Italia & Estero
Olaf Sholz e l’immigrazione: la realpolitik del calzino bianco
Il tedesco potrà essere inelegante con i pedalini bianchi che le birkenstock lasciano ben evidenti, ma di sicuro pratico e spiccio lo è.
E immediatamente dopo i fatti di Solingen, in maniera pratica, fatto un rapido bilancio tra costi e benefici, non il leader dei neonazisti AFD, bensì Olaf Scholz, leader dei socialdemocratici – l’ equivalente del PD italiano – e Cancelliere tedesco, ha preannunciato, oltre all’ incremento delle espulsioni dei clandestini e di chi commette reati, la concreta possibilità di una stretta sulla concessione della cittadinanza tedesca agli immigrati che, ora come ora, prevede una permanenza ininterrotta e legale sul territorio per almeno otto anni, poi scesi a cinque ed ulteriormente ridotti a tre per chi è particolarmente integrato, a conoscenza corrente della lingua ed ha frequentato le scuole tedesche.
Invece noi in Italia, che non mettiamo i calzini bianchi sotto i sandali, in compenso ci lasciamo andare a discorsi infiniti sui massimi sistemi, sui modelli, sui diritti (senza punto considerare i doveri), sulla solidarietà, sull’ accoglienza a tutti i costi, non importa poi se questi nobili principi muoiono sulla banchina di un porto italiano all’ atto dello sbarco del sedicente profugo, che poi viene abbandonato a se stesso.
Cattolici e progressisti, a mio parere, dovrebbero forse fare un rapido bilancio di quello che è l’immigrazione secondo il loro modello, porsi delle domande e dare delle risposte al popolo italiano, sempre più in balia di disperati lasciati a se stessi o parcheggiati a poltrire a spese di qualche ente locale o a dormire e delinquere nei parchi.
A chi scrive invece piace l’immigrazione legale, quella con i documenti e la valigia di cartone, con pochi miseri indumenti e tanta speranza e voglia di lavorare.
Quella dei nostri nonni e bisnonni (plurale maschile sovraesteso) per intenderci, che non avevano il cellulare al seguito e neanche si sognavano di pagare una tangente corrispondente ad un mezzo appartamento per emigrare e meno che meno portare seco o “ricongiungere” tutta la propria famiglia allargata sino ai cugini di secondo grado.
Nemmeno crearsi abusivamente centri culturali o luoghi di culto o pretenderli o pretendere di modificare gli usi del paese di accoglienza. Meno che meno delinquere, consci che ciò avrebbe posto fine definitiva alle loro speranze.
Considerato anche il caldo di questi giorni suggerisco caldamente ai nostri politici di abbandonare giacca e cravatta ed infilarsi un bel paio di calzini bianchi sotto le ciabatte. E guardare in faccia la realtà, smettere di cianciare ed agire di conseguenza.
a cura di Stefano Sforzellini
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