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L’Alto Adige dice NO alla Valdastico. Verdi: “Ora bisogna convincere Fugatti”

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L’Alto Adige dice NO alla Valdastico: ieri (11 aprile) il Consiglio provinciale ha approvato a grande maggioranza la mozione dei Verdi per lo stop alla realizzazione dell’innesto di A31 in A22 in Trentino con conseguente peggioramento della situazione per il traffico e i trasporti soprattutto in provincia di Bolzano.

La mozione chiede, oltre a ribadire la contrarietà alla Valdastico, anche di convincere la Provincia di Trento a desistere dal prolungamento della A31: a tal proposito è arrivata a 700 e continuerà anche domani tra Marco e Rovereto la raccolta di firme del coordinamento NO alla Valdastico che riunisce 24 associazioni.

La Leganel consiglio altoatesino si è opposta, ma è finita in minoranza.

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L’autostrada A31 della Valdastico, detta anche Pirubi dal nome dei tre politici democristiani che la vollero fortemente (Piccoli-Rumor-Bisaglia) fu aperta nel 1976 e da allora è ferma a Piovene Rocchetta.

Fin dall’inizio la Regione Veneto e la società che gestisce l’autostrada hanno proposto che l’A31 fosse prolungata a nord fino a sfociare in A22.

Fu elaborato anche un progetto preliminare, che contemplava sei ipotesi di tracciato indicando come privilegiato quello che prevedeva a Besenello l’innesto in A22.

Tuttavia, il progetto è finora rimasto lettera morta proprio per l’opposizione delle provincie autonome di Bolzano e Trento e alla mobilitazione di associazioni culturali e ambientaliste tra cui Italia Nostra, WWF e la Fondazione britannica “The Landmark Trust”.

Le motivazioni per cui le due province di sono sempre opposte al completamento a nord della A31 son molteplici: la prima è che l’autostrada aprirebbe un nuovo corridoio per il traffico leggero e pesante dal nord-est italiano ultraindustrializzato verso i mercati del nord Europa attraverso il Brennero, aggravando notevolmente i problemi di traffico dell’Autobrennero, che ha raggiunto già il limite di saturazione.

A farne le spese sarebbe la salute di migliaia di persone che abitano lungo questo asse, soprattutto nel tratto che attraversa la provincia di Bolzano.

Una pianificazione da mettere fuori discussione se si pensa che la politica seguita finora dalle due province e dall’intera area Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino prevede addirittura una riduzione dei transiti su gomma e il trasferimento delle merci e delle persone su rotaia attraverso l’ammodernamento e il potenziamento della ferrovia.

La seconda motivazione è che l’innesto di A31 in A22 non risolverebbe nemmeno i problemi di traffico della SS47 della Valsugana.

Il lungo braccio di ferro tra Trentino Alto Adige e Veneto ha avuto come tappa fondamentale la sentenza della Corte costituzionale del 21 febbraio 2011 che ha ribadito che qualsiasi opera, atto o progetto dell’arteria non possa essere realizzato senza la preventiva intesa con la Provincia autonoma di Trento.

Anche dopo questa sentenza, il Veneto aveva proseguito la sua pressione, approvando il progetto e ottenendo – il 10 agosto 2016 – il via libera del CIPE, cui è seguita la decisione della Società Autostrada A31 di dare avvio alla progettazione definitiva del 12mo lotto funzionale dell’opera tra Piovene Rocchetta e Valdastico della lunghezza di 18,9 chilometri, interamente in territorio veneto.

Tuttavia, il 21 gennaio 2019, con la sentenza 00499/2019, il Consiglio di Stato, ultimo grado di appello, ha annullato la delibera del CIPE del 10 agosto 2016 su ricorso promosso dal Comune di Besenello (TN), interessato in sede di progetto preliminare all’uscita e raccordo della Valdastico Nord con l’autostrada del Brennero.

L’opera è stata dunque di nuovo fermata dall’iniziativa delle popolazioni e delle amministrazioni locali.

Fugatti adesso la vuole di nuovo

In questo scenario, è caduta l’improvvisa svolta politica annunciata dalla nuova giunta provinciale del Trentino per bocca del presidente Fugatti, secondo il quale la Valdastico deve essere effettivamente collegata all’A22 su un nuovo itinerario con innesto al casello di Rovereto Sud su un tracciato di 41 chilometri, denominato “alternativa T5” nei progetti preliminari.

Per questi motivi il consiglio provinciale di Bolzano continua ad esprimere la propria ferma contrarietà al progetto.

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