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Dillo a Noi

Gravi criticità per i disabili alle fermate delle stazioni a valle di San Genesio e del Colle

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Scendere o salire dall’autobus con la carrozzina è impossibile alle fermate delle stazioni a valle di San Genesio e del Colle.

Il lettore Claudio Grasso ci scrive riallacciandosi al nostro precedente articolo https://www.lavocedibolzano.it/oltrisarco-approvata-alluna…/  osservando:

L’accesso delle persone disabili al trasporto pubblico locale e problematico. Tema già sollevato in un articolo della stessa testata https://www.lavocedibolzano.it/autobus-guasti-a-bolzano-pe…/

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Non metto in dubbio la volontà del Comune di Bolzano che, a macchia di leopardo, sta rifacendo e riadattando alcune delle fermate del bus del trasporto pubblico in città. Certo è che ci sono dei punti nevralgici come le fermate di scambio intermodale. Cito ad esempio la fermata alla Stazione FS in loc. Ponte Adige, il capolinea presso le stazioni a valle delle funivie di San Genesio e del Colle di Bolzano. Abbiamo documentato solo quest’ultima.

Come si può vedere dalle foto in allegato, nella prima fermata non c’è un marciapiede e lo spazio concesso per la salita/discesa degli utenti è già esiguo per la presenza di un muro di cinta da un lato e il passaggio obbligato per il defluire delle auto in uscita dal parcheggio dall’altro.

Nella seconda fermata che sta dirimpetto, a 90 gradi rispetto alla prima, il marciapiede c’è ma è troppo stretto per consentire ad un eventuale utente in carrozzina di scendere dal bus. Inoltre la manovra di accostamento al marciapiede risulta ostica sia per la sua posizione che per l’altezza del marciapiede stesso e quindi il bus non riuscirebbe in ogni caso ad affiancarsi in modo utile allo stesso.

Il problema è già stato posto all’attenzione dell’amministrazione di SASA.

Mentre la stazione a Valle e a monte della funivia del Colle di Bolzano è organizzata e attrezzata per il trasporto sia di biciclette che di utenti in carrozzina, come si può vedere dalle foto, il trasporto pubblico è ancora in alto mare.

Il problema è ormai sotto gli occhi di tutti, non sarà un grosso problema da risolvere“.

 

Dillo a Noi

Violenza di genere e doppiopesismi culturali: cosa succede quando la vittima è l’uomo?

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Il 25 novembre, proprio nella giornata contro la violenza sulle donne si è consumata l’ennesima tragedia, questa volta però, ai danni di un uomo di 44 anni.

A Rieti, una donna di origini brasiliane dà fuoco al marito dopo l’ennesima lite.

Sono le 22:30 quando l’uomo allerta la polizia, preoccupato del fatto che la moglie sia andata via portando con sé i loro due figli. La donna intanto, sta riempiendo delle taniche di benzina, che una volta tornata a casa getterà sul marito dandolo alle fiamme e riportando lei stessa gravi ustioni.

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Sebbene le urla abbiano attirato l’attenzione del vicinato che ha prontamente contattato i soccorsi, non c’è stato nulla da fare per il coniuge, mentre i due bambini fortunatamente sono rimasti illesi.

Sì: durante la giornata nella quale si combatte la violenza sulle donne, una donna arde vivo il proprio marito dopo una lite.

I più importanti giornali d’Italia hanno riportato la notizia questa mattina, sotto la quale troviamo commenti aberranti, più da parte di donne che di uomini. Alcuni di questi recitano “Io darei una medaglia a quella donna” oppure ancora “Fossi in te mi vergognerei di difendere uno str**” (insulto riferito alla vittima), o “Avrà avuto le sue buone ragioni”. Un uomo commenta “Preferisco che sia un uomo a finire al cimitero che l’ennesima donna”, uno dei peggiori “Bene, un coglionicidio”.

Questo giustificare un omicidio premeditato, ci dimostra come la campagna perpetrata in questi anni contro la violenza sulle donne, altro non abbia fatto che legittimare il gentil sesso a perpetrare le peggiori violenze sugli uomini, ai quali, anche da vittime, viene data la colpa.

