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Alto Adige

Medico della Asl in aspettativa lavora senza autorizzazione in ospedali esteri: 140mila euro di risarcimento alla Provincia

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La Guardia di Finanza di Bolzano, coordinata dalla Procura della Corte dei Conti, ha contestato a un medico dipendente pubblico dell’Azienda Sanitaria di Bolzano, un danno erariale di oltre 140.000 euro.

Nel novembre scorso, la Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti di Bolzano ha condannato il professionista al risarcimento alla Provincia Autonoma di Bolzano, del danno causato, oltre alle spese di giustizia.

Le Fiamme Gialle comunicano di avere scoperto che il medico, mentre si trovava in aspettativa (dal 2010 al 2015), ha lavorato presso altre strutture sanitarie in Francia e Svizzera, senza essere autorizzato dal proprio datore di lavoro.

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La vicenda è emersa nell’ottobre 2017, allorquando il medico, per poter partecipare a un concorso da primario indetto dall’Azienda Sanitaria di Bolzano, ha presentato un curriculum nel quale ha riportato anche le proprie esperienze lavorative svolte all’estero durante il periodo di aspettativa.

Secondo quanto riportato dalla Guardia di Finanza l’Azienda Sanitaria ha così appreso che il proprio dipendente aveva contravvenuto all’obbligo di astenersi dallo svolgere attività medica in conflitto d’interesse con l’A.S.L. e lo ha segnalato alla Corte dei Conti per aver violato il principio di esclusività previsto per i dipendenti pubblici.

Riportano le Fiamme Gialle: “Al medico, infatti, era stata concessa un’aspettativa per motivi familiari per poter seguire all’estero la moglie, medico dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.), conservando, per quasi 5 anni, il proprio posto di lavoro presso l’ospedale di Bolzano, con il divieto però, come accennato, di svolgere attività lavorativa potenzialmente in conflitto d’interessi.

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Secondo le norme vigenti infatti, mentre si è in aspettativa, è consentito svolgere alcune attività professionali come pubblicazioni scientifiche, conferenze ecc., per cui non è necessario richiedere l’autorizzazione, ma tra queste non rientra l’esercizio della stessa professione medica, per svolgere la quale invece è necessaria un’espressa autorizzazione dell’amministrazione d’appartenenza.

La violazione di queste disposizioni comporta l’obbligo di risarcire il datore di lavoro di una somma pari ai compensi erogati al medico dalle altre strutture sanitarie in cui ha lavorato senza autorizzazione. Infatti il comportamento del medico è lesivo degli intessi dell’Ospedale di Bolzano, causando quello che, in gergo tecnico, viene definito danno da incompatibilità e cumulo di impieghi.

Nell’ambito della vertenza, è stato anche valutato il comportamento poco collaborativo del professionista, che si è sempre rifiutato di produrre la copia dei contratti di lavoro conclusi all’estero.

Poiché il medico si è rifiutato di fornire i dati relativi ai compensi percepiti all’estero, il danno erariale è stato calcolato in via equitativa e cioè sulla base degli stipendi medi dei medici francesi e svizzeri di analogo livello”.

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