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Bolzano

Palazzo di Giustizia, il giorno dopo il crollo: tempo di domande, verifiche e richieste di trasparenza

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“Il fatto che non ci siano state vittime è stato semplicemente un caso.” Questa la sinossi di un concetto fatto notare a più voci, le stesse che ancora echeggiano senza controllo sopra le macerie del Palazzo di Giustizia di Bolzano. In realtà sopra quelle della porzione centrale della struttura, dov’erano ospitate le aule di udienza.

Fatto sta, che ieri mattina alle 6:24 parte del capoluogo altoatesino è stato svegliato bruscamente da quel fragore lacerante di travi divelte e muraglie sbriciolate. I primi a sentire l’aria tagliata anche da un boato sono stati, loro malgrado, i tre addetti alle pulizie, per coincidenza di orario gli unici presenti e riusciti a mettersi in salvo.

Dai Vigili del fuoco Permanenti di Bolzano si apprende che per alcuni minuti è stato temuto il peggio. “Durante la verifica delle persone presenti è risultata mancante un’addetta dell’impresa di pulizie – spiegano –. La donna è stata contattata telefonicamente e accompagnata all’esterno attraverso un’uscita sicura dell’edificio, a rischio di ulteriori crolli.”

Utilizzando anche un drone, i pompieri hanno spiegato d’aver ispezionato l’edificio per verificare l’entità del cedimento e quindi l’eventuale rischio d’ulteriori crolli. L’area di piazza Tribunale è stata comunque transennata e gli interventi utili alla messa in sicurezza sono andati avanti per tutto l’arco della mattinata.

Il passare delle ore, ha allegato all’emergenza anche le prime richieste di chiarimento. (Qui Link)

“Se oggi (ieri ndr) non siamo di fronte a una tragedia è soltanto per una fortunata coincidenza” ribadisce il segretario della UIL-SGK Mauro Baldessari“Non possiamo limitarci a tirare un sospiro di sollievo” afferma, chiedendo a nome del sindacato che venga fatta piena luce sulle cause del cedimento e che siano verificati “tutti i controlli e le misure di sicurezza” previsti durante i lavori.

Per Baldessari è la dimostrazione che “la sicurezza non può mai essere considerata un costo” e la spiegazione dell’utilità d’investire nella prevenzione e nella tutela di chi lavora, e/o frequenta, il Palazzo di Giustizia.

Anche FLP, il sindacato rappresentante del personale amministrativo degli uffici giudiziari, racconta le ore d’apprensione vissute dai dipendenti. “Erano tutti increduli e molto spaventati” scrive in una nota, ricordando che nell’edificio lavorano oltre cento persone fra tribunale, procure e cancellerie.

Nell’attesa di conoscere i tempi necessari per ripristinare lo stabile, il sindacato ha messo nero su bianco la proposta di ricorrere allo smart working per il personale che può lavorare da remoto. Negli altri casi la proposta è di forme di congedo straordinario o trasferimento temporaneo in altre sedi.

Dal fronte politico, la capogruppo provinciale di Fratelli d’Italia Anna Scarafoni ha lanciato una proposta con ogni probabilità destinata a far discutere per settimane. L’invito è quello di “trasformare una tragedia sfiorata in un’opportunità”, rilanciando l’idea di destinare il futuro Polo bibliotecario a nuova sede della giustizia altoatesina.

“Dobbiamo avere la forza politica di fermarci e riflettere”sostiene, proponendo anche una consultazione lampo “già in settembre” per interrogare i cittadini sul futuro dell’area. “Potremmo avere così, per fine settembre, un’opinione reale dai bolzanini, operando finalmente in aderenza alle volontà del capoluogo.”

Mentre il dibattito si allarga a macchia d’olio, non si riesce però a levare il punto interrogativo alla questione più importante: perché una parte del Palazzo di Giustizia è crollata?

Saranno solamente gli accertamenti tecnici, già in attività dalle scorse ore, a chiarire se si è trattato di un cedimento strutturale, di un problema legato ai lavori in corso oppure d’altre cause ancora da individuare.

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