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Affitti brevi: AIGAB chiede interventi contro gli atti vandalici e basta demagogia

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Gli atti vandalici ai danni delle sedi di aziende operanti nel settore degli affitti brevi hanno acceso i riflettori su una realtà economica cruciale per il Paese, ma spesso bersaglio di critiche e incomprensioni. In una nota ufficiale, l’AIGAB (Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi) ha espresso solidarietà agli operatori colpiti, condannando fermamente gli episodi di violenza contro la libertà privata e imprenditoriale. L’associazione ha lanciato un appello al Governo, in particolare al Ministero dell’Interno e al Ministero del Turismo, affinché venga garantita la sicurezza degli imprenditori e tutelato un settore che contribuisce in modo significativo al PIL nazionale.

“Basta demagogia”, tuona l’AIGAB, invitando a porre fine alla campagna denigratoria che da mesi prende di mira il mercato degli affitti brevi. Dietro questa realtà, infatti, si cela un contributo economico di rilievo: nel 2023, il settore ha generato un valore di 57 miliardi di euro, di cui 11 miliardi derivano dal valore delle prenotazioni (GBV), 44 miliardi dall’indotto legato alle spese dei turisti (ristoranti, trasporti, cultura, esperienze, shopping) e 2 miliardi da interventi di ristrutturazione e manutenzione degli immobili.

I numeri, forniti dal Centro Studi AIGAB, parlano chiaro e smentiscono alcune narrative diffamatorie. Le case destinate agli affitti brevi rappresentano appena l’1,4% del totale delle abitazioni italiane, pari a 503mila immobili su un patrimonio complessivo di 35,2 milioni di abitazioni residenziali. Questi dati ridimensionano le accuse di una presunta invasione del mercato immobiliare da parte del settore. Anche rispetto alle cosiddette “seconde case inutilizzate” – circa 9,6 milioni in Italia – quelle immesse nel circuito degli affitti brevi rappresentano appena il 5,2%.

Un altro dato significativo è che il 96% delle case online appartiene a proprietari singoli, spesso famiglie che contano su questa entrata integrativa per sostenere il bilancio domestico. Si stima infatti che circa 500mila famiglie italiane beneficino degli affitti brevi per incrementare i loro redditi. Solo il 25% degli immobili è gestito da operatori professionali, noti come property manager, una figura ancora priva di un riconoscimento formale e di un Codice ATECO specifico. Complessivamente, il settore impiega circa 30mila operatori, tra gestori professionali e non, e crea lavoro per 150mila persone coinvolte in attività di prenotazioni, accoglienza, manutenzione e pulizia, oltre a un indotto significativo per ristrutturazioni e arredamenti.

Le azioni vandaliche arrivano in un contesto di crescente tensione intorno al settore, che si scontra con pregiudizi e accuse di speculazione immobiliare. Tuttavia, i dati dimostrano che gli affitti brevi non solo non rappresentano una minaccia per il mercato immobiliare, ma costituiscono un’opportunità per valorizzare immobili altrimenti inutilizzati, generando benefici economici diffusi.

L’AIGAB invita le istituzioni a intervenire con fermezza per garantire la sicurezza degli operatori e chiede un riconoscimento del ruolo strategico del settore per il turismo e l’economia italiana. “È tempo di smettere con la retorica e di guardare alla realtà dei numeri: gli affitti brevi sono una risorsa, non un problema”, conclude l’associazione.

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