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Il vescovo Muser in carcere: “La luce del Natale risplende dove la sofferenza è più grande”

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La luce del Natale è anticipazione di eternità. Una luce che è annuncio di salvezza, che risplende soprattutto là dove la sofferenza e il dolore sono più grandi”.

Lo ha detto questa mattina il vescovo Ivo Muser durante il momento di preghiera celebrato nella casa circondariale di via Dante a Bolzano.

“Nessuno deve perdere la propria dignità”

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Il vescovo ha invitato gli ospiti della casa circondariale di via Dante a guardare al futuro. “La storia passata, anche se lo volessimo – ha sottolineato mons. Muser – non può essere riscritta. Ma la storia che guarda al futuro è ancora tutta da scrivere, anche con la vostra personale responsabilità.

Nessuno di noi minimizza ciò che avete fatto. Anche con questa funzione prenatalizia nessuno vuol dirvi: va bene così, è tutto in ordine. Dovete assumervi la responsabilità per le scelte sbagliate della vostra vita. Ma nonostante tutto nessuno di voi deve perdere la propria dignità, il proprio valore, la propria umanità. Papa Francesco direbbe: nessuno si merita di essere e di sentirsi scartato”.

Una cosa è ciò che meritiamo per il male compiuto – ha detto mons. Muser – altra cosa, invece, è il respiro della speranza, che non può esser soffocato da niente e da nessuno. La speranza non può essere tolta a nessuno, perché è la forza per andare avanti, è la tensione verso il futuro per trasformare la vita, è una spinta verso il domani”. 

“Anche nei momenti di grande dolore riempiamo i nostri polmoni con il respiro della speranza”

Il vescovo ha invitato i carcerati a non lasciar spazio né allo sconforto, né alla disperazione. “Ve lo dico con il cuore: non lasciamo prevalere la voglia di farla finita – ha aggiunto –. Anche nel buio più profondo, nei momenti in cui il dolore è più grande e la nostalgia più pungente, riempiamo i nostri polmoni con il respiro della speranza. Lasciamo che sia la speranza a respirare in noi”.

Nel ringraziare quanti operano e lavorano nella casa circondariale di via Dante il vescovo Muser ha chiesto loro di “essere sempre, anche nei momenti più complicati e tesi, testimoni di umanità, di vicinanza e di compassione”. Un ringraziamento particolare è andato a Bruno Bertoldi, che da 50 anni, con la San Vincenzo e l’Associazione volontari carcere, segue e assiste i detenuti nel carcere di Bolzano. 

Il presepe costruito dai detenuti

Lo scorso 1. dicembre, 1.a domenica d’Avvento, Papa Francesco si è recato a Greccio dove ha firmato la lettera “Admirabile signum”, un “regalo” a tutto il popolo di Dio, per ribadire il senso e il valore del presepe. Questa mattina i detenuti della casa circondariale di via Dante hanno costruito ai piedi dell’altare il presepe, sistemando ad una ad una le varie statuine, accompagnati da pensieri tratti dalla lettera del Papa e dal canto del coro Laurino, che ha animato l’intera celebrazione.

Il presepe è un fatto religioso – ha ricordato don Giorgio Gallina, assistente spirituale – che ci unisce tutti”.

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