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Economia e Finanza

Fatture elettroniche, i dati utilizzabili per controlli utili a contrastare altri fenomeni oltre all’evasione fiscale

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I dati contenuti nei file delle fatture elettroniche saranno utilizzabili per otto anni dall’Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di finanza anche per finalità diverse dal contrasto all’evasione fiscale.

Lo rende noto CNA Politiche Fiscali del Trentino Alto Adige.

È quanto previsto dal Decreto Fiscale collegato alla Legge di bilancio 2020 (articolo 14) con cui è stato disposto che i file delle fatture elettroniche saranno memorizzati fino al 31 dicembre dell’ottavo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione di riferimento o fino alla definizione di eventuali giudizi, prevedendo, inoltre, un ampliamento dell’utilizzo delle informazioni contenute nelle fatture elettroniche da parte della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate.

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L’accesso ai file delle fatture elettroniche consentirà alla Guardia di finanza di utilizzare i dati per eseguire attività investigative finalizzate a combattere qualunque forma di illegalità, anche in settori diversi da quello strettamente tributario, quali ad esempio la spesa pubblica, il mercato dei capitali e la tutela della proprietà intellettuale; all’agenzia delle Entrate e alla Guardia di finanza di realizzare controlli ai fini fiscali ed attività di analisi del rischio.

Ciò che cambia rispetto al passato – spiega CNA Politiche Fiscali – è che la memorizzazione e la conseguente possibilità di accedere, a fini ispettivi, ai dati contenuti nel file delle e-fatture da parte delle Entrate e della Guardia di finanza riguarderà indistintamente tutte le e-fatture che transitano attraverso il sistema di interscambio e non solo quelle per le quali il contribuente ha espressamente aderito al servizio di “Consultazione e acquisizione delle fatture elettroniche o dei loro duplicati informatici. In presenza di adesione al servizio effettuata da almeno una delle parti del rapporto economico, l’Agenzia viene autorizzata a memorizzare i dati delle e-fatture nella loro interezza, così da renderli disponibili per la consultazione ed il download esclusivamente al soggetto che ha effettuato l’adesione, fino al 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di ricezione. Decorso tale termine, entro 60 giorni, l’Agenzia deve procedere alla cancellazione dei file. In caso di mancata adesione da parte di entrambe le parti, l’Agenzia memorizza e rende consultabile e scaricabile l’intero contenuto della fattura solo fino all’avvenuto recapito al destinatario. Dopo la consegna, l’Agenzia deve cancellare i dati non fiscali”.

Per capire le conseguenze derivanti della mancata adesione al servizio di consultazione alla luce delle modifiche introdotte dal decreto legge 124/2019 in merito alla memorizzazione dei file, occorrerà attendere la conversione del decreto, unitamente alle nuove procedure di sicurezza che dovranno essere messe in atto dall’Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di finanza, sentito il Garante, a tutela dei dati personali.

Economia e Finanza

Progetti di strade per 150 miliardi: a San Pietroburgo i russi “studiano” A22

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In A22 si utilizza talmente tanta nuova tecnologia che c’è sempre qualcosa da imparare”.

Yuri Agafonov, Direttore Generale dell’Associazione Nazionale dei Costruttori e Fornitori delle Infrastrutture Stradali della Federazione Russa, ha commentato così l’intervento tenuto dal Direttore Tecnico Generale di Autostrada del Brennero, Carlo Costa, al Forum Internazionale per le infrastrutture stradali tenutosi oggi a San Pietroburgo.

La Federazione Russa ha previsto per i prossimi cinque anni investimenti in infrastrutture stradali nell’ordine di 150 miliardi di euro, una programmazione che punta al potenziamento e all’ammodernamento dell’attuale rete stradale.

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È stata da poco consegnata una nuova strada a pedaggio che collega San Pietroburgo a Mosca – ha aggiunto Agafonov – ma ritengo che alcune scelte non siano state abbastanza avanzate in termini di tecnologia. Ad esempio, le nostre caratteristiche ambientali rendono l’asfalto drenante fonoassorbente utilizzato in A22 molto interessante”.

Costa ha brevemente inquadrato la storia e i numeri della Società per concentrarsi su quelle che sono le migliori pratiche di gestione che caratterizzano la Concessionaria autostradale e che ne hanno fatto un modello di studio anche fuori dall’Italia e dall’Europa.

Primo punto della relazione la composizione del materiale bituminoso e le tecniche di pavimentazione del nastro autostradale. In un territorio, quello russo, caratterizzato da abbondanti nevicate e da un notevole stress per i materiali, grande attenzione è stata dedicata all’asfalto drenante fonoassorbente di nuova generazione che caratterizza la A22.

