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Politica

Indennità di funzione, i dirigenti dovranno restituire

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Una sentenza ha dichiarato incostituzionale la normativa provinciale che trasformava l’indennità di funzione dei dirigenti da elemento straordinario in elemento fisso della retribuzione. Per questo motivo, dopo aver consultato gli esperti di Avvocatura e Ripartizione personale, la Giunta provinciale ha approvato oggi (18 giugno) una serie di misure di natura sia tecnica che amministrativa per sanare la situazione.

Coloro che ricoprono incarichi dirigenziali continueranno a ricevere la propria indennità di funzione, ma la stessa diventerà parte variabile, ovvero legata all’incarico effettivo, e non più fissa dello stipendio, mentre tutti i dipendenti pubblici che in passato avevano un incarico dirigenziale e ora non lo hanno più (o non lo hanno in quella forma) non riceveranno più la relativa indennità di funzione.

In aggiunta a ciò, la Provincia è costretta ad avviare un procedimento per riscuotere da ogni funzionario le indennità versate in maniera “illegittima” dal 2009 ad oggi. Secondo quanto affermato dal presidente Arno Kompatscher, si stima che questa situazione coinvolga tra i 600 e gli 800 funzionari dell’amministrazione provinciale, ai quali ne vanno aggiunti altri 250 dell’Azienda sanitaria.

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Le somme da restituire si aggirano tra gli 800.000 euro e il milione di euro per ognuno dei 10 anni, a fronte di una spesa totale per il personale provinciale che supera il miliardo di euro l’anno.

“Purtroppo – ha spiegato Kompatscher – i funzionari dovranno restituire queste somme pur non avendo alcuna colpa, e mi sento di dire che neppure coloro che hanno pagato queste indennità hanno colpe specifiche, in quanto hanno applicato leggi e accordi collettivi che erano in vigore e solo ora sono stati dichiarati incostituzionali. Apriremo un confronto con ogni singolo dipendente interessato da questo provvedimento, e prevederemo la possibilità di suddividere il pagamento in rate“.

Le misure approvate dalla Giunta provinciale prevedono anche la modifica del primo comma dell’articolo 1 della legge provinciale che disciplina l’indennità di dirigenza (legge 9/2017), nonchè una più generale revisione della legge provinciale sul riordinamento della struttura dirigenziale (legge 10/1992). “E’ necessario arrivare all’elaborazione di un modello che riesca a rispettare i principi generali dello Stato, pur conservando le particolarità e le caratteristiche peculiari dell’Alto Adige“, ha concluso Kompatscher.

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Politica

Colloquio Vettorato-Uil Scuola: “Nessun rischio patentino per i docenti altoatesini”

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L’obbligo del possesso della certificazione linguistica per i docenti della scuola altoatesina non sarà mai una realtà anche in caso di regionalizzazione della scuola.

La rassicurazione è arrivata direttamente dalla Provincia di Bolzano che ieri, con l’assessore competente Giuliano Vettorato, ha avuto un colloquio con il segretario regionale della Uil Scuola Rua Marco Pugliese.

Proprio il sindacato, nei giorni scorsi, aveva sollevato la questione.

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Ci ha rassicurato – dichiara lo stesso Pugliese – sul fatto che il tema non sia tra le priorità e come, nell’eventualità, si tratterebbe di una decisione che andrebbe presa di concerto con il Ministro e il Consiglio dei Ministri. Ne consegue che, al momento, non esiste alcun progetto di provincializzazione e quindi, di conseguenza, nessun orizzonte di provincializzazione per gli insegnanti statali”.

Vettorato ha poi sottolineato come la regionalizzazione non faccia parte dell’accordo di governo pur essendo favorevole ad una gestione del personale più dinamica su scala locale. Una realtà, al momento, concreta per le scuole tedesche e ladine (provinciali) e meno per quella italiana (di coordinamento ministeriale).

La Uil Scuola, dal canto suo, ha espresso soddisfazione per la pronta risposta.

Siamo contenti dell’atteggiamento di Vettorato che si è dimostrato sensibile e interlocutore attento pur mantenendo la sua linea su determinati argomenti. E’ importante avere un assessorato che ci consideri soggetti attendibili e con cui dialogare.

Abbiamo espresso – chiude Pugliese – l’auspicio che l’assetto scolastico attuale tra Stato e Provincia non muti ritrovandone nella struttura una giusta garanzia di contrappesi e, pur continuando a vigilare con la massima attenzione, siamo soddisfatti nel riscontrare come l’amministrazione condivida questa visione”.

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Politica

Alto Adige, Caretta (Fdi): “Fine dei sogni ostili su doppio passaporto. E ora Vienna pensi al suo governo”

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“Grazie alle pressioni esercitate da Fratelli d’Italia sul Governo, l’Italia ha finalmente posto la parola fine sulla ridicola provocazione da parte dell’Austria, che intendeva dotare di doppio passaporto i cittadini italiani altoatesini di lingua tedesca o ladina, che ne avessero fatto richiesta“.