Le persone che si accaniscono contro la vittima, addirittura gioendo per la morte di quest’ultima sono, con ogni probabilità, le stesse che mentre quest’uomo veniva barbaricamente ucciso, si segnavano il viso di rosso per “Combattere la violenza”.

Sono le stesse persone che, giustamente, dicono ‘Non è la minigonna a chiamare lo stupro ma lo stupratore’ e poi commentano un caso di spietato omicidio ‘Povera donna, chissà com’era stanca’ riempiendosi la bocca e la mente di doppiopesismo che condanna l’uomo a prescindere.

L’uomo che, seppur innocente ha come unica colpa quella di essere nato tale, e deve pagarla cara per secoli di società patriarcale, secondo il pensiero di questo genere di persone.

Questi commenti ci mostrano come in Italia, nel 2019, esistano morti di serie A e di serie B, facendoci dimenticare che la violenza è violenza, e va condannata sempre. Perché uomo o donna che sia, il carnefice non è mai vittima“.

Il contributo per La Voce di Bolzano è di Emma Castellucci.

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Quando il “Razzismo” è contro gli italiani, all’estero ed in Patria

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La parola “Razzismo” è una delle più usate e ricercate su google ed ha significati davvero complessi.

Si registra secondo ISTAT un “aumento delle emigrazioni”, che accomuna cittadini italiani e stranieri. Sono i giovani italiani laureati e qualificati ad emigrare in cerca di lavoro quasi più che i cittadini extra comunitari ad arrivare .

Come precisa l’Accademia della Crusca il razzismo dalla zoologia e dalla botanica, è passato agli uomini, nel senso di ‘popolazione o insieme di popolazioni con una particolare frequenza distributiva di alcuni geni, contraddistinta da alcune caratteristiche dinamiche e mutevoli nel tempo’ (razza gialla), di ‘discendenza, stirpe’ (razza aristocratica), di ‘stirpe, popolazione’ (razza ariana; in questo senso il termine ha già una forte connotazione ideologica).

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Ormai il concetto di razza umana è stato destituito di propria validità scientifica, visiti alcuni studi dell’antropologia fisica e dell’evoluzionismo, ma la parola ha ancora una sua vitalità, anche in usi più generici, nel senso di ‘genere’, ‘specie’, o anche ‘qualità’, con riferimento a persone (che razza di amici frequenti?;razza di maleducato!) e perfino a cose (che razza di modelli hanno predisposto?).

Le teorie razziste nacquero nel Medioevo quando sovrani cristiani nutrivano interesse verso i beni dei banchieri ebrei che avevano avuto grande fortuna prestando denaro e ricevendo alti interessi; si svilupparono poi nel XVI secolo, quando Spagna e Portogallo impiegarono schiavi Africani per le loro colonie.

Esse assunsero un’importanza politica nel XIX secolo quando cominciò a diffondersi il mito della razza ariana. Questa ipotetica razza servì a Joseph Arthur de Gobineau per giustificare i privilegi dell’aristocrazia e spiegare l’antagonismo tra essa e le masse popolari.

Oggi il termine razzismo ha assunto significati cosi molteplici che non è semplice definirlo con precisione. Infatti vengono in gran parte riproposte da alcune minoranze politiche estremiste semplicemente sostituendo alla parola “razza” quella di “etnia”, “popolo”, “cultura” o “civiltà”.

Sostituendo all’elemento biologico (non più riproponibile legalmente) quello culturale, si può mantenere intatta la stessa precedente impostazione “pseudo-scientifica”. La molteplicità è un valore quando non c’è discriminazione.

Spesso noi italiani siamo stati e siamo tutt’oggi vittime di razzismo più che artefici di condotte razziste.

Specismo” è un termine di fine 1800 che indica l’attribuzione di un diverso valore e status morale agli esseri umani rispetto alle altre specie animali, è usato nel contesto della letteratura sui diritti animali. E credo si debba ricordare che anche gli uomini appartengono comunque a tale categoria.

