Benessere e Salute
Impariamo a conoscere l’ADHD nei bambini
Negli ultimi anni c’è stato un crescente aumento di certificazioni scolastiche. Sembrerebbe che la diagnosi più gettonata sia l’ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder). Cos’è?
Parlare di ADHD è sempre molto difficile, perché ne esistono diversi tipi con diversi gradi di severità. Sicuramente le caratteristiche distintive sono l’iperattività, la disattenzione (intesa come difficoltà nel mantenere l’attenzione costate per un lungo lasso di tempo su una attività) e l’impulsività.
L’ADHD è un disturbo del neurosviluppo, di natura congenita e a eziologia multifattoriale (genetica, neurobiochimica e ambientale) e colpisce più i maschi che le femmine. I bambini ADHD si riconoscono subito, sono pieni di energia, come se fossero dotati di un motorino interno, attratti da nuove esperienze, si distraggono facilmente e sono incapaci di controllarsi di fronte ad un’attività eccitante. Sono bambini con bisogni educativi speciali e chi sta a contatto con loro sa che ci vuole moltissima pazienza.
Questi bambini potrebbero sembrare maleducati, irrispettosi, prepotenti o pigri perché, ad esempio, hanno difficoltà ad inibire un comportamento inappropriato, ad attendere una gratificazione. Sono impulsivi e quindi, in classe, non alzano la mano per parlare e rispondono troppo velocemente (a scapito delle risposte), interrompono frequentemente gli altri quando stanno parlando, non riescono a stare in fila.
L’impulsività si manifesta anche nell’intraprendere azioni pericolose perché non considerano le possibili conseguenze negative. A scuola, il loro banco è sempre disordinato, perdono spesso le cose, tendono a invadere gli spazi comuni e sono spesso seduti scomposti. Perché fanno così?
Perché hanno un deficit specifico nelle funzioni esecutive. Le funzioni esecutive sono abilità cognitive indispensabili per programmare e pianificare una sequenza di azioni per il raggiungimento di uno scopo. Nei bambini con ADHD (ma anche negli adulti) queste competenze hanno un funzionamento carente ed è per questo che fanno fatica ad organizzarsi e ad autoregolarsi.
Quando devono svolgere un’attività non si rendono conto che serve del tempo e che va organizzato. Hanno, quindi, bisogno di adulti in grado di organizzare le loro attività, in quanto da soli si perderebbero nelle sequenze delle cose da fare. È importante definire le azioni da svolgere, passo dopo passo, come se gli fornissimo il manuale di istruzioni.
Le istruzioni devono sempre essere precise e rispondere alle domande: cosa faccio adesso, dove, per quanto tempo e con chi. Soprattutto organizzare le attività in base al loro tempo di attenzione che può variare tra i 5 e i 20 minuti; più il tempo è dilatato più perdono il senso della misura.
La disattenzione e l’impulsività fanno sì che i bambini con ADHD abbiano spesso un minor rendimento scolastico nonostante un’intelligenza adeguata.
Un aiuto concreto che si può dare, principalmente in ambito scolastico, è l’affiancamento di personale qualificato che attua interventi educativi mirati. Tutte le difficoltà che emergono nel contesto scolastico sono presenti anche a casa, di conseguenza risulta fondamentale una buona comunicazione scuola-famiglia. I bambini con ADHD sono molto impegnativi ma sono dei bambini che se si sentono capiti possono essere brillanti, perché i bambini con ADHD hanno comportamenti problematici ma non sono bambini problematici.
Il contributo per la Voce di Bolzano è della dott.ssa Maria Cristina Manuello. Psicologa, laureata in Neuroscienze e riabilitazione neuropsicologica, svolge terapie e percorsi psicologici per adulti; in ambito scolastico si occupa della comprensione e gestione di bambini con bisogni educativi speciali (BES, DSA, ADHD, DOP).
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