Trentino
Porfido sotto assedio: il processo Perfido 2 spalanca le porte alle parti civili
La sezione preliminare ha ammesso tutte le parti civili nel procedimento noto come “Perfido 2”, segnando una svolta nel contrasto alle presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta nel comparto del porfido trentino. Dopo lunghe discussioni e le eccezioni sollevate dalle difese, la giudice ha deciso che sindacati, enti pubblici e associazioni possono partecipare al processo contro i cosiddetti “colletti bianchi”, ritenuti aver agevolato l’organizzazione criminale locale.
L’inchiesta, che indaga su come la criminalità organizzata avrebbe intessuto rapporti con amministratori e imprenditori per controllare il business delle cave, vede alla sbarra 15 imputati: tra questi figurano ex amministratori pubblici, imprenditori e personale delle forze dell’ordine. Tra gli indagati c’è l’ex parlamentare Mauro Ottobre, accusato nel filone relativo allo scambio elettorale politico-mafioso, e il presunto capo della locale Innocenzo Macheda, collegato alla cosca Serraino.
Lona Lases, centro dell’estrazione del porfido, è stato indicato dagli investigatori come l’epicentro delle attività illecite; il Comune era stato commissariato dopo gli accertamenti sui rapporti tra amministrazione e clan. Tra gli imputati figura anche l’ex sindaco Roberto Dalmonego, per il quale l’accusa sostiene la promessa di voti in cambio di provvedimenti favorevoli.
La Procura di Trento ha chiesto il rinvio a giudizio per tutti i coinvolti, sostenendo che la ‘ndrangheta avesse accumulato un potere capillare nel settore estrattivo, imponendo condizioni di sfruttamento e pesanti violazioni nei confronti di lavoratori stranieri. Nel corso delle udienze è emerso uno scontro processuale intenso tra difese e parti civili, che hanno puntato a dimostrare il danno subito dalle istituzioni e dalle categorie interessate.
Sono state ammesse come parti civili la Provincia autonoma di Trento, il Ministero dell’Interno, il Ministero della Difesa, il Comune di Lona Lases, i sindacati Cgil e Cisl e associazioni come Arci e Libera, oltre ai legali dei tre lavoratori cinesi che denunciano sfruttamento. L’ammissione allargherà il quadro probatorio e consentirà a enti e organizzazioni di partecipare attivamente al dibattimento, che mette al centro i collegamenti tra politica, imprenditoria e organizzazione mafiosa nel territorio trentino.
La prossima udienza, fissata per il 31 ottobre, sarà un appuntamento chiave per definire il prosieguo del processo e valutare le eccezioni sollevate dalle difese. La fase attuale sottolinea la complessità dell’indagine e il ruolo chiave delle istituzioni giudiziarie nella lotta contro la penetrazione della criminalità organizzata nell’economia locale.
“La decisione di ammettere tutte le parti civili è un segnale forte di impegno contro la criminalità organizzata”, hanno commentato i legali delle associazioni coinvolte.
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