In “senso stretto” invece il razzismo, come teoria della divisione biologica dell’umanità in razze (superiori e inferiori o semplicemente differenti), è un fenomeno relativamente non cosi recente ed in senso più ampio si tratta di una generale antica tendenza a discriminare (nazioni, culture, classi sociali inferiori, religioni ed appartenenza associative).

Il fenomeno del razzismo ANTI ITALIANO è attestato soprattutto nei paesi del Nordamerica, dell’Europa centrale e del nord (Germania, Svezia, Austria, Svizzera, Belgio, Francia, Regno Unito) e balcanici (Slovenia e una parte della Croazia). Le cause sono attribuite all’emigrazione italiana di massa nel XIX e XX secolo, a eventi storici, soprattutto di natura bellica, o a ostilità nazionalistiche ed etniche.

Tuttavia si può notare che anche taluni immigrati sul suolo italiano siano di fatto favoriti rispetto agli autoctoni per vari motivi.

Il “buonismo“, perbenismo e l’uniformarsi al pensiero unico di massa impone sempre crescenti difficoltà nella valutazione oggettiva di fatti e comportamenti messi in atto da soggetti appartenenti a delle minoranze e per i quali l’essere appunto minoranza aumenta le possibilità di difesa per motivi astratti e legati alla non discriminazione.

Sempre negli stessi confini italiani, in Alto Adige, in particolare gli italiani riscontrano forti limitazioni nell’accesso al pubblico impiego, infatti è necessario dichiarare il gruppo di appartenenza linguistica in Tribunale oltre naturalmente alla conoscenza della lingua tedesca obbligatoria, meglio ancora se si conosce il dialetto Sud Tirolese.

Oltre alle note vicissitudini sulla toponomastica e cartellonistica multilingue in quel Bolzano il Consiglio provinciale di Bolzano aveva deciso recentemente inoltre di cancellare le parole “Alto Adige” e “altoatesino”, modificando il testo italiano del disegno di legge 30 sull’adempimento degli obblighi della Provincia autonoma derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea.

Nella versione tedesca del testo sarebbe dunque dovuto esistere il “Suedtirol”, ma non più l’Alto Adige, sostituito invece con “Provincia di Bolzano” nella versione italiana.

Anche in Svizzera, Canton Ticino, sono spesso apparsi in pubblicità elettorali orribili disegni in cui gli italiani che vanno a lavorare nelle aziende elvetiche sono raffigurati come topi che mangiano il formaggio svizzero. Naturalmente facendo intendere a sbafo e a danno dei cittadini elvetici.

A distanza dalla prime apparizioni, nel 2010, tornano le vignette xenofobe utilizzate negli ambienti della destra ticinese. All’epoca la campagna fu diretta contro i frontalieri, esplicitamente definiti “ratti”. Quasi si sfiorò la crisi diplomatica fra Roma e Berna, passando per Lugano.

Poi nel 2016 quei manifesti razzisti fecero la propria comparsa ancora una volta. Quella volta l’occasione fu il referendum anti-frontalieri “Prima i nostri!“, fortemente voluto dal partito populista di destra Udc.

Ancora in vista delle elezioni cantonali del Ticino, quei manifesti sono tornati a fare la propria comparsa negli ambienti vicini all’Udc e a un altro partito di destra anti-italiani, la Lega dei Ticinesi.

Si ricorda inoltre il Belgio, da dove sono stati espulsi oltre 12.700 cittadini comunitari in soli sei anni. Numerose decine dei quali, italiani. In Germania infine sono state inviate centinaia di lettere a connazionali, con il consiglio di lasciare il territorio tedesco a quegli italiani che non avevano più i requisiti per accedere a misure di sussistenza sociale.

Ad onor del vero molti nostri connazionali all’estero a volte hanno condotte non proprio encomiabili ma ognuno va giudicato per quello che fa.

Di pochi giorni fa il caso “Jimmy the Watch” negli States riportato anche dalla trasmissione “ Le Iene” come caso di razzismo contro gli italiani “ ( Napoletani in particolare), dove è stato filmato a tradimento ed insultato il seppur tristemente noto e tuttavia simpatico connazionale.