Ma se la qualità di un’infrastruttura è data innanzitutto dalla qualità dei materiali scelti per realizzarla, la durata di elevati standard di qualità è strettamente legata alle manutenzioni, sia che si tratti del nastro autostradale in senso stretto, sia che si parli di opere d’arte.

Anche in questo caso, il parallelo tra le difficoltà di gestione di viadotti e gallerie in un clima alpino e quelle che si incontrano in gran parte del territorio della Federazione Russa è risultato particolarmente calzante per i tecnici presenti in sala, che hanno alimentato un vivace dibattito.

Oggi nel mondo – ha ricordato Costa – quando si costruisce un nuovo ponte, se ne devono ristrutturare almeno tre, un elemento da tenere in considerazione. Noi abbiamo elaborato un sistema per stabilire la vita utile delle opere. Il nostro modello prevede che tutti gli aspetti tecnici siano seguiti all’interno, dai progetti alla direzione lavori, al collaudo.

Quello che si rileva rispetto al danno nei continui monitoraggi viene poi riportato nella fase progettuale. Questo permette di avere certezze sullo stato delle opere d’arte e di migliorare costantemente i processi”.

Tra gli esempi illustrati quello del viadotto di Colle Isarco, sul quale è stata eseguita una manutenzione straordinaria particolarmente impegnativa, a 110 metri d’altezza senza fermare il traffico. Grande attenzione in sala anche per i progetti legati alla guida autonoma.

Oggi – ha osservato Costa – i veicoli hanno già la tecnologia necessaria per comunicare con l’infrastruttura. Dobbiamo lavorare per un nuovo modello di viabilità che non richiederà più di realizzare nuove strade, perché sarà in grado di trasformare il volto, l’efficienza e la capacità di quelle esistenti”.

Nel suo intervento, Costa non ha mancato di ricordare il basso tasso di incidentalità che caratterizza la A22, quasi la metà del tasso di incidentalità medio italiano. 

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Economia e Finanza

Markas-Tower premiato CasaClima Work&Life

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Con la certificazione Work&Life della nuova sede centrale del Gruppo Markas è stata premiata dall’Agenzia CasaClima un’altra figura di spicco dell’economia altoatesina.

Già da tempo Markas segue una politica aziendale volta alla sostenibilità e a un basso consumo di risorse sostenendo numerosi progetti di tutela dell’ambiente e del clima per ridurre al minimo la propria impronta di CO2.

Questo approccio al tema della sostenibilità è stato seguito anche nella costruzione della nuova sede aziendale di Bolzano, dove sono stati applicati i rigorosi criteri del sigillo di qualità “CasaClima Work&Life“.

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Punti centrali della certificazione sono stati non solo l’efficienza energetica e l’uso di energie rinnovabili, ma anche gli altri aspetti ambientali legati alla gestione dell’edificio, come la gestione dei rifiuti, il consumo idrico, l’eliminazione di bottiglie di plastica e lattine, l’uso di carta riciclata e detergenti ecologici, ecc.

L’attenzione si concentra sempre più sui dipendenti e sulle persone.

Trascorriamo più del 90% del nostro tempo in stanze chiuse, buona parte delle quali al lavoro. Pertanto, aspetti come la scelta dei i materiali con basse emissioni di inquinanti, l’elevata qualità dell’aria interna, la protezione al radon, l’uso della luce naturale, l’elevato comfort acustico hanno un ruolo centrale per svolgere il proprio lavoro in maniera efficiente, ma anche per la nostra salute e il nostro benessere“, ha spiegato il direttore generale dell’Agenzia CasaClima Ulrich Santa.

Oltre agli ampi uffici e alle sale conferenze, dotate di materiali di elevata qualità e tecnologia all’avanguardia, vi è spazio sufficiente per riunioni e relax, come la sala fitness o la caffetteria.

In fase di progettazione, abbiamo deliberatamente integrato i desideri e i suggerimenti dei nostri collaboratori nelle nostre decisioni attraverso un gruppo di lavoro appositamente costituito. I nostri dipendenti sanno molto bene di cosa hanno bisogno per lavorare in maniera produttivo e soddisfacente. La nuova sede aziendale è il risultato di un’attenta progettazione partecipata, spiega l’amministratore delegato Christoph Kasslatter.

