disagi per lavoratori calabresi specialmente per quelli impegnati nel cantiere del tunnel di base del Brennero, studenti e turisti. La decisione di Rfi ha innescato la protesta.

I primi a muoversi sono stati gli utenti con una raccolta firme sulla piattaforma Change.org che dal 3 ottobre ha raggiunto le 3.175 firme. Tra le motivazioni indicate nel testo della petizione “La sua soppressione penalizzerebbe migliaia di cittadini e territori, rendendo più difficili i collegamenti tra la Calabria e il Nord-Est, in particolare Veneto e Trentino-Alto Adige. Cosa comporterebbe la soppressione? Calabria e Sibaritide: meno collegamenti diretti con il Nord Est; Veneto: perdita di un collegamento diretto con il Sud; Trentino-Alto Adige: Bolzano perderebbe il collegamento diretto con la Calabria; Cittadini, studenti e lavoratori: più cambi, più tempi di viaggio e maggiori difficoltà negli spostamenti; Turismo ed economia: minore accessibilità dei territori. “

Sulla questione sono intervenuti anche i sindacati con una dichiarazione congiunta di Simone Celebre, segretario generale della Fillea Cgil Calabria, e Marco Nardini, segretario generale della Fillea Cgil Bolzano: “Da quando è stato istituito, questo collegamento è diventato un vero e proprio cordone ombelicale per centinaia di lavoratori edili calabresi, tra minatori e operai specializzati. Ogni settimana questa tratta viene utilizzata da questi lavoratori per raggiungere i cantieri dell’estremo nord Italia, in particolare quelli dell’Alto Adige, dove la loro elevata professionalità risulta indispensabile per la realizzazione di grandi opere strutturali e gallerie. Parliamo di uomini che hanno scelto di lavorare lontano dai propri affetti perché in Calabria le opportunità occupazionali sono poche. Sopprimere questo treno diretto significa rendere incerto il futuro lavorativo di questi operai e complicare enormemente il ricongiungimento con le famiglie durante i giorni di riposo previsti dalla turnazione. Con la necessità di effettuare un cambio a Milano, i tempi e i costi di percorrenza subiranno un aumento insostenibile, che nei casi più critici renderà letteralmente impraticabile il rientro a casa.”

Non solo, ma la soppressione rischia di avere riflessi negativi sull’operatività dei cantieri del Nord Italia e sull’accessibilità della rete calabrese.

“La questione non riguarda solo i lavoratori, ma investe direttamente anche le imprese altoatesine, che rischierebbero di perdere manodopera qualificata. Al contempo, si va ad aggravare la condizione della Calabria, un territorio già storicamente penalizzato da una rete di collegamenti ferroviari inefficiente. Il diritto alla mobilità è anche diritto al lavoro e diritto agli affetti. Non è ammissibile realizzare le grandi opere del Paese sulla pelle di chi le costruisce con il proprio sacrificio quotidiano.”

Da parte sindacale si chiede l’apertura immediata di un tavolo di confronto con Trenitalia, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, le Regioni Calabria e Trentino-Alto Adige e le parti sociali.

A cura di Daniele Peretti

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