Bolzano Provincia
Operazione “Carbone delle Alpi”: maxi inchiesta sul traffico illecito di rifiuti
Nell’ambito di una vasta operazione in corso nel territorio nazionale, in Austria, Germania e Croazia, i Carabinieri del Comando per la Tutela Ambientale e la Sicurezza Energetica, con il supporto dei Comandi Provinciali di Bolzano, Trento e Treviso, del 3° Nucleo Elicotteri di Bolzano e, per le attività forensi, del Raggruppamento Operativo Speciale, hanno eseguito l’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali e reali emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trento nell’ambito dell’indagine convenzionalmente denominata “Carbone delle Alpi”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo della locale Procura della Repubblica – in stretto raccordo con Eurojust – e condotta dal 2022 dal Nucleo Operativo Ecologico Carabinieri di Trento.
L’inchiesta ha consentito di documentare l’operatività di un gruppo criminale, attivo in Italia, Austria, Germania, Croazia, Serbia e Svizzera, che avrebbe dato vita ad una vera e propria “filiera nera” delle ceneri da piro-gassificazione, in grado di trasformare un rifiuto ad alto contenuto di IPA (idrocarburi policiclici aromatici – inquinanti organici) e diossine in prodotti di eccellenza green: bricchette per barbecue, ammendanti per terreni agricoli ed additivi per calcestruzzo, oltre che alla negoziazione sul mercato delle quote di CO2.
L’inchiesta vede complessivamente indagate 19 persone e 3 società, a vario titolo ritenute responsabili dei reati di traffico illecito di rifiuti transnazionale, frode nell’esercizio del commercio ed altri, in relazione a fatti accertati dal 2019 ad oggi.
L’inchiesta ha visto il coinvolgimento di Europol, per quanto riguarda la complessa attività di cooperazione internazionale di polizia, e di Eurojust per il coordinamento tra le autorità giudiziarie di diversi Stati membri, oltre che dell’Agenzia Antifrode Europea – OLAF – per lo scambio di informazioni e il tracciamento dei flussi transfrontalieri delle ceneri e dei prodotti derivati.
Sul versante interno, il Ministero dell’Ambiente, il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità sono stati interessati in relazione alle problematiche ambientali ed ai rischi per la salute connessi all’uso delle bricchette per barbecue e dei fertilizzanti derivati dalle ceneri, mentre l’Agenzia delle Dogane ha supportato campionamenti e analisi sui prodotti in transito, consentendo di documentare la reale natura del materiale commercializzato come carbone di legna o biochar.
Accogliendo le richieste del Pubblico Ministero, il Giudice per le indagini preliminari ha disposto la misura cautelare della custodia cautelare in carcere nei confronti di 12 dei complessivi 19 indagati, oltre al sequestro preventivo di un impianto di cogenerazione con sede in Alto Adige, affidato ad amministrazione controllata.
Nel provvedimento custodiale il G.I.P., oltre a riconoscere la sussistenza dei gravi indizi di reati contro l’ambiente e l’economia e di esigenze cautelari di particolare intensità, ha evidenziato le condotte illecite di dirigenti e funzionari dell’Agenzia Provinciale per l’Ambiente (APPA) di Bolzano che, chiamati ad assicurare legalità e controllo, avrebbero invece svolto, secondo l’ipotesi accusatoria, un ruolo essenziale di sostegno, copertura e facilitazione nei confronti dei titolari delle aziende al centro delle indagini.
Incaricati di eseguire i controlli sugli impianti e sulla corretta applicazione delle normative sui rifiuti e sul regolamento europeo REACh per i prodotti chimici, attraverso condotte attive e omissioni non solo non avrebbero interrotto il traffico organizzato di rifiuti, ma addirittura contribuito a legittimarlo verso l’esterno, predisponendo note interpretative e interpelli “di favore”, ritardando sanzioni, suggerendo percorsi amministrativi idonei ad aggirare i divieti e interferendo con le attività ispettive.
Secondo il quadro indiziario, si legge in una nota, tali soggetti pubblici non rappresenterebbero figure marginali: infatti, senza il loro contributo tecnico-istituzionale – in grado di trasformare un rifiuto tossico in “sottoprodotto” sulla carta – il sistema non avrebbe potuto reggere ai controlli ed alle verifiche nazionali ed europee.
L’inchiesta ha messo in luce non solo la capacità del gruppo di infiltrarsi nei circuiti economici e amministrativi, ma anche una sistematica pressione esercitata sui controllori e sugli inquirenti.
L’attività di indagine ha fatto emergere: plurimi contatti con esponenti politici, a vari livelli, per “accompagnare” interpelli ministeriali e favorire letture normative favorevoli agli impianti coinvolti; tentativi di utilizzare atti dell’Amministrazione Provinciale per interrompere o rallentare le attività degli inquirenti, presentando interpretazioni rassicuranti circa la natura delle ceneri e la regolarità degli impianti; pressioni interne sugli stessi tecnici incaricati dei controlli, per evitarne o svuotarne di fatto l’efficacia e per non trasmettere alle autorità nazionali documentazione che avrebbe confermato la natura di rifiuto delle ceneri.
Il provvedimento sottolinea come tali condotte illecite abbiano prodotto ritardi, blocchi parziali e tentativi di condizionamento, integrando un concreto e attuale pericolo di reiterazione e di inquinamento probatorio, fronteggiabile solo con misure custodiali incisive.
Nei quattro anni di indagini si è proceduto a: eseguire sopralluoghi e sequestri presso differenti impianti dell’Alto Adige, in Veneto, Lombardia ed in Austria, Croazia e Germania; svolgere controlli su carichi diretti all’estero, con il sequestro di ceneri destinate a impianti croati e serbi per la produzione di bricchette ed a siti tedeschi e austriaci per l’impiego in agricoltura, come additivi nei mangimi, nel calcestruzzo e in altri prodotti; compiere analisi chimiche su ceneri, prodotti intermedi e bricchette finite, da cui sono emerse concentrazioni di IPA (idrocarburi policiclici aromatici) (inquinanti organici) superiori ai valori di legge e presenza di diossina, senza alcun trattamento volto ad eliminare gli inquinanti presenti nelle ceneri stesse, con conseguenti rischi per l’ambiente e la salute; ricostruire, grazie agli esiti delle intercettazioni telefoniche e dell’analisi della documentazione contrattuale, una rete di società europee create e collegate fra loro per governare l’intera filiera, dalla produzione delle ceneri alla loro dispersione sul mercato europeo.
Il sistema avrebbe garantito alle due società italiane coinvolte un profitto illecito di centinaia di migliaia di euro, derivante dal mancato costo del corretto smaltimento di migliaia di tonnellate di ceneri e dalla loro vendita come prodotto di pregio, oltre che dall’ottenimento di quote di CO2 da immettere sul mercato.
Tale vantaggio economico, fondato sull’elusione sistematica della disciplina sui rifiuti e su false certificazioni di sostenibilità ambientale, avrebbe determinato un grave effetto distorsivo sulla concorrenza, ponendo le imprese coinvolte in posizione di indebita forza rispetto agli operatori che smaltiscono correttamente i residui di combustione.
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