Gli italiani quindi non sono razzisti ma piuttosto subiscono il razzismo ed anche il campanilismo interregionale.

Popoli di viaggiatori, creativi, aperto e tollerante manifesta a volte il “razzismo all’incontrario” che arriva a discriminare la maggioranza stessa di italiani a favore di certe minoranze.

Pertanto con la consapevolezza di vivere in uno dei Paesi più belli del mondo per arte, storia, cultura e tradizioni si rende sempre più evidente la necessità di un profuso impegno di tutti per la difesa della cultura italiana, nel mondo ed anche e soprattutto in Patria.

Sarebbe opportuno giudicare le persone dai propri comportamenti sempre ma anche sarebbe bello che tutte le voci che si levano a favore del fronte immigrazionista si sentissero anche quando le discriminazioni sono nei confronti degli italiani.

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Bolzano, emergenza sicurezza: mettere presidi di Polizia fissi nella zona di piazza Stazione

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Sinceramente non capisco, perchè nella zona “parco stazione” non vengano messi un paio di presidi (ovvero stazioni mobili) delle Forze dell’Ordine, visti i numerosi e frequenti disordini avvenuti in passato e recentemente.

Sono frequenti gli interventi mirati interforze finalizzati al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti e al contrasto della microcriminalità in linea generale, ma i “residenti” del parco sembrano non essere scoraggiati e il giorno dopo continuano le loro attività illecite che poi sfociano in vere e proprie aggressioni, in pieno giorno e davanti ai passanti (rischiando peraltro di coinvolgerli, vedi anche lancio di bottiglie/cubetti di porfido/altro).

In sintesi, una presenza dello Stato fissa ridurrebbe i tempi di intervento, potrebbe scoraggiare eventuali azioni illecite e darebbe sicuramente anche una maggiore percezione di sicurezza per il capoluogo.

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Viviamo in un territorio dove in primis la sicurezza deve essere garantita dagli apparati di Polizia e dove sicuramente il personale non manca. Si sottolinea quello operativo (in strada), escludendo chiaramente il personale impiegato negli uffici che sembra essere addirittura a livello nazionale del 60% (inchiesta Panorama o Espresso).

E’ bene specificare che le Forze dell’Ordine, e mi riferisco a chi in strada interviene giornalmente, svolgono un lavoro eccellente, ma chiaramente non sono responsabili del fatto che (ipoteticamente) un giorno X ci sono 4 pattuglie invece che 6 o più.

Non sono responsabili se hanno decine di interventi e pochi mezzi o uomini, questo è chiaro! Parliamo ultimamente di Daspo urbano o giornalmente di “ritoccare” il nostro sistema legislativo, ma se non si incrementano gli “operativi” di conseguenza si riducono i controlli e la presenza dello Stato.

Basti pensare che sabato pomeriggio, in pieno svolgimento dell’Altstadtfest, (la faccio breve senza entrare troppo nei particolari per ovvi motivi) è stato richiesto l’intervento al 112 per un tizio palesemente sbronzo che importunava i passanti.

Sicuramente un caso, ma dopo un bel po è intervenuta la Municipale e successivamente i Carabinieri addirittura di un altro paese a qualche chilometro da Bolzano, poiché non vi erano mezzi disponibili.

Non era un caso di estrema urgenza chiaramente, ma comunque un caso da intervento degli operatori per risolvere una problematica che durava da quasi un’ora (tra ubriachezza molesta, insulti e atteggiamenti aggressivi del soggetto).

Sarebbe utile che la politica tutta, invece di continuare a scrivere “spot” su cosa fanno il sindaco o il prefetto, proponga delle idee fattibili e mirate, ammesso che fortunatamente viviamo in una regione dove rispetto ad altre realtà possiamo considerarci fortunati.

Questo non significa perche ci si debba lamentare solo politicamente, cercando unicamente dei responsabili senza proporre qualche idea per rendere ancora più sicura la città.

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