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Italia ed estero

Rieti, esplosione in un distributore sulla Salaria: muore un vigile del fuoco

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Foto roma.corriere.it

E’ di due morti e 18 feriti il bilancio della violentissima esplosione avvenuta oggi (5 dicembre) in una stazione di servizio sulla via Salaria a Rieti.

Le fiamme sono partite da un’autocisterna che scaricava gpl. Una seconda deflagrazione è avvenuta mentre i soccorritori erano all’opera.

La tragedia si è verificata al chilometro 39, poco distante da Passo Corese.

Il pompiere, Stefano Colasanti di 52 anni, non era nella squadra di soccorsi giunta sul posto ma si è fermato in una via ad una decina di metri dalla pompa di benzina per prestare soccorso, quando è stato investito dalle fiamme.

La seconda vittima, invece, si trovava nei pressi del distributore e incuriosito si era fermato con la sua auto a pochi metri dalla pompa.

L’esplosione è stata talmente violenta che l’autocisterna insieme ad un mezzo dei vigili del fuoco sono stati sbalzati per una decina di metri finendo in una strada adiacente al distributore.

Un particolare inquietante: il giorno prima,  in occasione dei festeggiamenti di Santa Barbara presso la caserma di Rieti, il vigile del fuoco deceduto aveva preso parte alle esercitazioni simulando il decesso proprio per una deflagrazione di una cisterna Gpl.

I vigili del fuoco altoatesini hanno espresso vicinanza alla famiglia del collega che ha perso la vita nel tragico incidente.

Ci uniamo al dolore di tutti i coinvolti nell’esplosione autocisterna a Rieti sulla Salaria, vicini ai familiari delle vittime, ai feriti e al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco“, si legge sulla pagina Facebook Landesfeuervehrverband dell’Alto Adige.

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Italia ed estero

Pietramurata: 59enne altoatesino muore sulla pista da enduro

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Mentre stava impostando una curva, Jochen Rainer, 59 anni, con la sua moto è caduto a terra.

Per alcuni momenti si è pensato ad un banale incidente, invece poi è apparso subito chiaro il dramma.

L’altoatesino è deceduto sul colpo oggi pomeriggio (22 febbraio) in Trentino mentre si stava allenando sulla pista da enduro del “Ciclamino” di Pietramurata, probabilmente a causa di un malore.

Alle 15.30 è subito scattata la macchina dei soccorsi con l’immediato arrivo dell’elisoccorso e dei vigili del fuoco di Dro.  

Purtroppo ogni tentativo di rianimarlo è stato vano.

Rimane da capire l’esatta dinamica dell’incidente su cui stanno indagando le forze dell’ordine. L’uomo originario di Vipiteno era residente a Bolzano.

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Italia ed estero

Turista uccisa da una mucca in Tirolo: contadino condannato a risarcire quasi 500mila euro

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Cinque anni fa in Tirolo una turista tedesca perse la vita in seguito all’attacco di una mucca: ora il contadino proprietario dell’animale è stato condannato ad un risarcimento di 487 mila euro.

Una sentenza che potrebbe avere forti ripercussioni sulle gestione dei pascoli in Austria.

Il 28 luglio 2014, durante un’escursione nella Pinistal, la 45enne fu calpestata e uccisa dal bovino mentre ricorreva il suo cane che stava attraversando il prato dove si trovava la mandria.

Il contadino, in sua difesa, ha evidenziato la presenza di cartelli che mettevano in guardia dalla presenza sul pascolo di mucche con vitellini:  bestie che possono diventare pericolose se sentono minacciata la prole.

L’uomo, che ha annunciato ricorso, respinge dunque ogni responsabilità. Tuttavia secondo l’accusa, data in quel caso la potenziale pericolosità degli animali, era necessaria l’installazione di una recinzione.

 

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Dà del “finocchio” a un manager: condannato il figlio di Giovanni Rana

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E’ stato respinto dalla Cassazione il ricorso di Gian Luca Rana, amministratore delegato del pastificio creato da Giovanni Rana e figlio del re della pasta fresca, contro la sentenza prima del Tribunale di Verona e poi della Corte d’Appello, che lo avevano condannato a risarcire un ex dirigente dell’azienda.

Il giovane Rana avrebbe ripetutamente dato “del finocchio” al manager e per i giudici della Corte Suprema, dare pubblicamente e ripetutamente “del finocchio” ha arrecato “concreto e grave pregiudizio alla dignità del lavoratore, nel luogo di lavoro, al suo onore e alla sua reputazione“.

Come riporta il quotidiano veneto “Il Gazzettino”, secondo la testimonianza di alcuni colleghi tra il 2001 e il 2007 il dirigente sarebbe stato più volte apostrofato con il termine offensivo.

L’azienda ha sempre negato e continua a negare che il suo amministratore delegato abbia mai rivolto appellativi omofobi al suo ex dirigente. Già nel 2010 in primo grado, il tribunale ha escluso qualsiasi condotta o atteggiamento persecutorio omofobo.

Al dipendente, in entrambi i gradi di giudizio, è stato riconosciuto un indennizzo pari alla retribuzione di sei mesi.

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