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Economia e Finanza

Vincoli, divieti e controlli: gli artigiani dell’agroalimentare soffocati dalla burocrazia

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La burocrazia penalizza uno dei simboli del Made in Italy: le eccellenze artigiane del settore agroalimentare, una delle rare realtà che continua a crescere a dispetto della stagnazione dei consumi.

Il 74% dei Comuni non ha una regolamentazione organizza in tema di consumo sul posto, il 25% ha una regolamentazione ad hoc per gli artigiani. Per ottenere il titolo di esercizio di vicinato servono fino a 20 adempimenti. Il corso di somministrazione alimenti e bevande dura tra le 80 e le 140 ore. I titoli abilitativi per utilizzare gli spazi esterni variano da comune a comune.

Le circolari del Mise che si aggiungono alla normativa esistente sono 33. E quando finalmente si riesce ad avviare l’attività di vendita per il consumo sul posto, l’artigiano è sottoposto ad accertamenti e controlli da parte di 21 soggetti, dal medico veterinario fino alle guardie ecologiche.

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Lo rivela l’Osservatorio “Comune che vai burocrazia che trovi” di CNA, presentato oggi.

Gli italiani spendono in un anno 85 miliardi di euro per mangiare fuori casa, circa 1.500 euro pro capite secondo l’indagine condotta da CNA Agroalimentare e CNA Turismo e commercio. Un business dai numeri impressionanti che riflettono un profondo cambiamento negli stili di vita degli italiani negli ultimi anni.

Sono oltre 120mila le imprese del settore di cui il 60,5% artigiane. Quest’ultime mostrano una flessione dello 0,9% dal 2016 mentre quelle non artigiane crescono del 2,5% a conferma di norme discriminanti.

Gli artigiani anche in Trentino Alto Adige – commenta Claudio Corrarati, presidente della CNA regionale – hanno accettato la sfida dell’evoluzione dei consumi alimentari. E qui inizia l’autentica via crucis, provocata da una mancanza di attenzione da parte del legislatore, della macchina amministrativa centrale e periferica.

Leggi, circolari, normative non hanno tenuto conto della riduzione di tempo libero di lavoratori autonomi e dipendenti, né della necessità di contenere i costi della pausa pranzo. Il conto è altissimo per gli artigiani”.

Per scongiurare l’accusa di abusivismo, l’artigiano che sforna pizze in teglia è costretto in genere a ottenere il titolo di esercizio di vicinato, uno strumento giuridico del commercio, per il quale possono essere indispensabili fino a venti adempimenti e 140 ore di corso.

Ma è solo l’inizio di un percorso impervio per l’artigiano che, molto semplicemente, vuole offrire ai propri clienti di consumare sul posto, senza servizio assistito, le bontà del suo laboratorio. C’è una giungla di divieti e prescrizioni incomprensibili: non può mettere a disposizione della clientela sedie e tavoli, ma deve ricorrere a panche, sgabelli, mensole e piani d’appoggio, così come deve fornire solo posate e bicchieri in plastica usa-e-getta. Insomma, l’artigiano è obbligato a rendere scomoda la consumazione.

Un agricoltore che vende al pubblico i propri prodotti, viceversa, può fornire ai clienti perfino posate di metallo, bicchieri di cristallo e tovaglioli di cotone.

Una disparità non secondaria – sottolinea il presidente di CNA Trentino Alto Adige commentando i dati dell’Osservatorio CNA sulla Burocrazia – che penalizza non solo le imprese ma anche, se non soprattutto, i loro clienti. Mentre le burocrazie territoriali rincaravano la dose”.

 “Occorre offrire una definizione di attività prevalente dell’impresa artigiana – aggiunge Corrarati – che, come nel caso dell’impresa agricola, non lasci spazio ad interpretazioni arbitrarie. Attualmente, all’impresa artigiana che opera nel settore alimentare è consentita la sola vendita dei beni propri, mentre anche per poter vedere beni altrui, connotati da accessorietà, nonché consentirne il consumo sul posto, è necessario ottenere il titolo di esercizio di vicinato.

Il criterio di prevalenza dell’attività artigiana su quella commerciale andrebbe strutturato sulla base di oggettivi parametri temporali e quantitativi, quali il maggior tempo impiegato nella produzione e preparazione degli alimenti rispetto alla fase di vendita; il maggior ricavo derivante dalla vendita di prodotti di produzione propria rispetto alla vendita di beni accessori.

Infine aggiornare la legge quadro per l’artigianato, all’interno di un percorso comune con le Regioni, appare un passaggio ineludibile per dare nuovo impulso e rinvigorire una cornice normativa nazionale confinata nel limbo delle leggi inattuate”.

 

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