Economia e Finanza
Decreto Crescita, rischio flop per credito d’imposta a PMI che vanno a fiere internazionali
“Rendere inefficace e inutile una misura disegnata per sostenere l’internazionalizzazione delle piccole imprese. Trasformare un incentivo in un premio a sorte, un altro click day alle porte”.
È quanto, secondo la CNA Trentino Alto Adige, si prospetta per il credito d’imposta a favore delle Pmi che partecipano a fiere internazionali.
La norma è tra le principali novità del Dl Crescita che ha ripreso l’iter di conversione alla Camera.
Il provvedimento fa parte del pacchetto di interventi a favore dell’export e prevede un beneficio fiscale nella misura del 30% delle spese sostenute da micro e piccole imprese per partecipare a eventi fieristici internazionali che si svolgono all’estero.
Una misura molto pubblicizzata dal governo e che sta alimentando aspettative nel mondo delle imprese.
L’intervento copre, per il 2019, le spese per l’affitto e l’allestimento degli spazi espositivi, le attività pubblicitarie, di promozione e comunicazione connesse alla partecipazione fieristica.
Il beneficio fiscale riconosciuto è pari al 30% dei costi sostenuti dall’impresa fino a un massimo di 60mila euro. Un’azione concreta e mirata per sostenere la crescita delle Pmi sui mercati internazionali.
“Purtroppo – afferma Claudio Corrarati, presidente regionale della CNA – il rischio è che si tratti dell’ennesima delusione. Se non interverranno sostanziali modifiche al Dl Crescita nell’iter parlamentare saranno vanificati i buoni propositi”.
La CNA ha fatto un po’ di calcoli e i conti non tornano, sia in termini di risorse, sia analizzando i criteri e le modalità di concessione del credito d’imposta triennale.
“La dotazione finanziaria per il beneficio fiscale ammonta a 5 milioni di euro – osserva Corrarati – largamente insufficiente a fronte della platea delle imprese. Ma anche le modalità e i criteri per assegnare il credito d’imposta rischiano di trasformare la misura in un’altra lotteria, dove vince il più fortunato”.
Le imprese esportatrici italiane sono circa 200mila e di queste oltre 131mila hanno un organico fino a 9 addetti e quasi 35mila hanno tra 10 e 19 dipendenti. In Trentino Alto Adige le aziende esportatrici sono quasi 7.000, in gram parte piccole e medie imprese, e rappresentano la spina dorsale del sistema imprenditoriale che esporta e porta nel mondo il Made in Italy, il Made in Südtirol, il Made in Trentino.
“Aprirsi a nuovi mercati per queste aziende è un investimento strategico e poter contare o meno sul credito d’imposta diventa un elemento dirimente nelle scelte imprenditoriali – aggiunge Corrarati -. Considerata l’esiguità della dotazione finanziaria, però, il rischio è che a beneficiare dell’agevolazione siano poche decine di imprese, un’inezia rispetto alla platea di potenziali beneficiari.
Sono quindi necessarie alcune modifiche per non ridurre un intervento di sistema a una lotteria.
La strada più efficace è aumentare sostanzialmente la dotazione finanziaria del provvedimento. Al tempo stesso è ipotizzabile una riduzione del limite massimo del contributo e una riduzione della tipologia di spese ammissibili limitandole a quelle direttamente riconducibili all’evento fieristico.
Nella individuazione, poi, delle fiere internazionali da includere nell’elenco a cui si farà riferimento, è fondamentale il coinvolgimento delle associazioni di categoria. Così facendo si amplierebbe la platea dei beneficiari e si eviterebbe di trasformare un incentivo nell’ennesima illusione”.
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