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Merano

Il ricordo del maresciallo Guerrino Botte, a trent’anni dalla morte: fu l’ultima vittima del serial killer

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La televisione stava trasmettendo il Festival di Sanremo, tenendo incollati davanti al proprio schermo milioni di italiani. Insomma, una quieta serata, ad un certo momento spezzata da una scia di violenza destinata a segnare in maniera profonda la comunità altoatesina.

Era l’8 febbraio 1996 quando Ferdinand Gamper passò alla cronaca come il “serial killer di Merano”. Le fonti dell’epoca da cui si traggono le informazioni, raccontano che, quando scese in città e uccise 6 persone senza un valido motivo, era armato di un piccolo fucile da bracconiere.

Da quella sera ebbe inizio un incubo durato quasi un mese, durante il quale la cittadina del Burgraviato visse tra paura e tensione. Poi l’epilogo. Il primo giorno di marzo 1996, Gamper si tolse la vita nel proprio maso dopo aver ucciso Guerrino Botte, il maresciallo dei carabinieri a cui venne conferita una Medaglia d’Oro al Valor Civile alla memoria.

La motivazione: “ferito mortalmente da un colpo d’arma da fuoco proditoriamente esplosogli contro dal ricercato” mentre operava in un casolare nel tentativo di raccogliere i cosiddetti “elementi decisivi alle indagini”.

Al proposito di quanto appena raccontato, questa mattina al cimitero di San Genesio si è svolta la cerimonia commemorativa in onore del maresciallo Botte. All’evento hanno presenziato le massime autorità civili e militari, dei rappresentanti delle associazioni d’arma e dei familiari, ricordando il sacrificio del militare.

Originario di Ormea, abitato in provincia di Cuneo (Piemonte), ma da tempo in servizio in Alto Adige, i Carabinieri ricordano in una nota che Botte “ha sacrificato la propria vita per garantire la sicurezza collettiva.”

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