La dichiarazione è dell’onorevole Maria Cristina Caretta, deputata di Fratelli d’Italia. La questione è invece quella del definitivo NO da parte degli Esteri all’ennesimo tentativo di concessione del passaporto italo-austriaco ai sudtirolesi tedeschi e ladini.

Come riportato ieri dal Secolo d’Italia il Ministero degli Esteri nella persona del ministro Enzo Moavero Milanesi, rispondendo all’interrogazione che Fratelli d’Italia aveva presentato in Parlamento dai senatori Ciriani, Rauti, Urso e Fazzolari, non lascia spazio ad interpretazioni.

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Ha evidenziato infatti che “non si condividono i presupposti giuridici né si intravede l’opportunità politica di tale iniziativa. Da qui l’indisponibilità dell’Italia verso ogni forma e ogni livello di discussione sul tema e a sedersi ad alcun tavolo che abbia ad oggetto questa tematica“.

Per Alessandro Urzì, consigliere provinciale di l’Alto Adige nel Cuore – Fratelli d’Italia: “Il No secco del governo alla folle proposta austriaca di estendere la propria cittadinanza ai residenti in Alto Adige, ma solo se di lingua tedesca o ladina, è una vittoria per l’Alto Adige nel Cuore – Fratelli d’Italia e per tutta la comunità italiana che in questi anni ha sostenuto le nostre battaglie in difesa dell’identità italiana di questi territori.

Sul doppio passaporto c’eravamo mossi direttamente a Vienna e a Roma, cercando un confronto istituzionale per far valere quelle stesse ragioni che oggi, finalmente, ci riconosce anche il governo italiano. Vienna ora è avvisata che da parte italiana non c’è alcuna disponibilità ad aprire una trattativa riguardo al doppio passaporto“.

Un sotterfugio evidente per creare, di fatto, una provincia italiana con una popolazione a maggioranza austriaca.

“Un consiglio agli amici austriaci innamorati del nostro Alto Adige: in futuro invece di fare sgarbi all’Italia, con finalità neanche troppo nascoste, concentratevi sui problemi interni ai vostri confini, così da evitare gli scandali che hanno travolto la vostra coalizione di Governo“, conclude l’onorevole Caretta.

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Politica

Bocciato disegno di legge per una scuola plurilingue. I Verdi: “Paura del futuro”

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Ieri (11 luglio) la prima commissione legislativa ha bocciato la proposta di legge Verde che prevedeva di aggiungere al sistema attuale un’offerta scolastica plurilingue.

È stato un dibattito molto interessante e variegato, cosa che mi sembra già essere un progresso” dichiara Brigitte Foppa, alla conclusione dei lavori.

Tuttavia i tempi non sembrano ancora essere abbastanza maturi per questo passo nel sistema scolastico sudtirolese.

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L’argomentazione principale della maggioranza ha mostrato, a detta dei Verdi, quanto le posizioni contrarie poggino su piedi d’argilla: a quanto pare non si vuole avviare un modello aggiuntivo di questo tipo per non creare una scuola di prima e di seconda categoria.

Con argomentazioni di questo tipo hanno fatto eco ad Achammer anche Sven Knoll e Ulli Mair.

Secondo noi ciò significa che sanno di dover prevedere un grande successo della scuola plurilingue e che quindi bisogna scansare questo pericolo“, dice Foppa.

Un’argomentazione paradossale, ritiene la prima firmataria, perché se un modello viene richiesto dalla società e se questo può contribuire a migliorare le conoscenze linguistiche attualmente problematiche, allora la politica non deve opporsi.

Foppa cita lo studio Kolipsi, secondo il quale 60% delle e dei giovani di lingua tedesca e 54% delle e dei giovani di lingua italiana hanno paura e vergogna a esprimersi nell’altra lingua.

Per scardinare queste paure, che dipendono dall’ansia di prestazione e dalla distanza tra i gruppi linguistici, abbiamo bisogno di più opportunità d’incontro e meno stress. Stare in classe insieme, ogni giorno, sarebbe un grande passo in quella direzione.

Tante famiglie fanno già scelte di questo tipo, iscrivendo i loro figli e le loro figlie nella scuola dell’altra lingua. Ciò dimostra che è tempo di intervenire sistemicamente, senza lasciare che scuole, personale docente e famiglie si debbano arrangiare, dovendo gestire da soli un sovraccarico di impegno e lavoro.

Dalla serietà della discussione in prima commissione è emerso che la maggioranza politica magari non è ancora pronta a procedere in questo senso, ma anche che la scuola plurilingue è ormai sull’agenda politica. Noi non molliamo“, conclude Foppa.

(Risultato della votazione in prima commissione: 2 sì [Ploner, Urzì], 6 no [Amhof, Lanz, Ladurner, Vettori, Mair, Knoll]).

 

La documentazione (in lingua italiana e tedesca):

GE Recht auf Mehrsprachigkeit im Bildungssystem des Landes

Begleitbericht_GE Recht auf Mehrsprachigkeit im Bildungssystem des Landes

 

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