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Tram, Lillo: “Si al referendum ma si diano strumenti ai cittadini per esprimersi consapevolmente”

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E’ triste, incredibilmente triste e sconfortante come non si riesca più a confrontarsi sui temi politici senza arrivare ai tafferugli, senza “buttarla in caciara”, come si è sentito e letto in questi ultimi giorni sui media. Evidentemente lo stile dei “duri e puri”, sta prendendo il sopravvento su quello che per decenni, è stato un sistema che ci ha tirato fuori dalla tragedia delle guerre, dalla crisi della ricostruzione di un paese distrutto, che ha saputo gestire i vari momenti di grande sviluppo e a anche quelli di crisi, facendoci diventare e rimanere uno dei sette Paesi più sviluppati al mondo.

Stiamo parlando del dialogo costruttivo, della necessità di saper instaurare e curare i rapporti con gli altri, della necessità di ragionare sulle cose per scegliere poi la soluzione migliore per il proprio Paese, al posto dei continui slogan, che andranno benissimo per le campagne elettorali, ma non certamente per governare come “farebbe un buon padre di famiglia”, un grande Stato come l’Italia”.

Sono queste le parole dell’esponente di Noi per l’Alto Adige, Enrico Lillo, che proprio partendo da questo punto, sulla questione tram, coglie l’occasione per fare un’importante riflessione:

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Fatta questa premessa – continua Lillo – vorrei intervenire sulla questione tram sulla quale si stanno appunto facendo delle discussioni come sopra descritto.

A mio modesto parere, una maggioranza che è stata eletta per governare sulla base di un determinato programma, ha tutto il diritto oltre che il dovere a portare avanti il suo programma e possibilmente di realizzarlo per intero.

Ma è anche vero, che qualora una parte di tale programma, dovesse diventare fortemente impattante e oneroso per la comunità, è giusto anche chiamare la cittadinanza ad esprimersi sulla opportunità o meno di realizzare l’opera.

Ebbene, in una situazione dove il dialogo e il confronto serio e costruttivo prevale, non credo che sorgerebbero problemi, ma in una situazione di insulti, contrapposizioni più partitiche che politiche, o peggio ancora in una situazione di “caciara”, tutto diventa molto difficile e soprattutto pericoloso dal punto di vista delle possibili conseguenze una volta realizzata l’opera.

Il referendum consultivo è un ottimo strumento per rendere partecipe la comunità, ma solo a patto che i soggetti interessati: politica, tecnici, portatori di interesse, portatori di informazioni e naturalmente cittadini, dialoghino si confrontino, si scambino le opportune e necessarie informazioni affinché chi poi si dovrà esprimere in una consultazione referendaria, sia in grado di poter dire la sua in modo cosciente e informato.

Se mancano questi presupposti, il responso sarà falsato e come spesso capita in Italia, i risultati saranno poi subiti e non vissuti in modo gratificante e partecipativo da parte della popolazione.

Chiudo augurandomi che da qui a ottobre, le istituzioni e la politica ce la mettano tutta affinché si possano mettere i cittadini in grado di esprimersi in modo consapevole, altrimenti i risultati saranno ancora una volta, come quelli del referendum sull’aeroporto, dove ancora oggi, chi ha votato “NO”, è convinto che con tale risultato l’aeroporto sarebbe stato chiuso, invece rischia di trovarsi un aeroporto ben funzionante e forse anche più impattante di come sarebbe stato se fosse rimasto in mano pubblica“.

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