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Bolzano

Il 35% dei dipendenti dell’Euregio vorrebbe lavorare meno: è quanto emerge dallo studio di EWCS Tyrol

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Il 35% dei dipendenti occupati nell’Euregio vorrebbe lavorare meno. E’ quanto emerso dai dati dello dello studio EWCS Tyrol che mette a confronto le condizioni occupazionali di Trentino, Alto Adige e Tirolo, presentato a Innsbruck. Emerge anche come la nostra sia la provincia con gli orari più rigidi. Sono stati messe a confronto le condizioni di lavoro in Trentino, Alto Adige e Tirolo.

Il risultati di questa seconda indagine, condotta dalla Camera del Lavoro del Tirolo, insieme a Adi-Ipl dell’Alto Adige e Agenzia del lavoro del Trentino, ha coinvolto 750 occupati in ciascuno dei tre territori, per un totale di 2.250 intervistati e ha realizzato un focus specifico sull’orario di lavoro. Dall’analisi emerge come lavoratrici e lavoratori dell’Euroregione vorrebbero una giornata lavorativa con meno ore.

Attualmente è il Trentino l’area in cui si è impegnati di più a settimana: il 61% degli intervistati lavora tra le 35 e le 40 ore a settimana, contro il 43% dell’Alto Adige e il 40% del Tirolo.

Esistono comunque differenze marcate tra donne e uomini: l’uomo ha una giornata lavorativa più lunga rispetto a quella delle donne. Focalizzando l’attenzione solo sulle lavoratrici sono quelle trentine a lavorare più ore: oltre la metà lavora tra le 35 e le 40 ore, mentre in Alto Adige il 58% lavora meno di 35 ore e in Tirolo più di una lavoratrice su quattro lavora meno di 20 ore.

Significativo è anche il dato sulla flessibilità; in provincia di Trento il mercato del lavoro è più rigido e la metà degli intervistati ha un orario fisso, mentre le forme di flessibilità riguardano appena il 15% degli occupati, percentuale quest’ultima che raggiunge il 35% in Alto Adige e in Tirolo. Nel land austriaco il 20% gode anche della possibilità di poter autogestire l’orario.

Per CGIL CISL UIL del Trentino “Studi comparativi come questi sono utili per approfondire le dinamiche che caratterizzano l’occupazione nell’Euregio, ma anche per studiare strategie condivise per migliorare le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori.

Dall’analisi di oggi arriva la conferma che è tempo di affrontare la questione relativa alla riduzione dell’orario di lavoro. Abbiamo compreso che la produttività non è direttamente proporzionale alle ore lavorate, ma al valore prodotto.

Le innovazioni tecnologiche possono essere un valido strumento per aumentare la produttività, riducendo l’orario e mantenere elevato i livelli di occupazione migliorando le condizioni di lavoro. Andare in questa direzione rende più facile conciliare lavoro e vita privata, ma rende anche più attrattivi i nostri contesti lavorativi per i giovani il cui paradigma è cambiato. Oggi si rivendica non solo un lavoro di qualità, ma anche il diritto ad uno spazio di vita privata”.

A cura di Daniele Peretti

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