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Bressanone

Va a ritirare i gioielli in casa di un’anziana, ma trova i carabinieri: arrestato assieme alla complice

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Ieri mattina nell’abitato di Elvas, nei dintorni di Bressanone, un uomo di 31 anni era convinto di portare a compimento la propria truffa. Però non aveva calcolato che ad attenderlo, fuori dall’abitazione di un’anziana di 83 anni, c’erano i carabinieri pronti ad arrestarlo assieme alla sua complice 44enne.

Per quei due italiani è dunque finito così quel tentativo di raggiro con la tecnica del “finto carabiniere”. Sistema che, com’è stato ribadito più e più volte, punta sulla paura e sull’urgenza per convincere le vittime a consegnare denaro e oggetti preziosi. Dalla signora si apprende che pure la sera del 20 ottobre è iniziata così.

Lei riferisce d’aver ricevuto una telefonata da parte di quello che doveva essere un ufficiale dell’arma. Al telefono le è stato chiesto di preparare tutti i gioielli di famiglia e il denaro contante presenti in casa, con la scusa di dover risolvere un’emergenza giudiziaria. Il ritiro era previsto proprio intorno alle 10:20 del mattino, da parte di un “incaricato”.

Nonostante le diverse telefonate con cui è stata messa sotto pressione, l’anziana confida d’essersi insospettita riuscendo comunque a segnalare quella telefonata. Dopo aver ricevuto quell’uomo in casa e giusto il tempo di permettergli di raccattare soldi e gioielli, quindi avviarsi verso la porta, che i Militari dell’Arma appostati nell’abitazione lo hanno fermato.

Nel frattempo, fuori casa, un’altra pattuglia ha fermato un’auto con il motore acceso. Alla guida c’era la donna con il navigatore impostato sull’indirizzo dell’anziana. Da loro si apprende che le perquisizioni hanno portato a sequestrare diversi telefoni cellulari. Uno di questi, secondo i carabinieri, sarebbe stato configurato per gestire le comunicazioni attraverso WhatsApp.

Per di più è stato trovato un sistema wireless per la trasmissione e l’ascolto audio a distanza. Al contempo, tutti i gioielli sono stati recuperati e restituiti alla proprietaria.

“Chi tenta di approfittare della buona fede e della fragilità dei nostri anziani, simulando persino l’identità di chi deve proteggerli, trova nella nostra comunità e nell’Arma una barriera insuperabile” sottolineano i carabinieri brissinesi, dopo aver portato i due nelle camere di sicurezza del Comando provinciale dei Carabinieri di Bolzano.

Chiaramente sono in attesa del giudizio direttissimo disposto dalla Procura della Repubblica.

“La lucidità della vittima nel chiamare subito la nostra Centrale Operativa ha trasformato una potenziale truffa in una trappola per i criminali – annotano i carabinieri –. Il nostro dispositivo di controllo non si limita a inseguire il reato, ma sa anticiparlo sul campo, riaffermando che Bressanone è e rimane un territorio sicuro per le persone più vulnerabili.”

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