Alto Adige
Più di 1000 Schuetzen marciano per le vie di Bolzano
Nella serata di sabato gli Schuetzen accorsi da tutto l’Alto Adige, il Tirolo ed il Trentino, hanno sfilato a ritmo di tamburi ed in abiti folkloristici tirolesi, con striscioni e fiaccole al vento contro il centenario della marcia su Bolzano.
L’evento si è aperto con la visione di un filmato in piazza Magnago che ripercorreva le vicende storiche dalla marcia su Bolzano nel 1922 fino all’elezione dei consiglieri di Casapound Italia.
Il tutto marcato da toni fuorvianti e propagandistici. La manifestazione è proseguita poi con la deposizione di una targa davanti alle scuole dedicate a Dante Alighieri recitante la vecchia dizione della scuola dedicata alla “Kaiserin Elisabeth”. La parata è infine arrivata in piazza Municipio dove si sono tenuti i discorsi politici.
Ad aprire le danze è stato Roland Lang, il presidente della lega patriottica suedtirolese (Heimatbund) che afferma: “il fascismo non è mai stato elaborato in Alto Adige, se siamo ancora è perché i conti non tornano”. Sale poi sul palco il vicesindaco Walcher per il ricordo dell’allora sindaco Perathoner deposto dalle milizie fasciste, ha poi concluso il discorso fra gli applausi dei cappelli piumati affermando: “siamo e saremo sempre tirolesi”.
Pensare che la manifestazione si fermasse ad essere un qualcosa di storico e folkloristico, come una sentenza della Corte Costituzionale prevedrebbe, sarebbe stato irrealistico; difatti non si sono fatti attendere i comunicati di Sven Knoll in rappresentanza della Suedtirol Freiheit, che afferma: “con Giorgia Meloni l’Italia avrà un governo neofascista”.
Il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia Alessandro Urzì non si fa attendere e replica così alle provocazioni: “Una espressione lugubre di riti ancestrali, quasi la riproduzione di un film di Leni Riefenstahl, il rombo dei tamburi a marcare il passo di una marcia funebre.
Questa è l’immagine di uno spaccato remoto, interpretato da una organizzazione paramilitare che ricorda immagini terribili del Novecento, più che dell’Ottocento” – Conclude poi l’Onorevole Urzì – “Una consolazione. Solo un migliaio di nostalgici delle parate (per ironia della sorte in marcia ricordando un’altra marcia di cento anni prima), perché l’Alto Adige è un’altra cosa per fortuna.
In ogni caso triste tutto questo rigurgito di spiriti bellicosi sfruttato per arrivare dove si sapeva che volevano arrivare: tanto per cambiare a contestare il governo scelto dai cittadini italiani. Insomma un sabato sera inutile. Il governo lavorerà comunque. Non saranno 1000 nostalgici a impedirglielo”.
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