Alto Adige
Abbattuto il primo lupo in Italia: per l’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente una sconfitta del cartello animalista
È stato abbattuto in Val Venosta, provincia di Bolzano, il primo lupo in Italia con un intervento autorizzato legalmente. Un evento destinato a segnare una svolta nella gestione della fauna selvatica, che l’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali ha definito una “storica sconfitta per il cartello animal-ambientalista”.
In un comunicato stampa diffuso dall’associazione, si sottolinea come “oggi brindano gli allevatori, le persone che animano la realtà rurale”, dopo anni di battaglie contro quella che viene definita “la protervia animalista, che non si rassegnava alla rottura del tabù del lupo intoccabile”.
L’abbattimento del grosso esemplare maschio, del peso di 45 kg, è stato autorizzato grazie al parere favorevole dell’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che ha validato scientificamente la necessità dell’intervento. Il comunicato ricorda come “non sono bastati due ricorsi, al Tar di Bolzano e uno urgente al Consiglio di Stato”, a fermare l’operazione.
Secondo l’associazione, la giustizia amministrativa ha confermato che le valutazioni scientifiche spettano all’Ispra, non agli animalisti, accusati di essere “i depositari di un’ideologia integralista che frutta cospicue entrate facendo leva sull’ingenuità e l’emotività di un pubblico disinformato, nutrito di Disney, Geo, Tozzi”.
La notizia da Bolzano viene descritta come esempio di normalità, in contrasto con quanto accade in altre regioni in cui, secondo l’associazione, prevale una “inerzia colpevole” che lascia le comunità rurali in balìa dei lupi. “Sono le notizie che vengono dalle altre regioni che dovrebbero scandalizzare”, afferma il comunicato, elencando i territori più colpiti: “quasi tutta la provincia di Grosseto e parte di quella di Siena, larghe aree delle province di Cuneo e Torino, tutta la fascia della montagna veneta, Lessinia in primis”.
Ispra ha già fissato per il 2025 quote di abbattimento: 22 lupi in Toscana, 17 in Piemonte, numeri che testimoniano la gravità del fenomeno. Le regole attuali prevedono che bastino due predazioni in un anno per autorizzare l’abbattimento in deroga. L’associazione sottolinea come il regime di protezione rigida non impedisca tali interventi, che sono già possibili anche in regioni ordinarie come il Veneto.
Nel comunicato si solleva inoltre una questione biologica: il lupo abbattuto pesava 45 kg, un peso che secondo la letteratura sarebbe eccezionale per la sottospecie italica. “Difficile sostenere che, tutelando il lupo al di là di ogni ragionevolezza, si salva la biodiversità”, si legge.
Infine, si guarda alla gestione futura: “In Francia, da anni, pur nel quadro del regime di rigorosa protezione, si preleva il 20% della popolazione stimata”. L’obiettivo, secondo l’associazione, deve essere l’adozione di piani regionali di contenimento, in grado non solo di gestire il problema in modo sostenibile, ma anche di tutelare gli interessi economici, sociali, ambientali e culturali delle comunità rurali.
Il messaggio è chiaro: l’abbattimento del lupo non è un atto simbolico ma un primo passo verso una gestione equilibrata della fauna selvatica.
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