Politica
Referendum, flop da 30%: la maggioranza esulta, la sinistra si spacca
Il verdetto delle urne è impietoso: nessuno dei quesiti referendari ha raggiunto il quorum, fermandosi a un’affluenza del 30,56%. Una partecipazione ben lontana dal 50% più uno necessario per rendere valido il voto. Un risultato che trasforma il tentativo di mobilitazione popolare in un boomerang politico, con la maggioranza che festeggia e l’opposizione che si lecca le ferite, divisa e sotto accusa.
Le urne si sono chiuse alle 15 in tutta Italia, dopo due giorni di voto che coinvolgevano non solo i referendum abrogativi, ma anche i ballottaggi delle amministrative in 13 Comuni e il primo turno in sette municipi sardi, tra cui Nuoro. Ma sono proprio i referendum a catalizzare l’attenzione, complice il loro fallimento clamoroso.
La destra canta vittoria, parlando di “spallata fallita” al governo Meloni e di una sinistra incapace di mobilitare il proprio elettorato. Il presidente del Senato Ignazio La Russa è netto: “Il campo largo, se mai fosse nato, oggi è definitivamente morto”. Secondo lui, la campagna referendaria non ha puntato sui contenuti, ma su un attacco frontale alla premier e alla destra, con effetti controproducenti: “Tantissimi sono rimasti schifati da una campagna divisiva e di odio”, ha dichiarato in diretta su La7.
Anche Giovanni Donzelli, responsabile Organizzazione di Fratelli d’Italia, non risparmia ironie: “Hanno tentato una spallata al governo e per l’ennesima volta si sono slogati la spalla”. Per il ministro Tommaso Foti, il risultato “conferma la miopia politica di chi voleva trasformare i referendum in un referendum sul governo”.
Dalla Lega, Matteo Salvini parla di “enorme sconfitta per una sinistra senza idee e senza credibilità”, mentre la sua vice, Silvia Sardone, definisce l’affluenza “una devastante sconfitta per Schlein, Landini, Conte e compagni”. Ancora più diretto il leghista Roberto Vannacci, che si concentra sul quesito sulla cittadinanza: “Gli italiani hanno parlato con voce chiara: la cittadinanza non si regala”.
Anche Forza Italia rivendica il risultato. Il segretario e vicepremier Antonio Tajani non ha dubbi: “Una sconfitta della sinistra e dell’opposizione che voleva usare i referendum come ariete contro il governo. La cosa è andata male, il governo si è rafforzato”. A suo avviso, serve cambiare la legge sui referendum: “Abbiamo speso tanti soldi, servono più firme per accedervi”.
Ma il terremoto si avverte anche dentro l’opposizione, soprattutto nel Partito Democratico. La vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, esponente dell’ala riformista, non nasconde la sua critica: “Una sconfitta profonda, seria, evitabile. Un regalo enorme a Giorgia Meloni e alle destre”. Il suo messaggio è chiaro: “Fuori dalla nostra bolla c’è un Paese che vuole futuro e non rese di conti sul passato”.
Intanto, il deputato Riccardo Magi (+Europa), tra i promotori dei quesiti, lancia l’allarme su quello che definisce “astensionismo organizzato”, segnale di un sistema che, secondo lui, ostacola la partecipazione popolare.
Il voto referendario si chiude quindi in un nulla di fatto, ma con effetti politici reali: la maggioranza rafforza la propria narrazione, la sinistra si guarda allo specchio e si scopre più fragile e divisa di prima.
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