Alto Adige
Finti trasfertisti nei cantieri altoatesini: scoperta evasione contributiva, coinvolti 206 lavoratori
Figuravano come trasfertisti, gli oltre duecento dipendenti di una società con sede in Calabria che gestiva, in sub appalto, i servizi di guardiania, controllo accessi e regolamentazione del traffico (movieraggio) in alcuni cantieri allestiti per la realizzazione d’importanti infrastrutture viarie e ferroviarie insistenti nella provincia di Bolzano.
Un’operazione congiunta, cui hanno preso parte i militari del Comando Provinciale della Guardia di finanza di Bolzano ed i funzionari dell’Ispettorato del Lavoro della Provincia Autonoma di Bolzano e dell’INPS, ha fatto emergere, al contrario, come quei lavoratori fossero stati impiegati in modo stabile e continuativo in Alto Adige, sin dalla loro assunzione.
Questi artifici erano funzionali a mascherare una quota consistente della retribuzione dei dipendenti, facendola passare, contabilmente, per un’indennità di trasferta, così da accedere a un regime fiscale e contributivo più favorevole, poiché su tale indennità il datore di lavoro non deve operare ritenute e versare i contributi.
Per portare alla luce quel meccanismo evasivo e far emergere le incongruenze tra la contabilità ufficiale e l’effettivo impiego dei lavoratori, le Fiamme Gialle della Compagnia di Bressanone e gli ispettori hanno dovuto far ricorso a tecniche investigative particolarmente avanzate, che hanno richiesto l’acquisizione di una rilevantissima mole di dati informatici custoditi nel server aziendale e, finanche, l’analisi dei tracciati restituiti dai sistemi di geolocalizzazione dei badge assegnati a ciascun dipendente.
Ed è proprio da quest’ultimo approfondimento che è emerso che quelli che erano formalmente inquadrati come lavoratori in trasferta di lavoro, in realtà si dovessero considerare a tutti gli effetti stabilmente impiegati in ambito provinciale.
L’ispezione congiunta ha permesso di accertare che le irregolarità descritte, alcune delle quali connotate da particolare gravità, si sono protratte per oltre un quinquennio, coinvolgendo nel tempo ben 206 posizioni lavorative.
Tra le altre, è emersa, infatti, la posizione di un custode che svolgeva sistematicamente turni di lavoro di dodici ore continuative, tanto da aver accumulato, in soli quattro mesi, un monte ore straordinario superiore al limite massimo consentito dalla legge su base annua (pari a 250 ore), senza aver fruito, peraltro, in quest’arco di tempo, dei giorni di riposo settimanale cui aveva diritto.
Al termine degli accertamenti sono stati quantificati contributi previdenziali omessi all’INPS per un importo che ammonta a circa 200 mila euro, e irrogate sanzioni per oltre 120 mila euro. Su quei contributi, inoltre, l’INAIL provvederà al recupero dei premi assicurativi non versati.
In applicazione della normativa vigente a tutela dei lavoratori, gli organi ispettivi hanno attivato la responsabilità solidale delle società appaltatrici, che risponderanno direttamente del debito previdenziale per i periodi accertati. Gli amministratori pro tempore della società di vigilanza sono stati formalmente diffidati alla regolarizzazione delle posizioni.
L’attività svolta è inquadrata nelle funzioni di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza, svolta d’intesa con le Autorità ispettive del lavoro, volta a contrastare i fenomeni di sfruttamento del lavoro sommerso e irregolare che, oltre a privare i lavoratori delle tutele previdenziali e assistenziali previste dalla legge, generano una gravissima concorrenza sleale ai danni delle imprese che operano nel rispetto delle regole.
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