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Dai tetti alla pista di ghiaccio: il lattoniere austriaco Florian Auer ai Giochi di Milano Cortina

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Lattoniere di professione. Atleta per passione. Queste le due facce della “vita al limite” del 31enne austriaco Florian Auer. Un’aspetto però è strettamente comunitario, ovvero che ogni errore può costargli caro.

Lavorando ogni giorno otto ore su un tetto inclinato di 70 gradi, quale possa essere il pericolo lo si intuisce molto chiaramente. “Sei sì abbronzatissimo, ma poi vai ancora due ore in palestra o al campo sportivo. E il giorno dopo la sveglia suona di nuovo alle 5:20” le sue parole alla stampa austriaca.

Come atleta di skeleton, a scendere con la testa in avanti su una piccola slitta lungo il canale di giaccio, è facilmente intuibile il potenziale rischio.

Però, la vera storia è quella di un sogno che si avvera, con destinazione olimpiadi invernali, per un’artigiano impegnato a tempo pieno, cioè 40 ore settimanali, nell’azienda di famiglia. Dopo tutto, è opportuno non scordare che dal 1896 e fino ad una cinquantina d’anni fa, le olimpiadi hanno tratto la propria origine e dato spettacolo con atleti soprattutto amatoriali.

In un certo senso, Auer rappresenterebbe una sorta di ritorno ad origini dopo tutto non così lontane. Vero è che anche sport di nicchia, com’è il curling (in scena in queste ore), sono rappresentati da atleti amatoriali.

La convocazione da parte del Comitato olimpico austriaco è arrivata nonostante un solo piazzamento nei primi dodici richiesti in Coppa del Mondo, scatenando le lacrime di gioia e di sollievo del giovane uomo. “Dopo giornate massacranti mi chiedevo quanto avrei resistito a un carico di lavoro sopportabile solo se si insegue un sogno vero” ha detto.

L’uscita dal gruppo dell’esercito e i pochi soldi, hanno reso primario il suo lavoro per vivere. “Per il decimo posto nella classifica generale di Coppa del Mondo una volta ho ricevuto 500 euro – racconta –. Briciole se penso alle spese, che solo in questa stagione sono tra i 10.000 e i 15.000 euro nei materiali.”

Come in ogni bella storia, anche qui non poteva mancare la figura del sostenitore. In questo contesto hanno svolto, e svolgono, un ruolo di primo piano la compagna Lisa, il figlio Noah e soprattutto il padre Christian, ex olimpionico di skeleton e suo principale sostenitore “senza di lui non potrei farcela.”

Essendo suo datore di lavoro, vien da sé la concessione delle ferie necessarie per gareggiare a Cortina, entro giornate olimpiche che si prospettano ricche non delle sole emozioni sportive.

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