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Taglio dei parlamentari ma i costi restano uguali: l’ennesimo fallimento dei 5 stelle

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Dopo il 110%, i banchi a rotelle, il reddito di cittadinanza arriva l’ennesimo fallimento dei movimento cinque stelle. Altro che “un miliardo ai cittadini”, che ora anzi dovranno sborsare ancora più soldi per mantendere la politica.

Nel 2021, con 315 senatori eletti, la dotazione del Tesoro per il funzionamento del Senato ammontava a 505,3 milioni di euro.

Nel 2023, nonostante i senatori siano stati ridotti, il bilancio di previsione approvato resta invariato a 505,3 milioni. La giustificazione ufficiale attribuisce questa stabilità al recupero dell’inflazione, sottolineando che, senza il taglio, i costi aumenterebbero ulteriormente.

Tuttavia, permangono molte incongruenze. La spesa per il funzionamento dei gruppi parlamentari, ad esempio, è rimasta praticamente identica: 21 milioni di euro nel 2021 e 21,12 milioni nel 2023, nonostante la riduzione di 100 senatori.

Inoltre, diversi capitoli di spesa hanno registrato un aumento: le uscite per cerimoniale e rappresentanza sono cresciute, così come quelle per i servizi informatici, passate da 10,8 milioni a 11,5 milioni.

Anche i costi operativi, come viaggi, locazioni, utenze e corrispondenza, hanno subito un incremento. Ma il dato che colpisce maggiormente riguarda la ristorazione, con una spesa passata da 1,9 milioni di euro nel 2021 a 2 milioni nel 2023, nonostante la significativa riduzione del numero di senatori.

Questi numeri sollevano dubbi sull’effettiva efficacia della riforma nel contenimento dei costi, mostrando come i risparmi annunciati siano stati vanificati o, quantomeno, resi meno evidenti da aumentare in altre voci di bilancio.

Tutta «fuffa» insomma, annunci, feste e propaganda: alla fine però “cambiare tutto per non cambiare nulla”.

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