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Italia & Estero

Aggressioni ai sanitari aumentata del 38%: carenza di personale e lunghe attese i fattori scatenanti

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Nel mese di agosto, un’indagine condotta da Amsi, Umem e il movimento Uniti per Unire ha evidenziato una situazione allarmante: non è trascorso un solo giorno senza che un medico o un infermiere subisse violenze fisiche, con l’80% dei casi riguardanti donne.

Gli episodi si verificano principalmente nei Pronto soccorsi, durante gli interventi del 118 e nei reparti di psichiatria, con aggressori che sono spesso pazienti o familiari.

Questi atti di violenza includono abusi fisici, psicologici e, in alcuni casi, sessuali. Le professioniste sanitarie di origine straniera subiscono, inoltre, discriminazioni sistematiche. La situazione ha spinto molte a emigrare all’estero in cerca di condizioni di lavoro migliori. (Germania, Svizzera, Olanda o Regno Unito)

Negli ultimi 5 anni, le aggressioni contro il personale sanitario in Italia sono aumentate del 38%, a causa di fattori come la carenza di personale, la disorganizzazione e i lunghi tempi di attesa. Altri fattori che hanno contribuito all’aumento delle violenze includono pregiudizi verso il personale del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) e risposte inadeguate da parte degli operatori, soprattutto verso i familiari dei pazienti.

In Italia, il 42% dei professionisti sanitari ha subito almeno un’aggressione fisica o psicologica, una cifra che sale al 72% quando si parla delle professioniste donne. Le aggressioni contro le donne in sanità sono aumentate del 40% negli ultimi tre anni.

Le donne sono le principali vittime del sistema sanitario mondiale: l’84% degli attacchi riguarda loro, e il 71% delle donne in sanità è a rischio suicidio a causa delle continue violenze.

 

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