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Bolzano

Cuore sotto accusa, è scontro tra l’Ospedale Monaldi e Bolzano. Indagine per omicidio colposo

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Sono già passati quattro giorni da quando, all’ospedale Monaldi di Napoli, il piccolo Domenico è salito in cielo. Ad oggi sono ancora numerosi i punti da chiarire, tra rimpalli di responsabilità e versioni contrastanti. Certo è che l’inchiesta per fare giustizia, verso fatti che in una società moderna come questa non dovrebbero accadere, è solo all’esordio.

Il primo ad alzare la voce è proprio l’ospedale di Bolzano, da dov’è partito il cuoricino. “Significative criticità operative” a carico del team di prelievo di Napoli durante l’espianto, è quanto emerge dalla relazione inviata il 18 febbraio dal Dipartimento di Prevenzione Sanitaria e Salute della Provincia Autonoma di Bolzano al Ministero della Salute.

Un documento che rappresenta l’ultimo, durissimo atto d’accusa nei confronti dell’équipe dell’ospedale partenopeo.

La relazione altoatesina punterebbe il dito su diversi aspetti della procedura chirurgica, a cominciare da un drenaggio giudicato come insufficiente durante la fase di perfusione. A questo si uniscono la mancanza di sacche e contenitori adeguati e una quantità di ghiaccio ritenuta non sufficiente per la giusta conservazione dell’organo.

Per di più è stata segnalata un’incertezza nella gestione dell’eparina e un feedback di follow up da Napoli che, secondo quanto riportato, non sarebbe arrivato in tempo utile.

Tra i passaggi più controversi c’è anche il tema del ghiaccio. Nella replica diffusa in serata, il Monaldi riferisce infatti che l’équipe partenopea chiese al personale di sala d’integrare il ghiaccio e alla domanda se fosse necessario ghiaccio sterile o non sterile, i medici avrebbero ritenuto la distinzione “non rilevante ai fini della conservazione.”

C’è poi una frase nella relazione dell’ospedale bolzanino che sta facendo discutere, perché dopo il prelievo sarebbe stato comunicato che il cuore, una volta arrivato a Napoli, “sarebbe stato trapiantato e successivamente espiantato per una disfunzione primaria dell’organo.” “Domenico è morto con il cuore arrivato da Bolzano nel petto” è la precisazione arrivata da Roma.

Intanto che si va a caccia del colpevole lanciando le colpe da una parte all’altra, sulla vicenda è intervenuto Francensco Petruzzi, legale della famiglia di Domenico. “A noi era già chiaro che Domenico fosse morto con il cuore danneggiato nel petto.”

“Quello che vogliamo sapere adesso è se l’ipotesi riportata dalla relazione di Bolzano sia frutto di dichiarazioni mendaci fatte dal Monaldi al Centro Nazionale Trapianti o di una ricostruzione errata dell’azienda bolzanina ha affermato a tutti i media che, incalzanti, lo hanno intervistato –. È arrivato il momento che la Direzione Generale del Monaldi spieghi come sono andate davvero le cose.”

Allo stesso momento, va avanti pure l’indagine sull’asse Bolzano-Napoli, con i carabinieri del Nas di Trento che hanno acquisito dall’ospedale di Bolzano l’elenco del personale coinvolto nell’intera procedura di espianto e trasporto dell’organo.

A Napoli, giovedì prossimo, la Procura accorderà l’incarico a due ingegneri per gli accertamenti tecnici sui cellulari sequestrati ai sette sanitari indagati per omicidio colposo in concorso.

C’è una certa attesa anche nei confronti della decisione del gip sull’incidente probatorio, con l’autopsia sul corpicino del piccolo che potrebbe slittare alla prossima settimana.

Patrizia Mercolino, mamma di Domenico, ha depositato la registrazione audio di una conversazione con il cardiochirurgo che eseguì il trapianto. “Le ho detto che si poteva rioperare solo per disperazione”, sarebbero le parole attribuite al medico.

In questo marasma di eventi, davanti al Monaldi cresce di giorno in giorno una montagna di peluche. Un silenzioso abbraccio collettivo che supera le polemiche e racconta il dolore per un’incolpevole vita spezzata troppo presto.

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