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Polemica scaldacollo, Vettori: “Credo nella buona fede. Su sospetto nepotismo indaghi chi deve”

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Al centro delle polemiche di quese ore sulla stampa locale e nazionale c’è il caso Widmann, per l’iniziativa degli scaldacollo anti Covid-19 e la produzione realizzata con profitti, pare, a beneficio dei cugini dell’assessore provinciale alla Sanità, costati alla Provincia 700mila euro (Scaldacollo, la protesta: “700mila euro tolti agli ospedali”. E spunta il giallo parentela sulla produzione).

In questo momento di massima emergenza è facile giudicare l’operato altrui ma non è altrettanto semplice prendere delle decisioni – interviene Carlo Vettori, Consigliere di AltoAdigeAutonomia -. Sono certo che l’Assessore abbia agito in buona fede pensando di dotare la popolazione di uno strumento in più di protezione, forse non così efficace come le mascherine introvabili ma a un costo irrisorio e con una modalità accessibile a tutti.

Che poi questo abbia generato la calca ai tabacchini, visto il comportamento già tenuto dai cittadini con Amuchina, mascherine e generi alimentari, era forse prevedibile, ma il buon senso non si può imporre per decreto”.

Riguardo all’aspetto sollevato dai media sulla relazione di parentela che intercorrerebbe tra l’assessore e i produttori dello scaldacollo, invece, secondo Vettori “quello di nepotismo è un sospetto legittimo che certamente l’assessore avrà messo in conto di dover chiarire e giustificare e chi di dovere farà gli accertamenti del caso”.

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