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Ambiente Natura

Piste da sci, scelta coraggiosa a Madonna di Campiglio: parte il contingentamento

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Madonna di Campiglio apre la strada a un nuovo modello di turismo invernale, introducendo per la prima volta un numero chiuso sulle piste da sci durante i periodi di massimo afflusso, come le festività natalizie. Una misura che punta a garantire più sicurezza e una migliore qualità dell’esperienza sciistica, rompendo con la logica del turismo di massa che da anni domina le località delle Dolomiti.

L’annuncio arriva dal direttore delle Funivie di Campiglio, Bruno Felicetti, e rappresenta un segnale importante verso un approccio più responsabile e sostenibile. Una scelta che riceve l’appoggio di diverse voci ambientaliste. “Una scelta coraggiosa e avanguardistica che potrebbe (e dovrebbe) essere la prima di una lunga serie, con l’obiettivo di interrompere il ciclo vizioso di un turismo dello sci nelle Dolomiti che ha portato tanto benessere, ma oggi così com’è, sta divorando i nostri territori”, dichiara Elide Mussner, co-portavoce dei Verdi Grüne Vërc.

Ma non tutti sembrano condividere questa visione. Andy Varallo, presidente del Dolomiti Superski, secondo quanto riportano i media, propone l’allargamento delle piste e nuovi collegamenti per gestire meglio i flussi di sciatori. Tra le proposte, anche quella di collegare Monte Pana e Alpe di Siusi, nonostante l’opposizione già formalizzata nei tre comuni della Val Gardena. “La volontà dei 1550 cittadini che hanno consegnato le loro obiezioni nei comuni di S. Cristina e di Castelrotto contro un nuovo collegamento va rispettata, è ora di fermarsi e di dare finalmente di ritorno alla natura il valore che a lei spetta”, afferma Heidi Stuffer del gruppo Nosc Cunfin.

L’idea di ampliare le piste come risposta alla pressione turistica viene considerata da molti come una visione superata, incapace di affrontare le sfide ambientali ed economiche del presente. “Se davvero vogliamo riuscire nell’intento di un turismo sostenibile per i nostri territori, abbiamo urgentemente bisogno che gli impiantisti sostengano il movimento che evidentemente è già in atto, prendendo coscienza e responsabilità per il territorio in cui operano, per le persone che ci abitano, per i turisti che lo visitano”, conclude Mussner.

Il passo compiuto da Madonna di Campiglio potrebbe segnare l’inizio di una nuova era per il turismo invernale nelle Dolomiti, dove la qualità, la tutela ambientale e la responsabilità sociale diventano le nuove piste da tracciare.

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