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Alto Adige

Finge la morte della figlia per truffare una ex collega: denunciata una 53enne

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La meticolosa e complessa attività d’indagine ha portato i Carabinieri della Stazione di Selva di Val Gardena a sventare un piano diabolico quanto spietato, ideato da una 53enne residente in Veneto e attualmente deferita in stato di libertà alla Procura della Repubblica al Tribunale di Bolzano per truffa.

Un crudele raggiro telematico, fra l’altro ben orchestrato, facendo leva sui sentimenti più profondi della pietà e della solidarietà umana ai danni di una ex collega residente in Val Gardena, con la quale, in passato, aveva condiviso l’impiego in una struttura alberghiera in Alto Adige.

I militari dell’arma riferiscono che utilizzando abilmente artifici e raggiri tramite i sistemi di messaggistica, tra febbraio e marzo di quest’anno l’indagata ha fatto credere all’ignara vittima che la propria figlia incinta fosse in fin di vita in una clinica Svizzera.

“Per rendere la recita ancor più drammatica – sottolineano –, la truffatrice ha lamentato di non poter far fronte all’esorbitante spesa giornaliera di 1.700 euro necessaria per le cure, inducendo così l’ex collega, mossa da sincera compassione, a effettuare sostanziosi versamenti di denaro.”

Il raggiro ha toccato vertici d’assoluto cinismo quando la finta madre ha comunicato il presunto decesso della figlia, annunciando contestualmente la sopravvivenza della nipote neonata e richiedendo ulteriori somme per saldare i conti dell’ospedale.

“Per conferire credibilità alla narrazione, la criminale ha inviato finte fotografie – spiegano i carabinieri –. Le immagini della presunta infante si sono rivelate semplici foto di bambini prematuri scaricate dal web, mentre le foto del funerale della figlia sono state generate manipolando, tramite applicativi di intelligenza artificiale, le immagini di una reale cerimonia funebre del passato.”

Il castello di menzogne, però, ha iniziato a sgretolarsi per merito dell’intuito di un familiare della vittima che, insospettito, ha effettuato una ricerca incrociata su internet smascherando la falsità del materiale fotografico.

Ricevuta la querela, i Carabinieri spiegano d’essersi immediatamente attivati con la consueta professionalità e acume investigativo, conducendo un’indagine ineccepibile e non lasciando scampo alla truffatrice.

I militari hanno tempestivamente inoltrato richieste formali all’ufficio legale dell’istituto bancario per tracciare i flussi finanziari, identificando inconfutabilmente l’intestataria del conto corrente e svelando l’identità della donna dietro lo schermo.

Attraverso questi accertamenti è stato documentato l’esatto ammontare dei soldi rubati, pari a 1.550 euro.

Messa spalle al muro dalle prove schiaccianti raccolte, la donna ha dovuto capitolare, ammettendo che l’unica verità in tutta questa macabra storia era la mera necessità d’accaparrarsi del denaro.

“Ancora una volta – si apprende dagli uffici della Caserma di Selva di Val Gardena – si dimostra un presidio irrinunciabile a tutela dei cittadini, capace di contrastare con prontezza e strumenti investigativi all’avanguardia anche le più subdole e moderne insidie del crimine informatico.”

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