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Lockdown: 33,3 milioni di americani rimasti senza lavoro in 7 settimane

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Sono attesi per domani (venerdì 8 maggio) i dati ufficiali sulla disoccupazione negli Stati Uniti ma le proiezioni sono tragiche: sarebbero infatti 33,3 milioni gli americani che nelle ultime 7 settimane hanno perso il lavoro.

Gli economisti hanno stimato un tasso di disoccupazione di più del 15 per cento con una perdita di oltre 21 milioni di posti di lavoro in aprile. Un livello pari a quello dell’era della grande Depressione. La cifra quasi certamente sottovaluterà però il danno reale.

Dopo i 3,84 milioni della settimana precedente e i 4,42 milioni di quella ancora prima, le richieste di sussidi alla disoccupazione negli Stati Uniti la scorsa settimana sono state 3,17 milioni. In molti stati, oltre il 25% dei lavoratori è a casa.

Il quadro economico attuale statunitense è, in una parola, tetro. Ma anche a lungo termine, molti economisti avvertono, le prospettive sono tutt’altro che promettenti, e la rapida risalita che il presidente Trump prevede potrebbe non concretizzarsi.

Secondo gli esperti è impossibile calcolare quanti posti di lavoro potrebbero essere recuperati dalla fase di apertura nei diversi stati.

Non sappiamo come sarà la normalità – ha detto Martha Gimbel, economista ed esperta del mercato del lavoro di Schmidt Futures – Il declino è stato così improvviso e così diffuso, e i consumatori sono così spaventati, che la strada del ritorno all’economia del 2019 sembra lontana“.

L’America ha già subito il peggior calo del prodotto interno lordo degli ultimi dieci anni e il peggior rapporto di vendite al dettaglio mai registrato. E fa parte di una più ampia recessione globale.

L’economia europea si ridurrà del 7,4% quest’anno, secondo le proiezioni della Commissione Europea. Un disastro se si pensa che nella recessione del 2009 che ha seguito la crisi finanziaria globale, ha subito una contrazione del 4,5%.

Nel frattempo il presidente ha incoraggiato i governatori ad allentare le regole del distanziamento sociale, anche se la maggior parte degli stati non soddisfa le linee guida stabilite dalla Casa Bianca perché i casi di contagio documentati sono ancora in crescita.

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