Società
Lavoro, in Italia la vita lavorativa dura 33 anni
Peggio dell’Italia, solo la Romania con una vita lavorativa che dura solo 33 anni, quattro anni e mezzo in meno rispetto alla media europea. L’indagine è stata promossa dalla Cna ed evidenzia quella che è una contraddizione del mercato del lavoro italiano: una società sempre più anziana , ma con una partecipazione al lavoro ancora troppo breve e discontinua.
La maggiore criticità è per le donne per le quali la durata lavorativa è di 28,4 anni contro la media europea di 35,4 ed il divario di 8,9 anni tra uomini e donne è il più alto di tutta Europa. Situazione che però è coerente col tasso di occupazione femminile fermo al 58%, quasi 13 punti in meno della media europea.
E’ opportuno ricordare come l’analisi di CNA non prenda in considerazione l’età pensionabile o gli anni effettivamente lavorati, ma stima quanto una persona di 15 anni può attendersi di lavorare.
Sull’indagine sono intervenuti anche Cristiano Cantisani e Lorena Palanga, rispettivamente presidente e direttrice di CNA Alto Adige Südtirol con una nota nella quale si legge: “La vera questione previdenziale è una questione di lavoro, produttività e partecipazione. In un Paese che invecchia rapidamente, lasciare inutilizzata una parte così ampia del capitale umano non rappresenta soltanto un problema sociale, ma un limite strutturale alla crescita e alla tenuta futura del sistema pensionistico. Allungare la vita lavorativa non significa congelare il mercato del lavoro.
Servono politiche mirate per l’occupazione giovanile e femminile, il rafforzamento dell’istruzione tecnica e professionale, l’apprendistato, la conciliazione tra lavoro e famiglia, la formazione continua e l’invecchiamento attivo. Occorre inoltre sostenere la trasmissione delle imprese e delle competenze tra generazioni, valorizzando il ruolo delle micro e piccole imprese, che rappresentano una porta di accesso decisiva al lavoro e alla crescita professionale.
Come CNA accogliamo con favore che la Provincia di Bolzano si stia muovendo nella direzione di coinvolgere di più gli over 65 nel mercato del lavoro. Bene la misura che permette nella pubblica amministrazione di lavorare su base volontaria fino ai 70 anni. Ora lavoriamo insieme a formule analoghe per il settore privato. Non si tratta solo di forza lavoro, ma di competenze qualificate che, allungando la permanenza, potrebbero permettere di effettuare con i giusti tempi il passaggio alle nuove generazioni.”
A cura di Daniele Peretti
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